Michele Fini in esclusiva: “Ascoli nel cuore. A Cagliari ho esaudito il sogno”. Gli anni con Cellino e il ricordo di Astori

  • Postato il 17 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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Michele Fini ha raggiunto tardi la notorietà. Da calciatore di provincia a leader di Ascoli e Cagliari, allenato da Ballardini, Giampaolo e Max Allegri, l’ex esterno sardo, ora tecnico del Latte Dolce in Serie D, racconta la sua carriera, ricorda il compianto Astori e incorona Palestra.

La resilienza di Fini, rinato ad Avellino e Catania

Ci sono calciatori che arrivano tardi ad alti livelli, per sfortuna o per qualche scelta sbagliata. Poi basta una scintilla per far partire tutto. Michele Fini ha esordito a 24 anni in Serie A, ma soltanto dai 30 anni in poi se l’è veramente goduta, prima ad Ascoli poi a Cagliari, nella sua Sardegna, dove ora allena, in Serie D, il Latte Dolce.

Una storia di resilienza e di sostanza, iniziata nelle giovanili del Sorso, dove è nato, passando dalla Torres all’Ancona, attraversando anni bui con meno di 20 presenze in 3 anni, un ginocchio rotto e una carriera che sembrava compromessa a soli 26 anni. La vita di Fini è ripartita ad Avellino e si è rinforzata a Catania.

“L’Avellino mi ha restituito la voglia e la possibilità di giocare a calcio. Dopo aver esordito in Serie A con la Salernitana, la mia carriera ha vissuto una brutta frenata, anche per colpa di alcuni personaggi. Andai in prestito al Cosenza, ma mi ruppi un ginocchio. Ormai sembravo fuori dal giro, ma nell’estate del 2000 arrivò la chiamata dell’Avellino e fu la mia salvezza. Firmai per una sola stagione, ma rinnovai dopo 3-4 mesi. Quell’anno sfiorammo la promozione in Serie B perdendo la semifinale playoff proprio contro il Catania. Era una rosa molto forte, c’era anche un giovanissimo Peppe Mascara. A fine stagione passai al Catania e vissi tre anni bellissimi: arrivò subito la promozione in B e poi due salvezze di fila, la prima più sofferta, la seconda tranquilla con Colantuono in panchina”.

La seconda giovinezza ad Ascoli, la Serie A ritrovata

Michele Fini aveva finalmente imboccato la strada giusta. Nel 2004 si trasferisce all’Ascoli: “E quella fu la scelta migliore che potessi fare. Il contratto con il Catania era terminato e accettai l’offerta dell’Ascoli, a cui sono ancora molto legato. Ho lasciato tanti amici lì. L’Ascoli mi ha dato la possibilità di poter giocare in Serie A, nonostante non fossi più giovanissimo. Avevamo una squadra molto competitiva per la Serie B, ma con un po’ di fortuna, grazie alle vicissitudini di altre società, ci ritrovammo in massima serie. Arrivò Giampaolo in panchina e seppe trovare la quadra nel via vai di giocatori che modificarono sensibilmente la nostra rosa. Riuscì ad amalgamare vecchi e nuovi disputando un campionato di ottimo livello. In tanti hanno fatto carriera”.

L’Ascoli, ora, è tornato in Serie C, ma sta provando a risalire la china. E’ secondo nel girone B, a 4 punti dall’Arezzo capolista. Tutto è ancora in discussione per la promozione diretta: “Il campionato è ancora lungo e mi auguro possa farcela. La squadra è molto buona, gioca bene grazie a un tecnico, Francesco Tomei, che per me è di categoria superiore o addirittura da Serie A. Si vedono gli anni vissuti con Eusebio Di Francesco”.

Il Cagliari e il sogno da bambino

Terminato il contratto con l’Ascoli, dopo tre stagioni Fini realizza il suo sogno di bambino e adolescente, giocare nel Cagliari: “Non è stato semplice arrivarci, ma sono felice e orgoglioso di esserci riuscito negli ultimi anni da calciatore. Anni che mi hanno consacrato definitivamente. Devo tanto a Davide Ballardini, che probabilmente mi ha allungato la carriera cambiandomi ruolo, da esterno a mezzala. Grazie a questo passaggio sono riuscito a tirare fuori il meglio di me. Poi è arrivato Allegri e già all’epoca si capiva che avrebbe fatto una grande carriera. Lui per me è il migliore sul piano umano, sa costruire un gruppo coeso, unito. Non ho mai sentito nessuno lamentarsi per il poco spazio, neppure l’ultimo dei panchinari. Riesce a ricevere il massimo da ogni suo giocatore, perché ti fa sentire importante. Un insegnamento che provo a mettere in pratica ora che sono allenatore”.

Il ricordo di Astori, l’incoronazione di Palestra

In quel Cagliari c’era pure Davide Astori: “Era un ragazzo splendido, un grande uomo e un professionista esemplare. Non ha mai sbagliato un atteggiamento, si è sempre comportato bene. La sua scomparsa fu una mazzata tremenda, un dispiacere grandissimo. Il giorno che morì avremmo dovuto giocare a Marassi contro il Genoa, fu una tragedia. Nello spogliatoio del Cagliari avevo il posto accanto al suo, potete immaginare il dispiacere”.

Nel Cagliari attuale, invece, per posizione in campo (almeno nella prima parte della sua carriera) e per qualità nella giocata (nel primo anno a Cagliari sfornò la bellezza di 13 assist), il paragone con Marco Palestra non è poi un’eresia: “Beh, lui è un giocatore di altissimo livello, ha capacità fisiche e tecniche importanti, lì sotto a un “motore” impressionante, viaggia a una velocità doppia. Se gli somiglio? Io, probabilmente, avevo più qualità, lui è più veloce, ha più gamba. Diciamo che ci compensiamo”.

Gli anni con Massimo Cellino

La chiusura non poteva essere riservata a uno dei presidenti che hanno riempito la carriera di Michele Fini, ovvero Massimo Cellino. Dopo anni sulla cresta dell’onda, prima a Cagliari e poi a Brescia, la sua esperienza nel mondo del calcio si è conclusa, almeno per il momento, con la mancata iscrizione del Brescia in Lega Pro, poi salvato dal trasferimento del titolo della Feralpisalò.

“L’ho conosciuto molto bene, l’ho avuto da presidente quando giocavo a Cagliari e poi a Brescia, da vice-allenatore con Diego Lopez. E’ un sanguigno, una persona molto schietta e un grande conoscitore di calcio. Sa subito riconoscere un vero talento da uno che non farà carriera. Per quello che ha fatto nel mondo del calcio, va rispettato. Non entro in certi argomenti, ma a Brescia, ad esempio, ha costruito un centro sportivo all’avanguardia”.

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Virgilio.it

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