Mi svelo, in un libro le ferite dell’ex suora Siria Scarfò: “A 12 anni sopraffatta dalla violenza di un prete”

  • Postato il 2 aprile 2025
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Non importa quanto tempo passi, quanto la pelle sembri guarita. È un peso che impari a portare, una ferita che si chiude, ma lascia una cicatrice sempre viva” afferma Siria Scarfò, ex suora calabrese, riferendosi ai lunghi anni di abusi e manipolazioni che ha subito, durante la sua giovinezza, tra le mura ecclesiastiche. Oggi ha 43 anni, è diventata fotografa e ha deciso di rivelare per la prima volta il suo vissuto doloroso nel libro “Mi svelo”, edito da Officine Editoriali da Cleto.

Cosa le ha fatto sentire l’urgenza di “svelarsi”?
“Dopo tanto silenzio, ho deciso di mettere nero su bianco la mia storia perché avevo bisogno di credere che tutto ciò che ho vissuto non fosse stato vano. Spero di poter infondere forza e coraggio a chi, con un vissuto simile al mio, sta cercando una direzione, una speranza o un po’ di conforto. Mi rivolgo anche a chi sta attorno alle vittime e spesso sceglie di non vedere, ricordando che l’omertà e l’indifferenza uccidono quanto l’abuso stesso. Spero imparino a leggere i silenzi e a riconoscere le ferite invisibili. Purtroppo, talvolta, le vittime di abusi non reggono il peso della vergogna e si tolgono la vita. Mi reputo fortunata perché, nonostante l’incommensurabile sofferenza, come dice un mio caro amico, anziché la corda sono riuscita a scegliere la penna”.

Facciamo un passo indietro. Quando sono iniziati gli abusi?
“Sin da bambina andavo in chiesa con i miei nonni, nel nostro paesino, a Polistena. Ero affascinata dal silenzio e dai gesti della liturgia, a tal punto che volli a tutti i costi diventare la prima chierichetta femmina. Non potevo mai immaginare che in realtà mi stavo affidando al mio carnefice. In quel luogo sacro in cui mi ero sempre sentita protetta, a 12 anni, sono stata sopraffatta dalla violenza di quelle mani che mi avrebbero dovuta guidare nella fede e invece per 5 lunghi anni mi hanno costretta ad atti osceni. Lottavo ogni volta che cercava di abbassarmi i pantaloni, ma non riuscivo a fermarlo. Pretendeva lo guardassi mentre si lavava. Anch’io dovevo lavarmi spesso, a detta sua per purificarmi. Non potevo prendere neppure la Comunione. Mi faceva sentire sporca, penetrata sino all’anima”.

Poco più che una bambina, ha subito anche manipolazione psicologica.
“Ha intaccato la mia mente, si insinuava nei miei pensieri e nella mia autostima. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo, mi sentivo in colpa, ma ero arrivata a pensare che fosse tutto normale. Ero soggiogata, mi aveva costretta a un silenzio opprimente. Mi aveva fatto fare un giuramento inginocchiata davanti a un crocifisso. Mi diceva che se avessi raccontato qualcosa nessuno mi avrebbe creduta. Mi ripeteva che non valevo nulla, che sarei rimasta con lui a fargli il caffè per tutta la vita. E ci ho creduto”.

La sua famiglia non si è mai accorta di nulla?
“In quegli anni mi sono sentita sola e abbandonata. Mio padre era sempre lontano per lavoro, mia madre era focalizzata su mio fratello con seri problemi di salute. Naturalmente credeva fossi al sicuro, in parrocchia. Riponeva grande fiducia in quello che in realtà era il mio aguzzino”.

Poi a 17 anni è arrivata la vocazione che, in parte, è stata una liberazione dal giogo della violenza
“Dopo un campo vocazionale a Roma, affascinata dalla vita consacrata, ho deciso di intraprendere il cammino che mi ha portata a diventare suora. Non era un modo per fuggire dagli abusi, anche perché ai tempi non ero pienamente consapevole del male subito. Era una scelta sentita profondamente”.

Ma anche in convento il male si è messo sulla sua strada
“Uscita dall’inferno, mentre ancora ricevevo telefonate dal mio carnefice che poi ha desistito soltanto per la distanza, mi sono trovata catapultata in un altro abisso. Sono stata affidata ad alcune suore che mi hanno manipolata emotivamente. Oltre agli approcci sessuali, una mi fece credere che potevo chiedere a Dio di diventare uomo e potevamo avere figli insieme. Aveva costruito un mondo fittizio che mi confondeva e risucchiava sempre più a fondo”.

In quel periodo ha scoperto la sua omosessualità?
“Con quelle suore non è stata una scelta. Non c’era amore, solo confusione e dolore. La prima vera storia d’amore l’ho vissuta in Messico con un’altra suora. È stato un sentimento intenso che però mi ha lasciato tanta sofferenza. Guardando indietro con lucidità, sono sempre stata attratta dalle femminucce. La mia omosessualità non è il risultato degli abusi subiti”.

A segnare la svolta nella sua vita è stata la sua Madre Maestra
“È stata l’unica persona a percepire il mio disagio, infatti con lei mi sono confidata e, durante la mia missione in Messico, ho iniziato un percorso con uno psicologo. Parlare di ciò che avevo tenuto nascosto non è stato facile, ma si è rivelato catartico. Mi ha portata a confessare la verità a mia madre che è rimasta incredula. Tuttora si sente in colpa”.

Ha preso coraggio e ne ha parlato anche con il Vescovo
“Sì, ma ho vissuto la più grande delusione dalla Chiesa. Ha minimizzato quanto accaduto. Mi ha detto che non avevo prove, avrei soltanto alzato un polverone. Non cercavo vendetta, ma giustizia. Speravo qualcosa potesse cambiare. Invece il timore di uno scandalo è stato più importante di ciò che la stessa Chiesa predica. Il silenzio ha prevalso, quella complicità passiva è stata la ferita più amara da sopportare”.

Anche questa omertà della Chiesa, 15 anni fa, l’ha portata a dismettere l’abito religioso?
“Non voglio assolutamente colpevolizzare la Chiesa, però, spesso, perde la bussola che è Dio. La colpa è di chi, abusando di un ruolo di fiducia, tradisce la sua missione. A causa delle ferite inferte, sono stata costretta a prendere questa decisione. Mi hanno strappato il velo di dosso, non avevo alternative”.

Ma da laica continua il suo rapporto con Dio
“Prego ogni giorno, vivo intimamente il mio rapporto con Dio. Credo nella Chiesa Cattolica, quella di Gesù e degli Apostoli. Oggi non ho più vergogna e vivo serenamente la mia relazione con la mia compagna. Ho mantenuto la promessa fatta alla me bambina, a cui hanno spezzato le ali, privandola della sua innocenza. Seppur in ritardo, ho ridato ai suoi sogni il diritto di essere luminosi”.

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