“Love story piena di falsità. Io dipinta come una rivale cattiva, le bugie restano online per sempre”: Daryl Hannah rompe il silenzio su JFK Jr. e fa a pezzi la serie di Ryan Murphy

  • Postato il 10 marzo 2026
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Per molti anni Daryl Hannah ha scelto il silenzio. Non ha mai commentato pubblicamente la sua relazione con John F. Kennedy Jr., non ha mai risposto ai pettegolezzi, alle ricostruzioni romanzate o ai titoli sensazionalistici che per decenni hanno accompagnato quella storia. Oggi però, a 65 anni, l’attrice rompe quella regola che si era imposta. E lo fa con un lungo intervento pubblicato sulle pagine del New York Times, un testo duro, personale, che è insieme una smentita e una riflessione sul modo in cui l’intrattenimento contemporaneo può deformare la vita reale.

Il punto di partenza è un ricordo lontano, un consiglio ricevuto molti anni fa da una delle donne più osservate del Novecento: “Jacqueline Onassis una volta mi diede un saggio consiglio: mi disse che, sebbene i tabloid, le riviste e i giornali vendessero spesso bugie ridicole, il giorno dopo non erano altro che carta da gabbia per uccelli”, scrive Hannah. “All’epoca quelle parole mi diedero grande conforto. Ma oggi non sono più vere. Nell’era digitale le notizie non scompaiono. Le bugie restano online per sempre. Vengono archiviate, trasformate in meme e riproposte all’infinito. Una rappresentazione drammatizzata può diventare, per milioni di spettatori, la versione definitiva della vita di una persona reale”.

È da questa constatazione che nasce la decisione di intervenire pubblicamente. Il bersaglio delle sue critiche è Love Story, la nuova serie ideata da Ryan Murphy per Hulu e Disney+, che nelle prime nove puntate ricostruisce la storia d’amore tra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette. Il progetto dovrebbe diventare una vera e propria antologia televisiva sulle coppie celebri — con future stagioni dedicate, secondo le anticipazioni, a Elizabeth Taylor e Richard Burton o a Madonna e Sean Penn — ma per Hannah la prima stagione rappresenta un caso emblematico di come la fiction possa trasformarsi in un racconto fuorviante.

Attrice diventata celebre negli anni Ottanta grazie a film come Splash – Una sirena a Manhattan accanto a Tom Hanks e protagonista di cult come Blade Runner e Kill Bill, Hannah ebbe effettivamente una relazione con l’erede della dinastia Kennedy prima del matrimonio di lui con Carolyn Bessette. Di quella storia non ha mai parlato pubblicamente. La serie, però, l’ha convinta a cambiare idea:“In genere ho scelto di non rispondere”, scrive. “Da tempo penso che reagire alle distorsioni spesso non faccia altro che amplificarle. Tuttavia una recente serie televisiva che sfrutta la tragedia di John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette presenta un personaggio che usa il mio nome e che viene descritto come me”. Il problema, spiega, non è solo la presenza di un personaggio ispirato a lei. È il modo in cui viene rappresentato. Nella serie la figura di “Daryl Hannah” viene dipinta come irritante, egocentrica, lamentosa e manipolatrice. Un ritratto che l’attrice considera non solo falso ma funzionale a un meccanismo narrativo ben preciso. “La scelta di ritrarmi in questo modo non è stata casuale”, scrive. “Una buona narrazione richiede spesso un’antagonista”.

Hannah collega questa scelta a una dinamica più ampia che riguarda la rappresentazione femminile nella cultura popolare. “La cultura popolare esalta alcune donne ritraendone altre come rivali cattive”, osserva. “Ma non è forse misoginia da manuale demolire una donna per esaltarne un’altra?”. Le sue parole si inseriscono in una polemica già sollevata anche dalla famiglia Kennedy. Mentre Caroline Kennedy, sorella di John Jr., è rimasta in silenzio — segnata dall’ennesimo lutto familiare dopo la morte della figlia Tatiana a 36 anni — il nipote Jack Schlossberg ha criticato pubblicamente la serie definendola uno “spettacolo grottesco” che sfrutta per intrattenimento la vita privata e la tragica morte dello zio, morto nel 1999 in un incidente aereo al largo di Martha’s Vineyard.

Nel suo intervento Hannah entra anche nel merito delle singole accuse o insinuazioni che la serie suggerirebbe: “Il personaggio di ‘Daryl Hannah’ descritto nella serie non è nemmeno lontanamente accurato rispetto alla mia vita, al mio comportamento o al mio rapporto con John”, scrive. “Le azioni e i comportamenti che mi vengono attribuiti sono falsi”. L’attrice passa poi a elencare una serie di smentite precise: “Non ho mai fatto uso di cocaina in vita mia né ho mai organizzato feste a base di cocaina. Non ho mai fatto pressione su nessuno per sposarlo. Non ho mai profanato alcun cimelio di famiglia né ho mai violato la privacy di nessuno. Non ho mai diffuso notizie alla stampa. Non ho mai paragonato la morte di Jacqueline Onassis a quella di un cane”.

Il punto, però, non è solo ristabilire la verità dei fatti. Hannah racconta anche le conseguenze molto concrete che la serie ha avuto sulla sua vita: “Trovo sconcertante dovermi difendere da una serie televisiva”, scrive. “Non si tratta di abbellimenti creativi della personalità. Sono affermazioni sul comportamento, e sono false”. Dopo la messa in onda, spiega, ha ricevuto messaggi ostili e persino minacce da spettatori convinti che la rappresentazione fosse veritiera. “Quando l’intrattenimento prende in prestito il nome di una persona reale, può avere un impatto permanente sulla sua reputazione”. Come attrice di lungo corso Hannah sa bene che la vita pubblica comporta anche interpretazioni distorte. Fa parte del “gioco”, ammette. Proprio per questo negli anni ha scelto di non reagire quasi mai. Ha preferito lavorare e mantenere la sua vita privata lontana dai riflettori. “Ma a quanto pare la mia discrezione mi rende un bersaglio”, scrive con amarezza.

Negli ultimi anni Hannah ha dedicato gran parte del suo tempo ad attività filantropiche e ambientali: documentari sulla difesa dell’ecosistema, programmi di terapia assistita con animali per anziani affetti da Alzheimer e demenza, iniziative di sensibilizzazione ecologica. Difendere la propria reputazione, spiega, non ha nulla a che fare con l’ego ferito. È una necessità professionale: “Come in qualsiasi carriera, per fare bene il proprio lavoro è necessaria una reputazione intatta. È per questo che ho deciso di difendere me stessa ora”.

Nel finale dell’articolo l’attrice si concede anche un’ultima stoccata ai cosiddetti “bene informati” che per anni hanno raccontato la sua storia: “La maggior parte — se non tutti — coloro che affermano di avere una conoscenza approfondita delle nostre vite personali sono sensazionalisti egoisti che trafficano in pettegolezzi, insinuazioni e speculazioni”. Poi il tono si fa più morbido, quasi meditativo. Coerente con l’immagine che Hannah ha costruito negli ultimi decenni lontano da Hollywood e vicino all’impegno civile. “Che l’amore e la verità possano prevalere”, conclude.

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