Marco Ferrante in esclusiva: “Ho giocato con Maradona e Ronaldo; nella storia del Torino. Un rimpianto? L'Inter"
- Postato il 24 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
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Marco Ferrante è stato uno degli attaccanti italiani più prolifici. Brevilineo, sgusciante, un pericolo costante per le difese avversarie. Gli esordi col Napoli di Maradona, gli anni d’oro al Torino e la breve esperienza all’Inter con Vieri e Ronaldo. Ma anche le esperienze col Pisa e alla Salernitana, che Ferrante ricorda con affetto in questa intervista.
- Ferrante, il Napoli di Maradona e quello di Conte
- Il Pisa di Anconetani e la Serie A mancata a Salerno
- I record a Torino e lo sfottò di Maresca nel derby
- L’Inter di Vieri e Ronaldo, l’Alaves e quel 6-0 nel derby
- Pescara e Verona le ultime fiammate, la nuova vita di Ferrante
Ferrante, il Napoli di Maradona e quello di Conte
Duecentoventinove gol in 540 presenze tra Serie A e Serie B. D’altro canto, se ti soprannominano “La Vipera”, animale notoriamente conosciuto per la pericolosità e per gli attacchi letali alle loro prede, qualche motivo ci sarà. Le prede per Marco Ferrante erano le squadre avversarie, morse a ripetizione, da Nord a Sud. Origini napoletane, nel Napoli di Maradona muove i primi passi, a Pisa, Salerno e soprattutto Torino, sponda granata, gli anni migliori. Il rimpianto? L’Inter.
Tutto inizia sul tramonto degli anni Ottanta, nella Primavera del Napoli, con il quale, nell’ultimo atto della stagione 1988-1989 debutta con i grandi, contro il Como. “Non capita a tutti di allenarsi e giocare con Diego Armando Maradona. Un’esperienza fantastica, che mi ha aiutato nel corso della carriera – esordisce così Marco Ferrante -. Quegli anni al Napoli mi hanno forgiato. Ma oltre a Diego, in quel Napoli c’era gente del calibro di Careca e Alemao, di De Napoli che era fortissimo, di Salvatore Bagni e tanti ancora. Poi successivamente sono tornato quando c’erano altri due fuoriclasse come Zola e Fonseca, con il grande Claudio Ranieri in panchina. Da loro ho assorbito tutti i trucchi del mestiere”.
Sul Napoli attuale, Ferrante ha le idee chiare: “Conte è un allenatore straordinario, ma quest’anno gli gira tutto storto. Gli infortuni non hanno dato tregua al Napoli e quando perdi 7-8 calciatori importanti, in una rosa tutt’altro che profonda, diversa da quella dell’Inter, la situazione cambia, diventi una squadra “normale”. Da qui l’uscita frettolosa dalla Champions League e dalla Coppa Italia e pure il primo posto credo che sia difficilmente raggiungibile. Non resta che lottare per un posto in Champions, ma attenzione dietro, perché le altre corrono, anche se tutto può accadere, basti pensare alle sconfitte di Milan e Juventus nell’ultimo turno”.
Il Pisa di Anconetani e la Serie A mancata a Salerno
Da Napoli si allontanerà nel 1990 per poi tornarci per pochi mesi, ancora giovanissimo, due anni più tardi, dopo le esperienze alla Reggiana e soprattutto al Pisa, in Serie B: “L’anno a Pisa è stato emozionante, c’era la buonanima di Romeo Anconetani alla presidenza. Feci cose eccelse, segnai 16 gol tra campionato e Coppa Italia. Il Pisa attuale? Beh, la situazione è delicata, ma la società ha fatto un mercato importante a gennaio e mi auguro un colpo di reni per la salvezza o comunque, grazie al paracadute, un’altra stagione di vertice in Serie B per tornare in massima serie”.
Dopo Parma, Piacenza e Perugia e una stagione alla Salernitana, altra esperienza breve ma significativa per Ferrante: “Salerno la porto nel cuore, è stato un anno bellissimo, anche se non riuscimmo a centrare la promozione in Serie A con Franco Colomba in panchina. Quella granata è una tifoseria simile a quella del Torino, passionale, che incita la propria squadra fino all’ultimo secondo di recupero. Spero possa tornare quanto prima nelle categorie che le competono, ma senza basi solide non si va da nessuna parte. Una volta scivolati nelle serie inferiori si fa fatica ad uscirne. Mi auguro con tutto il cuore che possa riuscirci, lo merita la città, bellissima, e la sua gente”.
I record a Torino e lo sfottò di Maresca nel derby
Salerno è il trampolino di lancio per Ferrante, che nell’estate del 1996 approda al Torino e vi rimarrà fino al 2004, salvo sei mesi all’Inter dal gennaio al giugno del 2001: “Sento di aver fatto la storia del Torino e di essere entrato nei cuori dei tifosi granata scrivendo pagine importanti nel club che fu degli invincibili. Porterò sempre nel cuore quegli anni, il record dei 27 gol in una stagione, con la Serie B a 20 squadre (record battuto da Luca Toni, nel 2004, ma con una cadetteria a 24 squadre, nda). Ma anche la personalità con la quale affrontavamo i derby contro la Juventus”.
Riportato il Torino in Serie A, Ferrante segna altri 18 gol, due di questi nel ko per 3-2 contro la Juventus del 19 marzo 2000. Ne farà altri due, tra andata e ritorno, nei derby della stagione 2001-2002. Il secondo rimarrà impresso nella memoria: “Segnai il gol del momentaneo 1-1 (finì 2-2, nda) e feci il gesto delle corna, un’esultanza indimenticabile sotto la curva granata. Peccato per l’imitazione di Maresca, che all’epoca era giovanissimo. Fu uno sfottò non solo al sottoscritto, ma al Torino in generale e ai tifosi granata. Successe il finimondo, Moggi fu costretto a cederlo perché vivere a Torino, per lui, era diventato complicato: d’altronde su 100 torinesi, 98 tengono al Toro. La Juventus i suoi tifosi li ha in tutta Italia, ma ben pochi a Torino”.
Il presente dei granata è parecchio traballante: “Non ci sono sensazioni positive, devo essere onesto – ammette Ferrante -. I tifosi si stanno allontanando dalla squadra, la Maratona è rimasta vuota nelle ultime due partite come forma di contestazione contro la proprietà e la classifica s’è fatta davvero brutta. Il Torino rischia di essere risucchiato nella lotta per non retrocedere, urge un cambio di rotta anche perché le prossime partite le giocherà contro Como, Napoli, Parma e a Milano contro il Milan. Potrebbero arrivare pochissimi punti e aggravare la situazione”.
L’Inter di Vieri e Ronaldo, l’Alaves e quel 6-0 nel derby
Nel gennaio del 2001 arriva la chiamata dall’Inter. Ferrante lascia il Torino e compie il grande salto, anche se quell’Inter non viveva anni sereni, tra risultati deludenti e mercati faraonici ma poco equilibrati: “Era comunque l’Inter di Ronaldo il fenomeno, di Vieri, Zanetti, Seedorf. Non un’Inter di “Serie B”. Ma quell’anno girò tutto storto. Io arrivai a gennaio, fui preferito a Romario. Venivo da un’altra realtà, l’Inter era un insieme di stranieri, nello spogliatoio assieme ai calciatori c’erano 4-5 interpreti. Si capiva molto poco. Iniziarono con Lippi, arrivò Marco Tardelli, poi quell’episodio in Coppa Uefa…”.
I tifosi, ormai delusi e infuriati, reagiscono male al vantaggio dell’Alaves dopo il 3-3 in terra spagnola nei quarti di finale: “A San Siro perdemmo la partita. Volò di tutto in campo, monetine, oggetti vari, anche dei sediolini. La partita fu sospesa e il campo squalificato l’anno seguente. Ma la ciliegina sulla torta fu la sconfitta per 6-0 nel derby contro il Milan…”.
Pescara e Verona le ultime fiammate, la nuova vita di Ferrante
Tornato al Torino a fine stagione, Ferrante saluterà definitivamente i granata, intanto tornati in Serie B, con 13 gol in 30 presenze. Giocherà a Catania, poi a Bologna e ad Ascoli, chiudendo la carriera a Pescara e a Verona: “Ero ormai sul viale del tramonto, la testa rispondeva ancora bene, le gambe un po’ meno. Purtroppo non credo che il Pescara possa farcela per la salvezza, è parecchio attardata, poi, mai dire mai. Il Verona quest’anno ha perso qualche colpo, sembra aver tirato i remi in barca, anche se con due, tre risultati positivi di fila potrebbe rimontare”.
Il presente e il futuro di Marco Ferrante è dietro la scrivania, sempre nel mondo del calcio: “Sono direttore sportivo abilitato a Coverciano, ho avuto diverse esperienze nei dilettanti, un campionato difficile, complicato, ci sono poche risorse e anche le società più blasonate fanno fatica a tirarsi via dalla Serie D. Preferirei cimentarmi tra i professionisti, senza trascurare, ovviamente, la quarta serie”.