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Matera, parte la sfida della pasta Igp

  • Postato il 2 aprile 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Matera, parte la sfida della pasta Igp

Il Quotidiano del Sud
Matera, parte la sfida della pasta Igp

Produttori e operatori appulo lucani insieme per rivalutare il simbolo della città: presentato il progetto per la richiesta di Igp per la pasta di Matera


La sfida è quanto mai ambiziosa e storica per una città come Matera che sui mulini e sull’industria della pasta ha costruito gran parte della storia di molte famiglie. La presentazione, avvenuta ieri (1 aprile 2026), dell’associazione che riunisce agricoltori aderenti all’Organizzazione di Produttori Granaio Appulo Lucano, che comprende produttori di Altamura e della provincia di Matera (oltre un centinaio, in tutto) ha al centro la richiesta di Igp per la pasta di Matera. La stessa Op ha promosso un Consorzio per la valorizzazione della produzione certificata “Grano duro Appulo Lucano”. Soci del Consorzio anche il mulino e pastificio Food Service (ex Cerere), con sede nella zona industriale de La Martella.

Nelle parole del presidente Castoro c’è il senso di questo impegno: «Il nostro scopo è proprio questo riconoscimento; vogliamo recuperare il patrimonio culturale e storico della tradizione che ha rappresentato la pasta di Matera, da Padula al Mulino Alvino che risale al 1884, Lamacchia Tortorelli, Andrisani, Gagliardi. Matera prima di essere Capitale della cultura europea – aggiunge – è stata già capitale della pasta; questa iniziativa ha come obiettivo la difesa da operazioni fraudolente e speculative per farne una leva di sviluppo territoriale». A sostegno di questa richiesta c’è anche l’Alsia che si occuperà del supporto tecnico sulla base di un protocollo firmato recentemente.

CICALA: “UN PASSO IMPORTANTE PER IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA”

La competitività – spiegano nel progetto – può essere recuperata puntando su elementi sempre più richiesti dai consumatori: prodotti a marchio di origine; processi produttivi sostenibili; elevata qualità nutrizionale; sicurezza alimentare; rispetto dei principi etici e di giustizia sociale». Per l’assessore regionale all’Agricoltura Cicala: «Non siamo di fronte a un semplice percorso tecnico, ma a una scelta precisa: organizzare la filiera per evitare che il valore si disperda. Se ci fermiamo alla sola produzione, il rischio è quello che conosciamo: il grano viene ceduto senza che il territorio ne benefici pienamente.

In questo senso, l’Igp diventa uno strumento per rafforzare qualità, tracciabilità e riconoscibilità del prodotto, consentendo di posizionarlo sui mercati con maggiore forza. Quando la filiera funziona, il valore non si disperde ma resta sul territorio, sostenendo redditività e stabilità delle imprese – ha proseguito – Questo significa anche contrastare dinamiche come lo spopolamento e rafforzare il tessuto produttivo locale.

Il percorso si inserisce inoltre in un quadro più ampio di strumenti a supporto del settore, tra cui la Commissione Unica Nazionale sul grano duro, avviata dal Ministro Francesco Lollobrigida. «Interviene sul prezzo e contribuisce a garantire maggiore trasparenza. L’Igp interviene sul valore. È dall’integrazione di questi due elementi che possiamo costruire una filiera più forte, più equa e più competitiva».

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