Milano-Cortina, anche Piller Cottrer accusa l'organizzazione per l'esclusione. E intanto è boom di rivendite online dei kit
- Postato il 15 gennaio 2026
- Di Virgilio.it
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Ce ne fossero state poche di polemiche attorno ai giochi olimpici di Milano-Cortina, qualcuno avrebbe anche potuto dire che un po’ di “pepe” non avrebbe fatto male. E invece la sensazione è che proprio l’olimpiade alle porte sulle nevi italiane non riesca minimamente a staccarsi da quell’alone di caos e scelte sbagliate che la stanno rendendo ben poco “sportiva”, quanto piuttosto simile a una gazzarra continua. Con la vicenda delle esclusioni eccellenti dall’elenco dei tedofori che a distanza di giorni continua a far discutere, e pure tanto.
- Lo sfogo di Pietro: "In Italia non esiste cultura sportiva"
- La chiusura di un cerchio... mancata: "Sarebbe stato bello..."
- Sul web kit da tedoforo venduti anche a 1.500 euro
Lo sfogo di Pietro: “In Italia non esiste cultura sportiva”
Pietro Piller Cottrer è stato l’ultimo ad aver voluto dire la sua. Un’icona, il fondista di Pieve di Cadore: tre olimpiadi, 4 medaglie, tra cui l’iconico oro della staffetta a conclusione dei giochi di Torino 2006 (poi ci sono due argenti e un bronzo). Ma il telefono è rimasto silente, come se quelle imprese fossero state dimenticate chissà dove. “Se sono rimasto sorpreso? Certo, perché è assurdo che in Italia non esista cultura sportiva”, ha commentato alla Gazzetta, riferendosi al fatto che nessuno l’abbia cercato per fare un tratto con la fiamma olimpica.
“Non so se sia giusto parlare di rispetto, ma una cosa è sicura: dimenticarsi di un Ghedina a Cortina o di un Fauner a Sappada è roba che non sta né in cielo, né in terra. E onestamente col quartetto di Torino 2006 un invito per la cerimonia inaugurale di San Siro era dovuto. Io i giochi li vivrò da una prospettiva privilegiata, visto che sarò tra i commentatori televisivi, ma onestamente credo che la dimenticanza verso noi fondisti sia stata palese. E alla cerimonia forse andrò, se troverò un biglietto a buon mercato…”.
La chiusura di un cerchio… mancata: “Sarebbe stato bello…”
Piller Cottrer è consapevole che gli sport invernali in Italia non hanno la giusta considerazione di cui dovrebbero godere, ma certo mai si sarebbe aspettato di essere escluso da un evento così significativo e simbolico come il passaggio della fiamma.
“Non ce l’ho con influencer, cantanti o artisti, però credo che fosse lecito aspettarsi più attenzione nei confronti di chi ha contribuito a fare grande l’Italia ai giochi. Tra l’altro ci tenevo a fare da tedoforo 20 anni dopo Torino: all’epoca chiaramente rinunciai proprio perché ero impegnato come atleta, adesso sarebbe stata la chiusura di un cerchio. Pazienza”.
E di sicuro, qualora l’avessero chiamato, Pietro non avrebbe fatto qualcosa che in molti stanno già facendo: rivendere online i prodotti ufficiali utilizzati durante il passaggio della fiamma. Soprattutto le tute, che viaggiano a prezzi fuori mercato.
Sul web kit da tedoforo venduti anche a 1.500 euro
Nell’era in cui rivendere oggetti è diventata la regola, era facile prevedere che anche un oggetto cult come la tuta olimpica sarebbe potuta finire all’asta. Chi l’ha fatto sono per lo più tedofori scelti tra coloro che hanno inviato la richiesta sul portale ufficiale dei giochi: non certo personaggi famosi (che al più regaleranno i loro indumenti, se lo volessero…), ma gente che magari fatica ad arrivare a fine mese e che pertanto ha visto una possibile entrata extra proprio liberandosi della tuta utilizzata durante il passaggio della fiamma nelle città italiane.
Tute, ma non solo: guanti, berretti, zaini, sacchetti… insomma, tutto il kit completo da tedoforo, che l’organizzazione offre gratuitamente a coloro che vengono selezionati per portare la fiamma (la fiamma invece può essere acquistata, ma non a prezzi stracciati: quella di Torino 2006 costava 300 euro).
Salomon, sponsor tecnico del viaggio della fiamma olimpica, ha realizzato 10.001 pezzi, tanti quanti sono i tedofori scelti dall’organizzazione. Non esistono repliche nei negozi, pertanto nei mercati secondari (anche quelli “a nero”) i prezzi sono esplosi: qualcuno è arrivato a sborsare anche più di 1.000 euro per un kit completo, e magari più passerà il tempo e più i prezzi andranno a salire. Per i collezionisti, comunque un affare. Per le olimpiadi, non la migliore delle pubblicità.