Mazda RX-7, dalla crisi del petrolio a Fast and Furious
- Postato il 5 febbraio 2026
- Auto D'epoca
- Di Virgilio.it
- 5 Visualizzazioni
Nata per rispondere a un periodo buio dell’auto, la Mazda RX-7 ha trasformato il proprio cuore pulsante in un gioiello unico di meccanica, dando un’identità immortale a una vettura nata controcorrente. Negli anni della crisi petrolifera Mazda ha ricreato il motore rotativo riuscendo a dare consumi e sportività senza rinunce, che poi si sono tradotti in leggerezza e potenza per una vettura che tutt’ora affascina e divide.
Leggera, bassa, con un telaio che sembra incollato all’asfalto, la RX-7 è diventata una regina del drifting, una presenza costante nei paddock e, infine, una vera icona pop grazie al cinema e alla saga di Fast and Furious. Una storia che attraversa decenni, mode e regolamenti, senza mai perdere la propria identità.
La crisi degli anni Settanta
Ci troviamo negli anni Settanta, quando il Giappone subisce un brutto colpo: la crisi petrolifera. La benzina diventa un bene da razionare, i prezzi salgono alle stelle e le vetture sportive vengono considerate un lusso inutile per la quasi totalità della popolazione. Insomma, il mercato che fino a quel momento era andato in una direzione, improvvisamente si trova in difficoltà e tutto ciò che conta ora è l’efficienza nei consumi.
Il motore Wankel fino a quel momento è visto come il cuore pulsante di una vettura con tanti cavalli e con consumi non proprio contenuti, ma il capo reparto Ricerca e Sviluppo Kenichi Yamamoto vede le cose in modo diverso. Decide di sfruttare il motore rotativo per realizzarne una versione più piccola ed efficiente, ma che non rinunci al proprio carattere sportivo. Il risultato è un propulsore rotativo profondamente evoluto, capace di offrire un rapporto tra cilindrata e potenza di rilievo se paragonato ai motori attuali. È il primo tassello di una storia destinata a diventare leggenda.
Un modello sportivo dedicato
Così Mazda capisce di avere un gioiello tra le mani e il nuovo obiettivo diventa creare una vettura attorno al Wankel che fosse all’altezza della sua filosofia. È il 1978 quando Mazda presenta sul mercato la prima RX-7, destinata al mercato giapponese e in arrivo anche in Europa l’anno successivo. Una vettura leggera, con una distribuzione dei pesi praticamente perfetta e la trazione posteriore per offrire il massimo divertimento alla guida.
Il primo Wankel, da appena 1,2 litri, riesce infatti a erogare la bellezza di 100 CV, non poco considerata l’epoca e il peso piuma della vettura. A questo si aggiunge un consumo di benzina contenuto che promette una piccola rivoluzione sul mercato. Infatti il successo arriva, la RX-7 ha tutto ciò di cui ha bisogno il mercato e l’interpretazione della coupé sportiva giapponese viene ben accolta dal pubblico.

Cresce la potenza
Il successo della prima generazione porta ai primi aggiornamenti. Nel 1981 arriva il primo restyling che introduce, tra l’altro, un nuovo cambio manuale a cinque rapporti, al posto del precedente a quattro. Il vero salto in avanti, però, arriva nel 1984 con la versione GSL-SE.
Qui l’asticella si alza con l’introduzione del nuovo motore rotativo (13B), evoluto rispetto al precedente con 1,3 litri di cilindrata e una potenza di 135 CV. Migliora inoltre la dotazione tecnica, orientata a una guida più precisa e sicura, grazie a freni a disco anche dietro e l’introduzione del differenziale autobloccante a slittamento limitato. La RX-8 diventa cosi una sportiva in grado di competere anche con le concorrenti europee.
La seconda generazione
A metà degli anni ottanta arriva la seconda generazione di RX-7, che segna un importante cambiamento rispetto al primo modello. Le dimensioni aumentano, così come il peso, mentre il design si avvicina sempre più ai gusti occidentali. Il primo passo fatto dalla GSL-SE si completa per ampliare il pubblico della RX-7 e andare alla conquista di tutti i mercati esteri.
Dal punto di vista tecnico le aspettative non vengono tradite, con soluzioni avanzate capitanate dall’arrivo del turbocompressore, per un vero salto in avanti dal punto di vista della potenza. Il propulsore aspirato da 150 CV con cui viene presentata viene in brevissimo tempo aggiornato con le versioni sovralimentate da 180 e 200 CV. Le prestazioni registrano così un netto miglioramento: lo 0-100 km/h viene coperto in circa 6 secondi, mentre la velocità massima tocca i 240 km/h.

L’ultima generazione, arriva il biturbo
Arriva nel 1992 l’ultima generazione della RX-7, quella che tutt’ora è considerata tra le regine delle JDM ed evoluzione più riuscita del Wankel. In Mazda decidono che il canto del cigno debba essere il più estremo, cosi danno vita a una sportiva più compatta, più aggressiva, più bassa e decisamente più potente. Il celebre motore Wankel 13B-REW ora è dotato di due turbocompressori Hitachi HT12 che si traducono in numeri incredibili:
- 239 CV di potenza;
- rapporto di compressione di 9:1;
- peso di 1.280 kg;
- 0-100 km/h in 5,3 secondi;
- velocità massima di 250 km/h.
Purtroppo però, le normative sempre più stringenti sulle emissioni portano Mazda a ritirare la RX-7 da molti mercati europei già nel 1996, mentre la produzione in Giappone prosegue fino al 2002.
Tra sport e underground
Nella sua vita, la Mazda RX-7 non si dimostra solo un’irriverente un’auto da strada. Il motore Wankel evidenzia la sua grinta anche nelle competizioni, con numerose vittorie endurance. Oltre alla 24 Ore di Spa e la 24 Ore di Daytona, il punto più alto è senza dubbio il trionfo della Mazda 787B alla 24 Ore di Le Mans nel 1991. Un prototipo spinto che univa quattro rotori in un unico motore, per una potenza di 710 CV che le ha garantito l’unica vittoria da parte di una vettura con motore senza pistoni.
Quell’impresa rafforza l’immagine del Wankel e, di riflesso, della RX-7. In Giappone, l’auto diventa rapidamente una delle preferite del mondo underground: assetto basso, trazione posteriore e bilanciamento perfetto la rendono ideale per il drifting sulle strade di montagna, la voce si sparge in fretta e nascono così le versioni elaborate che poi lanciano l’immaginario della RX-7 che è arrivato fino ai giorni nostri.
La celebrazione nel cinema
Se il motorsport e la cultura underground hanno già consacrato la RX-7 come un’icona JDM, è il cinema a renderla famosa in tutto il mondo. Con Fast and Furious, la sportiva Mazda entra nelle case di milioni di appassionati, diventando, insieme alla Supra e alla Skyline il simbolo di una generazione cresciuta tra elaborazioni estreme, corse clandestine e passione pura per i motori. Da quel momento, le quotazioni della RX-7 iniziano a salire, soprattutto per le versioni più iconiche. Oggi è una youngtimer sempre più ricercata, capace di unire valore storico, fascino tecnico e un’immagine che non ha perso smalto.