Marilyn Monroe a fumetti. Intervista all’illustratrice Mara Cerri  

  • Postato il 14 marzo 2026
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Considerata tra le illustratrici più significative della scena contemporanea, Mara Cerri (Pesaro, 1978) ha costruito nel tempo un linguaggio inconfondibile, sospeso tra sogno e memoria. Pubblicata dalle più importanti case editrici italiane (Einaudi, Mondadori, Orecchio Acerbo, Coconino), l’artista marchigiana è anche nota per le sue collaborazioni in ambito cinematografico: su tutte, il lungo e prolifico rapporto con la regista Alice Rohrwacher. L’intervista realizzata per il nuovo magazine di Artribune ci conduce nella sua poetica e nella sua ricerca visiva. 

Mara Cerri. Foto di Peppe Di Caro
Mara Cerri. Foto di Peppe Di Caro

Intervista a Mara Cerri 

Pittura, illustrazione, fumetto. Cavalchi ognuna di queste discipline sentendoti pienamente a tuo agio nei vari linguaggi. È sbagliato definirti un’artista “di confine”? 
È molto bello scoprire i diversi meccanismi e le potenzialità di ogni strumento narrativo. Io credo di aver seguito ogni volta l’entusiasmo e il desiderio di sperimentare. 

Le tue opere conservano spesso del movimento: il vento che attraversa una scena, una situazione colta in un attimo fuggente. Che rapporto hai con il cinema, e come si è sviluppato nel tempo? 
Ho frequentato la Scuola del Libro di Urbino, dove studiavo cinema d’animazione, e sono coautrice di due cortometraggi interamente dipinti a mano. Ancora oggi quando guardo i corti che io e Magda Guidiabbiamo realizzato insieme, sento che sono tra le cose in cui mi identifico maggiormente e dove la corale di segno, suoni e mistero mi rapisce sempre. 

Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune
Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune

Mara Cerri e la “scuola” di Urbino 

Sei una delle figure più apprezzate dell’illustrazione italiana. Quanto è complesso portare avanti questa professione nel nostro Paese? Che limiti noti rispetto al contesto europeo? 
I limiti più grandi credo siano legati alle risorse economiche e alla frammentazione del lavoro. È molto difficile dedicare il giusto spazio alla ricerca e all’elaborazione dei singoli progetti. Purtroppo a volte mi ritrovo come tanti a seguire diversi progetti contemporaneamente, entrando e uscendo in continuazione da uno spazio che preferirei sacro. Però è anche vero che questa professione in Italia mi ha fatto incontrare persone appassionate e avere scambi di grande qualità per i quali sono davvero grata.

Per restare invece in ambito “locale”: Goffredo Fofi ti ha definito la “capofila di una famiglia di disegnatori provenienti dalla più che meritevole scuola d’arte di Urbino”. Estendo la riflessione e ti chiedo: Magda Guidi, Roberto Catani, Simone Massi, Ale Baronciani… cosa vi lega a livello poetico e stilistico? Senti delle analogie? È corretto parlare di una “scuola marchigiana”? 
Goffredo Fofi amava molto la Scuola del Libro di Urbino e la sua poetica. L’incontro con lui e con il mondo intorno alla rivista Lo straniero è stato determinante per molti di noi; ci ha fatto scoprire l’importanza dell’ibridazione dei linguaggi e ci ha resi consapevoli di quanto le nostre narrazioni fossero in relazione al mondo che si muoveva intorno. 

Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune
Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune

Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune 

L’opera che hai realizzato per Artribune di cosa parla? Com’è nata l’idea di presentare un progetto insieme a Frédéric Debomy? 
La ricerca di Frédéric Debomy sulle sceneggiature che scrive mi sembra seria e autentica, così come le sue motivazioni. Mi propose questo progetto su Marilyn Monroe qualche tempo fa, e semplicemente questa pubblicazione mi è sembrata la giusta occasione per sperimentare questa collaborazione. 

Non è la prima volta che lavori “a quattro mani” – penso al fumetto L’Amica Geniale, tratto al romanzo di Elena Ferrante e scritto in collaborazione con Chiara Lagani. Accogliere la poetica e il modus operandi di un altro autore/autrice, è più una sfida o una possibilità? 
Penso sia una possibilità il potersi confrontare con altri sguardi e temperamenti. Le pagine finali non sono mai la traduzione didascalica di una sceneggiatura, ma il confronto tra due linguaggi e autori che costruiscono insieme un’architettura autonoma.

Alex Urso 

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L’articolo "Marilyn Monroe a fumetti. Intervista all’illustratrice Mara Cerri  " è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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