Metamorfosi di un killer, il libro di Anastasi sul pentito di ‘ndrangheta Cortese

Il Quotidiano del Sud
Metamorfosi di un killer, il libro di Anastasi sul pentito di ‘ndrangheta Cortese

Grande partecipazione al Museo Pitagora di Crotone alla presentazione del libro del giornalista Anastasi sull’ex killer di ‘ndrangheta Cortese.


CROTONE – È stata l’occasione per un incontro di profonda riflessione civile la presentazione dell’ultimo libro del giornalista del Quotidiano, Antonio Anastasi, intitolato “Un’altra pelle”. L’incontro si è tenuto in una gremita sala convegni del Museo di Pitagora a Crotone. Il volume, pubblicato da Pellegrini editore, ripercorre la complessa vicenda umana e criminale di Salvatore Cortese, ex sicario della ‘ndrangheta che ha scelto di recidere i legami con l’organizzazione per collaborare con la giustizia. Davanti ad una platea attenta, l’autore ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a documentare questa trasformazione interiore.

CAMBIAMENTO POSSIBILE

«È la storia di un cambiamento possibile», ha dichiarato lo scrittore. «La storia di un uomo che – ha aggiunto Anastasi – dopo aver fatto parte per 25 anni di una delle cosche più potenti e sanguinarie della ‘ndrangheta, la cosca Grande Aracri di Cutro, ha deciso di cambiare pelle. Ha deciso, cioè, di riscattarsi attraverso un contributo di giustizia, fornendo agli inquirenti informazioni preziose sull’intricata organizzazione criminale di cui ha fatto parte. Perché si è reso conto che i disvalori in cui pure aveva creduto, come il falso mito dell’onore, altro non erano che una grande menzogna criminale».

IL DIBATTITO

L’evento ha visto la partecipazione di importanti figure delle istituzioni e del mondo accademico. A partire dal prefetto di Crotone, Franca Ferraro, che ha definito quella di Anastasi «una scrittura sfidante, che spinge ad approfondire meglio e a fare meglio. Non è soltanto – ha detto il prefetto – un racconto di ‘ndrangheta ma è uno spaccato di un percorso di crescita, non solo del protagonista, ma anche da parte dei cittadini e delle istituzioni». Durante il dibattito, moderato, con grande competenza, dal giornalista Simone Puccio, sono emersi dettagli cruciali sulla portata scientifica del lavoro di Anastasi, già noto per i suoi studi sul potere mafioso nel territorio calabrese.

ATTO CIVILE

Antonio Nicaso, storico delle mafie ed esperto di fama internazionale che ha curato la prefazione del libro, ha evidenziato come la scrittura possa diventare uno strumento per scardinare il muro dell’omertà. Perché un libro come questo offre una visione autentica delle dinamiche criminali, spogliate da ogni inutile retorica o mitizzazione.

«Parlare, come fa Anastasi, di un collaboratore di giustizia del calibro di Salvatore Cortese – ha precisato il professor Nicaso – non significa indulgere nel biografismo o nel sensazionalismo criminale. Al contrario, significa utilizzare quella testimonianza per aprire uno squarcio su una realtà che trascende la singola persona. La storia di Cortese dimostra che i sistemi criminali non sono blocchi monolitici. Sono reti fatte di persone. E quando una persona decide di rompere la rete, la rete si incrina. Questo libro è, dunque, più di un racconto. È un atto civile».

IL DOVERE DI CAMBIARE

 Il procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, e il docente dell’Unical, Giancarlo Costabile hanno ulteriormente arricchito il confronto. Il professore ha offerto una riflessione sul valore educativo dell’amore spiegando che «tutti i processi di rilettura del proprio sé hanno un valore pedagogico straordinario. Cambiare non è un’operazione neutra, rivedersi e ricostruirsi ha qualcosa di simbolicamente e socialmente straordinario. Tutti possiamo cambiare e in alcuni casi abbiamo il dovere di cambiare».

ROTTURA RADICALE

La storia di Cortese, che si è autoaccusato di numerosi omicidi, è stata descritta dal procuratore Guarascio come «un esempio di rottura radicale con un codice di violenza divenuto insostenibile. È importante che emergano storie come questa – ha detto ancora Guarascio – intanto perché permettono di capire che la ‘ndrangheta è un fenomeno umano, fatto di uomini che possono cambiare vita. Inoltre, personaggi come Cortese riescono ad offrire un quadro delle dinamiche criminali che per la magistratura, nel contrasto alla ‘ndrangheta, diventa essenziale».

SPAZI DI RIFLESSIONE

Grande è stata la soddisfazione del presidente del consorzio Jobel, Santo Vazzano, nel vedere la sala gremita per un appuntamento che ha fortemente voluto per onorare l’impegno di continuare a fare del museo «uno spazio vivo di riflessione civile, di verità raccontata e di coraggio intellettuale». La serata si è conclusa con la consapevolezza che testimonianze di questo tipo possono aprire spiragli di verità e mostrare che il cambiamento è una strada percorribile.

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