Malagò apre il palio per la successione e convoca una riunione segreta. Ipotesi: si defila o lancia Diana Bianchedi

  • Postato il 2 aprile 2025
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Adesso c’è una data, e anche un luogo: mercoledì 16 aprile, alle ore 15.30, nella sala giunta del Foro Italico, cominceremo a sapere qualcosa in più sul dopo Malagò. Il numero uno del Coni ha convocato tutti i presidenti federali per una riunione segreta in cui discutere “il futuro dell’ente”: nessuno sa di preciso cosa abbia in mente, ma probabilmente in quella sede indicherà il suo successore, o almeno chi vorrebbe che fosse. La lunghissima volata verso le elezioni del Comitato Olimpico si trascina da mesi (sono state convocate ufficialmente a dicembre, non si parla d’altro ancora da prima) eppure non sono davvero cominciate. Tutto, infatti, ruota intorno a Giovanni Malagò, signore assoluto dello sport italiano negli ultimi 12 anni, figura troppo ingombrante perché si possa muovere nulla fino a quando ci sarà lui di mezzo. O anche soltanto la sua ombra, che continua ad aleggiare sulle urne, anche se ancora per poco: non è un mistero che Malagò volesse ricandidarsi per la quarta volta, e abbia fatto tutto il possibile per strappare al governo una deroga al limite di tre mandati.

Non c’è riuscito (troppo forte l’opposizione di diversi esponenti dell’esecutivo, dal ministro Abodi a quello dell’Economia Giorgetti, passando ovviamente per il suo nemico e capogruppo di Forza Italia, Paolo Barelli) e ormai siamo agli sgoccioli. Formalmente c’è tempo fino al 5 giugno per presentare le candidature, ma è chiaro che dopo che si sarà consumato il voto territoriale (12 aprile), per cui tanti n.1 regionali sono già stati estromessi (da Riccardo Viola, figlio dello storico presidente della Roma, Dino, nel Lazio a Sergio D’Antoni in Sicilia, regista della famosa petizione pro Malagò con le “firme false”) non ci sarà più spazio per una modifica normativa, che a quel punto sarebbe proprio ad personam.

Ecco che allora, accantonate le ultime velleità di riconferma, Malagò deve sciogliere la riserva: si defilerà semplicemente, o appoggerà qualcuno? Fin qui non ha mai risposto alle domande, rinviando la scelta ad aprile. Adesso forse ci siamo: la convocazione al gran completo dei presidenti, con obbligo di presenza (niente connessioni da remoto) fa capire che è pronto a rompere gli indugi. E magari indicare un metodo, se non proprio un nome. Le indiscrezioni più insistenti raccontano che la designata potrebbe essere Diana Bianchedi, in passato olimpionica di scherma, oggi manager sportiva, da sempre pupilla di Malagò, che ha provato a piazzarla ovunque, dal Ministero dello Sport alla Fondazione Milano-Cortina (dove oggi effettivamente lavora, ma da semplice dirigente e non amministratore delegato come avrebbe voluto lui). Perché non al Coni, dunque. Una ex atleta donna, lo stesso schema per altro utilizzato dal suo amico Bach, che al Cio ha fatto eleggere la sua delfina Kirsty Coventry: il profilo ideale per continuare a tirare i fili dietro le quinte in giunta Coni, dove lui per altro siederà anche nel prossimo quadriennio in qualità di membro Cio.

Vedremo cosa succederà nella riunione del 16 aprile, e chi risponderà alla convocazione (difficile ci vadano i “nemici” Barelli e Binaghi, ma potrebbero non essere i soli a mancare e pure questo sarà un’indicazione importante). Fin qui la partita elettorale ha registrato una serie di annunci ma nessuna candidatura formale, a parte quella dell’ex velista Ettore Thermes. Tanti presidenti federali bramano lo scranno del Coni: quelli già dichiarati, Luciano Buonfiglio (canoa) e Luca Pancalli (paralimpico), gli altri che ancora non sono usciti allo scoperto (Sabatino Aracu del pattinaggio, Marco Di Paola dell’equitazione, chissà chi altro). Ma la verità è che nessuno sembra avere l’autorevolezza necessaria agli occhi degli stessi presidenti che, invidiosi e avidi di potere, in privato si detestano cordialmente e non sono disposti a votare quello che considerano un parigrado (il discorso potrebbe essere diverso se a farsi avanti fosse un grande vecchio, come Gianni Petrucci). Poi c’è da capire anche cosa vorrà fare la politica, che pure fin qui è rimasta stranamente silente: il ministro Abodi apprezza Pancalli, ma è difficile immaginare che questo governo non provi a piazzare uno dei suoi anche al Coni, come ha fatto ogni qualvolta si è liberata una poltrona da occupare. Per questo per il momento tutti aspettano una parola di Malagò, l’unico in grado di spostare un grosso pacchetto di voti. Già, ma quanti ancora?

X: @lVendemiale

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