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Matt Rife, il comico più cattivo del mondo? Arriva anche in Italia

  • Postato il 18 aprile 2026
  • Spettacoli
  • Di Libero Quotidiano
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Matt Rife, il comico più cattivo del mondo? Arriva anche in Italia
Matt Rife, il comico più cattivo del mondo? Arriva anche in Italia

Il 27 aprile Matt Rife sbarca a Roma con il suo Stay Golden World Tour all’Auditorium Santa Cecilia. Prima data polverizzata, replica serale aggiunta al volo e già quasi al completo. Vietata ai minori di diciotto anni, niente traduzioni (che invece ci sono nelle clip virali che si trovano su Youtube). Basterebbe questo a far saltare i nervi ai sacerdoti della comicità educata: mentre c’è chi passa le giornate a spiegare cosa si può dire e cosa no, le persone fanno la fila per uno stand-up comedian trentenne che colpisce duro e sbeffeggia tutti. Un esempio?

Lo spettacolo Natural Selection su Netflix si apre parlando di violenza domestica: Matt dice di essere stato un diner in cui c’era una cameriera con un occhio nero. Il suo amico dice, «forse non dovrebbe servire ai tavoli, forse dovrebbe stare in cucina».
E Matt replica, «beh, se sapesse cucinare non avrebbe un occhio nero». E chiosa, «se apro parlando di questo, il resto dello spettacolo sarà in discesa». Matt Rife è la nemesi ideale di questo frangente storico isterico. Il suo marchio di fabbrica è il crowd work, trasformando il pubblico in un bersaglio. Fine del monologo imbalsamato, stop alla battutina approvata dal comitato etico: la platea entra in scena e si prende il rischio di essere guardata, inchiodata e ridicolizzata.

Alto, bello e muscoloso, Matt Rife non è il ragazzo della porta accanto ma il quarterback del liceo che fa impazzire le cheerleader e i suoi numeri fanno girare la testa: 600mila biglietti venduti in quarantotto ore nel tour precedente, due notti consecutive sold out a Madison Square Garden - il più giovane comico della storia a riuscirci - con quarantaquattro milioni di followers e miliardi di visualizzazioni online. In anni in cui la stand-up è stata spesso ridotta a predica travestita da intrattenimento, Rife ha ribaltato il tavolo, come fa da anni Ricky Gervais, anche lui odiatissimo dal comitato woke.

La comicità deve far ridere, spiazzare e mettere a disagio e se qualcuno si offende, lui rilancia senza paura. Alle accuse di misoginia, Rife ha replicato con un post su Instagram: «Se vi ho mai offeso con una battuta, ecco le mie scuse ufficiali». Ma il link rimandava a un sito che vendeva caschi per persone con disabilità cognitive. Eccessivo? Non vuol dire che ogni battuta di Rife sia riuscita. Anzi. A volte è rozzo, a volte compiaciuto, gioca a fare il cattivo ragazzo con un certo narcisismo da divo dei social. Si può trovare irritante la sua faccia da belloccio scolpito, il suo ego, il suo modo di stare in scena? Certamente. Si può perfino dire che dietro la scorza da provocatore ci sia meno sostanza di quanto racconti la leggenda.

Ma chiedergli di addolcirsi significa aderire all’idea più deprimente del nostro tempo. In epoca di cancel culture, i suoi nemici sono ciechi dinanzi alla semplice verità: Rife riempie i teatri perché il pubblico pagante è stufo marcio di sermoni buonisti travestiti da show in prima serata. Un comico deve poter essere sgradevole, ingiusto, eccessivo, persino odioso. Un mondo che non accetta il politicamente scorretto non è più giusto, ma solo più vigliacco. Nel 2025 un marchio di cosmetici lo ha ingaggiato per una campagna, l’indignazione social è scattata puntuale, il marchio si è scusato pubblicamente ma lui non ha chinato la testa.

«Molti non capiscono che i comici fanno battute. Quello che diciamo sul palco non è per forza quello che pensiamo nella vita». Qualche giorno fa, durante Pulp Podcast, il comico Francesco Fanucchi l’ha preso di mira, ironizzando sul fatto che ai suoi spettacoli ci fossero sempre vittime sacrificali assai compiacenti. Dubbio lecito, per carità. Sarebbe bello un duello sul palco, con il microfono in mano. Con buona pace di chi si indigna per tutto e vuol mettere il bollino di garanzia anche sulle risate.

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Autore
Libero Quotidiano

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