L'Onu sta fallendo, Trump vuole salvarla

  • Postato il 3 febbraio 2026
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  • Di Libero Quotidiano
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L'Onu sta fallendo, Trump vuole salvarla

Make Onu great again. Donald Trump ha una nuova rivoluzionaria idea per le Nazioni Unite che, a detta sua, hanno «un potenziale enorme». Così grande che «quando non ci sarò più per risolvere le guerre, lo potrà fare l’Onu». Per il momento però è lui, il presidente americano, che pensa a tutto, che crea il Board of Peace che di fatto sostituisce il Consiglio di Sicurezza, che costringe all’accordo le nazioni in guerra, che elimina le dittature sanguinarie e isola i refrattari, usando i dazi come strumento per regolare il tutto. Ieri ad esempio lo stesso Trump ha annunciato sui social tariffe scontate al 18% all’India che ha accettato di «smettere di acquistare petrolio russo e di acquistarne molto di più dagli Stati Uniti e, potenzialmente, dal Venezuela». Da cui la risposta lapidaria del presidente indiano Narendra Modi: «La leadership del presidente Trump è fondamentale per la pace, la stabilità e la prosperità globali».

L’Onu dunque per il momento può solo aspettare, e se ci sono dei problemi economici, be’ anche per quello Trump ha una soluzione, basta fare come perla Nato: «Farei pagare tutti... Tutto quello che devo fare è chiamare questi Paesi... manderebbero gli assegni in pochi minuti». Ma a chi si riferisce il presidente americano? In realtà l’intervista di Politico dalla quale sono state estrapolate queste frasi nasceva proprio dal fatto che nei giorni scorsi il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha lanciato l’allarme sul rischio di un «imminente collasso finanziario» dell’organizzazione. Mancano 1,6 miliardi di dollari e in una lettera agli Stati membri il segretario ha chiesto di «onorare pienamente e tempestivamente i propri obblighi di pagamento», facendo in particolare riferimento agli Stati Uniti che hanno ridotto o eliminato i finanziamenti ad alcune agenzie.

Il problema però non riguarda solo Trump. Prendiamo il caso dell’Unesco, al quale per primo sospese i finanziamenti Obama nel 2013 protestando contro il fatto che l’agenzia aveva ammesso la Palestina come Stato membro. Trump che arrivò tre anni dopo non fece altro che formalizzarne l’uscita. Ma fu Biden nel 2023 che decise di rientrarvi pagando una quota ridotta e aggiungendo la promessa che gli Stati Uniti avrebbero pagato gli arretrati. Una promessa mai mantenuta con il risultato che ora gli Usa devono all’Unesco 600 milioni di dollari. E tutte le altre agenzie da cui Trump ha già deciso di uscire?

Secondo i calcoli fatti da Forbes gli Usa contribuivano a circa il 18% del bilancio dell’Oms e addirittura al 40% del bilancio dell’Unhcr. Gli Stati Uniti però sarebbero indietro nei pagamenti anche relativamente a molte altre agenzie di cui fa ancora parte o dalle quale è uscita a partire da quest’anno (le famose 66 organizzazioni, la metà delle quali fanno parte delle Nazioni Unite). Sembra infatti che alla fine dell’anno fiscale 2025 lo State Department’s Contributions to International Organizations, ovvero l’organismo statale che si occupa dei pagamenti agli organismi Onu, abbia pagato solo un terzo del dovuto.

Insomma, secondo Guterres così non si può andare avanti, tanto più che, oltre agli Usa, anche Russia, Messico, Arabia Saudita e Venezuela sono in ritardo nei pagamenti. «L’attuale traiettoria è insostenibile. Espone l’organizzazione a un rischio finanziario strutturale e impone delle scelte drastiche», come la riduzione delle operazioni, la revisione delle regole finanziarie o addirittura, prima del definitivo collasso, la chiusura della sede centrale di New York. «Non credo sia appropriato. L’Onu non lascerà New York, e non lascerà gli Stati Uniti», ha detto in proposito il presidente Trump che sembra turbato da un’eventualità che toglierebbe prestigio agli Stati Uniti e per di più alla sua città. La realtà è che secondo il tycoon il suo Paese paga troppo per un carrozzone che non serve quasi a nulla. Gli Stati Uniti rappresentano un quarto del Pil mondiale, ma raggiungono il limite massimo previsto dalle norme delle Nazioni Unite, per cui pagano “solo” il 22% del bilancio ordinario delle Nazioni Unite. Se però a questa quota fissa si aggiungono altre forme di finanziamento compreso quelle volontarie la quota arriva al 31%. Altri Paesi nonostante la loro potenza economica e il loro peso nel Consiglio di Sicurezza pagano meno.

Tra questi, guarda caso, c’è proprio la Cina che rappresenta circa il 20% del Pil mondiale e quindi paga una quota fissa del 20% ma considerate le altre forme di finanziamento arriva appena al 5 per cento.

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Libero Quotidiano

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