Matera, terapie ferme per 130 bimbi disabili: si apre uno spiraglio

  • Postato il 6 gennaio 2026
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Matera, terapie ferme per 130 bimbi disabili: si apre uno spiraglio

Terapie ferme per 130 bimbi disabili di Matera e provincia. I 408mila euro di dicembre sono andati a Grassano e Policoro. Emessa dal Tribunale ordinanza che accoglie reclamo di una donna. Si crea un precedente


La battaglia non si ferma, mentre gli oltre 130 bambini disabili del materano attendono ancora di poter riprendere le terapie riabilitative previste dall’ex articolo 26.
Il 2026, per l’associazione Famiglia Futura non cambia, anzi richiede ulteriori sforzi per fare in modo che un diritto costituzionale, quello alle cure, sia garantito.
Alla base ci sono parametri fondamentali come i fabbisogni territoriali, annunciati ma mai pubblicati (come chiesto dall’associazione più volte negli anni) e l’assegnazione di 408.051 euro assegnati dalla Asm il 17 dicembre scorso ai soli centri di Grassano e Policoro.

LA BATTAGLIA

A nulla sono servite le richieste di chiarimenti che “Famiglia Futura” ha presentato, per comprendere quali parametri sino stati utilizzati nella distribuzione dei fondi anche se una luce sembra accendersi: è l’ordinanza che il 17 dicembre (nello stesso giorno in cui la Asm assegnava fondi che lasciavano ferme molte delle terapie dei minori disabili, ndr.) il tribunale di Matera ha emesso, accogliendo il reclamo della mamma di un bimbo disabile (cui le terapie per il linguaggio non erano state garantire da aprile scorso a dicembre, in seguito all’ordinanza), difesa gratuitamente dagli avvocati Angela Maria Bitonti e Stefano Zacchetti.

L’interruzione delle cure aveva provocato danni alla sua capacità di parlare, segnando un problema significativo.
L’ordinanza apre, di fatto, non solo un precedente storico ma anche una breccia nella solitudine in cui le famiglie sentono oggi di sprofondare in mancanza di risposte e nella consapevolezza di vedere regredire le condizioni dei loro figli.
Ieri nel corso della conferenza stampa tenuta dalla presidente dell’associazione, Federica Aldrovandi e dall’avvocato Bitonti, illustrati i pilastri di questa ordinanza e ribadito l’impegno a non abbassare la guardia, come dimostra anche la lettera inviata da “Famiglia Futura” al presidente della Repubblica.

LA SENTENZA STORICA DEL TRIBUNALE

«Il tribunale – spiegano dall’associazione – afferma in modo netto che il diritto alla salute, tutelato dall’articolo 32 della Costituzione, non si esaurisce in una proclamazione astratta, ma si traduce in una pretesa concreta e esigibile all’erogazione delle cure necessarie, una volta che siano state riconosciute, prescritte e avviate dal servizio sanitario».
I dati, d’altronde, sono fin troppo chiari e già denunciati più volte, in percentuale le somme erogate coprono il 91% dell’area potentina e il 9% di quella materana secondo distribuzioni che si rifarebbero ai fabbisogni non aggiornati, né resi pubblici.
Il diritto di ogni cittadino a essere curato e il dovere a garantire le prestazioni sono stati alcuni dei passaggi significativi dell’avvocato Bitonti che ha confermato il suo impegno accanto all’associazione e alle famiglie.

«La salute è un diritto – ha aggiunto – e ogni somma che nel caso dovesse essere riconosciuta ai soggetti in causa, non basterà mai a ripagare i danni subìti dai bambini. L’ordinanza è un precedente eccezionale e importantissimo sul territorio – ha sottolineato. – I giudici nell’ordinanza parlano della portata di un diritto infatti che si lega alla Costituzione».
Si sta inoltre valutando la segnalazione alla Procura per interruzione di pubblico servizio e altrettanto si farà con una segnalazione ai Nas per il tema legato alle liste d’attesa.
“Famiglia Futura” chiede una gestione «Trasparente e verificabile del sistema sanitario, fondata su dati oggettivi, programmazione coerente e piena conoscibilità delle scelte che incidono sulle rogazione delle prestazioni essenziali, in particolare quando sono coinvolti diritti fondamentali dei minori».
Ma soprattutto chiede risposte a troppe domande colpevolmente ignorate.

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