Magistratura, perché è diventata intoccabile

  • Postato il 14 gennaio 2026
  • Giustizia
  • Di Libero Quotidiano
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Magistratura, perché è diventata intoccabile

Tra le posizioni esasperate del fronte del No alla riforma Nordio di separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, due che mi colpiscono particolarmente: l’apologia della soluzione italiana di governo del sistema giudiziario che si distinguerebbe nel mondo perla sua originalità, e l’accusa al centrodestra di voler stravolgere la Costituzione italiana. Chi applaude l’originalità della “soluzione” italiana del rapporto giudici-pm scorda di riflettere su come nasce questa “soluzione” che non deriva dal vecchio Stato liberale postrisorgimentale che come tutte le democrazie europee in via di assestamento nell’Ottocento prevedeva una netta separazione tra giudici indipendenti e magistrati inquirenti, bensì è una scelta del regime fascista con una legge del 1934 che risponde a una logica corporativistica, mortale nemica di qualsiasi libera dialettica sociale, politica e infine anche di quella tra un’accusa e una difesa che nel processo possano godere di parità di diritti e della terzietà del giudice.

Ma perché - ci si chiederà nell’Assemblea costituente - non si corresse questa anomalia italiana e non si scelse di seguire l’impostazione modernamente liberale proposta innanzi tutto da una grande personalità giuridica e antifascista come Piero Calamandrei? Il fatto è che la nostra Costituzione che nei suoi valori offre una bussola fondamentale per il senso di cittadinanza di un italiano, nella parte ordinamentale è segnata anche dal contesto storico in cui è stata scritta cioè quello della Guerra fredda: una fase in cui il nuovo ceto politico che sta costruendo la Repubblica è radicalmente diviso dalla scelta sui riferimenti internazionali, ma insieme è impegnato a far sì che questa insuperabile divisione non ostacoli la ricostruzione e il rilancio della nostra nazione. E così si sceglie il “male minore” cioè di non alimentare tensioni in un corpo fondamentale dello Stato.

 

 

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Nel contempo però personalità politiche dal forte carattere e dalla profonda cultura come Alcide de Gasperi e Palmiro Togliatti si rendono contro che un sistema ipercorporativo della magistratura può diventare un pericolo per istituzioni della sovranità popolare nelle quali oltretutto, nel quadro delle divisioni d’influenza definita dalla conferenza di Yalta, la mancanza di un’alternanza di governo tra destra e sinistra rende più complesso il rapporto con la società. Così la soluzione ipercorporativa per la magistratura viene compensata con un solido sistema di immunità parlamentare e con amnistie approvabili con maggioranza semplici che proteggono sia pure in forma rozza le istituzioni della sovranità popolare.

Questo equilibrio di sistema però ha una sua logica coerenza solo grazie alla divisione determinata della Guerra fredda. Quando questa epoca si avvia a finire, si apre una fase di grandi cambiamenti. Tra questi, nel 1988, la legge sul giusto processo proposta da Giuliano Vassalli che di fatto prepara la netta separazione -tipica di ogni grande liberaldemocrazia- delle carriere di giudici e pm. Però quando la storia si mette a camminare velocemente, chi prende l’iniziativa ha le maggiori chance d’incidere. Di fronte ai partiti dell’arco costituzionale in evidente impasse, di fronte a soggetti nuovi come Umberto Bossi e Mario Segni non in grado di guidare la nazione, il sistema ipercoporativo della magistratura stimolato da una minoranza “radicale” particolarmente dinamica, assume l’iniziativa, in parte per rispondere a un vasto spaesamento sociale ma anche per difendere il proprio potere e mettere sulla difensiva il potere delle istituzioni della sovranità popolare.

A destra si sottolinea spesso la particolare persecuzione giudiziaria di Silvio Berlusconi che ha segnato in tanti episodi la vita della Seconda repubblica. Però l’asse ipercorporativo-militante non si risparmia dall’intervenire su Carlo Azeglio Ciampi e Giovanni Conso quando cercano una soluzione politica alla crisi istituzionale aperta da Mani pulite; Gherardo Colombo autorevolmente spaventa Massimo D’Alema presidente della Bicamerale che vuole riformare il sistema giudiziario. La moglie di Clemente Mastella viene provvidenzialmente perseguita giudiziariamente quando il Guardasigilli del governo Prodi cerca di riformare il sistema giudiziario. Persino il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è oggetto di attenzioni che porteranno alla morte sostanzialmente per crepacuore del suo consulente giuridico Loris d’Ambrosio.

 

 

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Questa è la storia italiana che mi pare di aver vissuto, una storia nella quale un cambiamento radicale della Costituzione (la pur rozza difesa della sovranità popolare) non è stata accompagnata dal necessario cambiamento di un ordinamento ipercorporativo come quello della magistratura italiana. Dal 1992 quando inizia il processo storico, che frettolosamente ho richiamato, a oggi sono passati 35 anni, i cittadini italiani hanno quindi, oltre alla riflessione astratta, anche adeguati elementi concreti per capire se difendere l’ipercoporativismo delle toghe e incrinare l’autorevolezza delle istituzioni della sovranità popolare ha portato miglioramenti alle loro condizioni, a quelle della loro nazione e al peso che l’Italia ha in Europa e nel mondo.

 

 

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Autore
Libero Quotidiano

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