Matera 2026, la proposta di Tajani «Qui un evento internazionale»
- Postato il 25 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Matera 2026, la proposta di Tajani «Qui un evento internazionale»

Su Matera 2026, Tajani propone: «Matera ponte per l’area mediterranea». Il ministro degli Esteri ha ricordato l’importanza della cultura come strumento di dialogo: «La Città dei Sassi sarà luogo da cui partono messaggi per costruire la pace».
ROMA. Al ministro degli Esteri Antonio Tajani Matera 2026 piace a tal punto da aver deciso una improvvisa deviazione nel corso dell’evento di presentazione della Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026: «Si potrebbe organizzare a Matera un evento internazionale, in questi otto mesi: gli interlocutori sarebbero contenti di poter visitare una delle città più belle e Matera, dal canto suo, potrebbe essere un grande luogo di confronto». Con questo impegno estemporaneo il ministro ieri, 24 febbraio 2026, alla Farnesina ha però voluto ribadire il ruolo centrale che la Città dei Sassi avrà in questi mesi per lo scambio di cultura e dialogo. E che potrebbe avere anche in futuro. Un ruolo delicato, tra equilibri sempre più fragili.
IL VALORE CULTURALE E POLITICO DI MATERA NELLO SCENARIO INTERNAZIONALE
«Il valore culturale e politico di questa iniziativa, in un momento così delicato, non può essere sottaciuto. Noi viviamo – ha detto – una stagione di grandi crisi internazionali. La situazione dell’area del Mediterraneo è spesso drammatica. Il Mediterraneo diventa sempre più un cimitero dei migranti che lasciano l’Africa. Abbiamo una guerra che si sta concludendo in Palestina, abbiamo una situazione di grande tensione in Iran, c’è anche una fibrillazione nell’Africa settentrionale e il terrorismo che si fa vivo nell’Africa subsahariana: la pace è sempre più a repentaglio. Il rischio è che la guerra si allarghi. Noi però siamo un Paese che ha scelto di lavorare per la pace e la cultura è uno straordinario strumento di dialogo, forse è la migliore espressione della umanità.
MATERA 2026 COME PONTE DI PACE E RIFLETTORE SUL MEDITERRANEO LA PROPOSTA DI TAJANI
E quindi – ha detto ancora il ministro degli Esteri ieri, 24 febbraio 2026, davanti alla delegazione lucana al gran completo -far sì che Matera possa essere una città dell’area del Mediterraneo da dove partono messaggi positivi per costruire la pace fa trasformare questa bellissima realtà in un luogo dove si accenderanno i riflettori per costruire iniziative positive. Un ponte per l’area mediterranea». Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 per il ministro Tajani è insomma un riconoscimento importante e tangibile per il suo «valore culturale», ma anche per il suo «valore politico» in una «stagione di grandi crisi internazionali» in cui «viviamo momenti in cui la pace è sempre più a repentaglio».
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Il ministro inoltre non ha avuto dubbi nel sottolineare l’importanza strategica del Mediterraneo come corridoio di scambi commerciali e culturali, collegato idealmente anche al Mar Rosso e all’Indo-Pacifico, e nel mettere a fuoco il fatto che Matera possa contribuire non soltanto alla diplomazia culturale, ma anche alla crescita economica attraverso turismo, industria culturale e infrastrutture. «Da dove passano le merci non passano le armi; da dove passano le armi non passano le merci», ha infatti detto ricordando il legame storico dell’Italia con il commercio e la navigazione marittima.
LA SFIDA DELLE AREE INTERNE E IL FUTURO DELLA CITTÀ DEI SASSI
C’è stato anche il tempo per una battuta, che sicuramente ha solleticato l’orgoglio dei politici lucani presenti in sala: «Sono davvero lieto di potervi accogliere qui al Ministero, ma volevo anche darvi la nostra disponibilità a fare tutto perché Matera possa avere il massimo successo: questa è una città che torna ad essere capitale (il riferimento è all’esperienza del 2019, ndr), direi che avete ci avete preso gusto. Si può dire che non ci sia due senza tre?». Ma non tutto è oro quel che luccica. Un ultimo passaggio il ministro lo ha fatto -riprendendo il microfono a discorso terminato – su uno dei grandi temi che affliggono il Meridione, e in modo particolare anche la Basilicata: quello delle aree interne, «che non possono essere dimenticate perché conservano patrimoni straordinari».
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