Manuale aggiornato di semplici regole per sopravvivere a questo 2026

  • Postato il 10 gennaio 2026
  • Di Il Foglio
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Manuale aggiornato di semplici regole per sopravvivere a questo 2026

Ricordo ancora quando il futuro era una linea. La vedevi all’orizzonte, strizzando gli occhi qualcosa (pochino) si poteva leggere. Addio, è diventato impossibile. Adesso al posto del futuro prossimo c’è una zona di attrito, per questo è ridicola ogni pretesa di sapere dove si va. Quante previsioni dunque per l’anno che arriva? Nessuna. Si è fatto imprevedibile tutto sotto il sole, siamo una borsa socio-politico-emotiva con valori sempre impazziti. Guerre e presidenze scellerate possono portarci dappertutto, pure immaginarsi il taglio di capelli che verrà di moda in estate è inutile. Perché al momento è impossibile distinguere tra crisi concrete e isterie cicliche. Il rinnovamento, ogni rinnovamento che attraversiamo, nessuno sa ancora se è volatile o no. Servono quindi capacità di adattamento precise, concentrarsi sul “come muoversi” visto che il “dove andiamo” è da escludere dal campo dell’immaginazione. Ci troviamo in una specie di svincolo darwiniano, e ci sono molti istinti nuovi da autoprocurarci contemporaneamente.

C’è di diverso dalle altre epoche che questa volta non avremo a disposizione il solito comodo decennio per abituarci e pesare con calma guai e vantaggi col bilancino del progresso come è stato per il telefono cellulare, l’internet, le videocamere integrate negli smartphone. Il tempo storico si è accorciato perché bisogna imparare in fretta, disimparare, selezionare, abituarsi, farsi passare l’ansia, sopportare gli stravolgimenti del nostro lavoro, il nuovo che avanza, il nuovo che ci mangia se non siamo in grado di decifrarlo e utilizzarlo a nostro vantaggio. Il Wall Street Journal dice che una delle survival skills del 2026 sarà il critical ignoring. Non è l’indifferenza blasé dell’intellettuale ideale verso le schifezze mediocri che produce l’industria culturale, non basta più essere un montanaro metaforico capace di spegnere tutto, sparire, leggere i libri vecchi e coi fili tagliati del wifi mantenere un ottimo rendimento mentale. Qui bisogna cercare e saper riconoscere in mezzo all’inferno cosa non merita attenzione, prima che sia l’attenzione (l’inferno) a decidere per noi. E’ una competenza non morale, precisiamo. E’ la prima prerogativa degli adulti. Le altre abilità che si richiedono per i prossimi 12 mesi sono le seguenti:

 

1. Sviluppare il criterio per ignorare

Siamo nati e pasciuti sotto una stella bella e fortunata: l’idea nobilissima che informarsi fosse sempre un bene. Sembrava così un fatto ovvio e ineliminabile, invece è cambiato pure quello. E’ finita l’èra del “bisogna sapere tutto, fa bene alla salute”. L’informazione è diventata un rumore industriale. La produzione intensiva di cose sui canali di diffusione serve al momento solo all’allevamento di indignazioni.

 

2. Ottimismo ragionato

Nessun non ottimista è destinato a farcela. Si tratta di farsi piacere l’ottimismo per sommatoria: siamo nell’epoca più comoda, istruita, medicalmente avvantaggiata e provvista di alta tecnologia sfruttabile dal basso che abbiamo mai visto. L’intrattenimento e il tempo libero sono al loro picco massimo. Fatiche e dolori fisici sono spariti. Quindi è ottimismo facile: basta leggere i dati e guardare con fiducia i processi.

 

3. Ottimismo senza fondamento

Accanto al primo, ne serve un altro tipo. Ottimismo completamente diverso. E’ arbitrario e molto infantile, si tratta del difficile ottimismo senza prove. Quello che ti fa pensare: andrà in qualche modo. Finirà. L’umanità si salverà un’altra volta ancora. E’ l’unica riserva emotiva che va curata. Serve quando il ragionamento è corretto ma insufficiente, e qua bisogna comunque far passare le giornate senza avvilirsi davanti ai telegiornali della cena.

 

4. Fuggire gli arruolamenti ideologici

Tra le varie iatture che potevano caderci addosso, una è terribile. La ricerca dello scontro come attività social prevalente. Dove prima c’erano le foto carine per fidanzarsi, adesso c’è la discordia, più di tutto il nostro tempo ama il contrasto. Molto più del “ci credo” fa il “sono contro di te, stronzo”. E’ peggio del vecchio leticare al bar. Dentro o fuori, sempre e subito. Hanno anche trovato il modo di guadagnarci. Lo spettro del capitalismo online si è preso anche l’imprendibile: l’attivismo, che in questi anni è strumento per far visibilità e denari. Ricordarselo davanti a ogni personaggetto arrabbiato. Egli fa per sé, non fa per gli altri.

 

 

5. Perdere riserve e snobismi sull’intelligenza artificiale

Converrà essere chiari: chi non la usa è perduto. Non perché l’AI sia buona o davvero intelligente, ma perché è già infrastruttura. E’ ormai come il telefono, come la posta elettronica, come il motore di ricerca. Si può criticarla (si deve) ma rifiutarla per principio è come se vent’anni fa avessimo detto: no, io il pc non lo voglio usare. Non si può far tornare indietro l’alfabeto. Fermarsi al dato reale: ogni opposizione tecnologica è sempre stata un lusso di breve durata.

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Autore
Il Foglio

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