Lo scrittore Pietro Buccinnà premiato a Roma: “La storia è una cornice, creo dei personaggi che possano entrare nelle vite dei lettori”

  • Postato il 12 gennaio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Pietro Biccinnà

Loano. Solo nel 2025 è premiato tra i migliori autori in diversi concorsi nazionali e ottiene svariate menzioni speciali. Con il suo ultimo romanzo Era una donna era mia madre, oltre a ricevere la menzione di merito alla “Milano International”, riceve il prestigioso primo premio alla 13^ edizione del Premio internazionale di letteratura contemporanea, consegnato nella suggestiva cornice della sala del Campidoglio a Roma. Ma fin dal suo esordio, con il romanzo Come soldati di cartone sotto la pioggia, scritto nel 2010, i premi vinti sono molti e importanti.

Definire Pietro Buccinnà, che nasce ad Albenga e tutt’ora vive a Ceriale, semplicemente uno “scrittore” è un esercizio riduttivo; ho conosciuto Pietro in circostanze che mi hanno permesso di scorgere l’uomo dietro la penna, a questo proposito posso dire che che la sua eccellenza letteraria non è che la punta di una montagna, e dico “montagna” non a caso, fatta di passioni e curiosità intellettuale inesauribile; sportivo, empatico, ottimo cuoco, in un giorno qualunque Pietro dispensa ricetta di cucina, raccoglie confidenze e regala consigli per ogni occasione, insomma una raccolta di talenti che si dimostra essere il vero motore della sua creatività.

Laureato in storia moderna e contemporanea all’Università di Genova, nei suoi romanzi unisce la precisione del ricercatore storico alla sensibilità di chi sa leggere l’animo umano e quello che colpisce della sua scrittura è proprio la profonda empatia e la capacità di sintonizzarsi sui canali emotivi giusti, per restituire ai personaggi il calore nel quale chi legge può facilmente ritrovarsi.

All’alba del nuovo anno ho deciso di incontrare lo scrittore pluripremiato e indagare in questa vitalità, lontano dalla scrivania e annuncia che a poca distanza dall’uscita dell’ultima opera è già al lavoro su un nuovo romanzo.

Ciao Pietro ripercorrendo la tua storia di vita che è pazzesca, potresti scrivere un libro sulle sfide vinte e traguardi raggiunti, ho pensato alla parola “fine” in positivo, che sia una bella cosa. Nei tuoi romanzi storici, così lontani dal nostro tempo, sembra immergersi nella storia che in qualche modo è al capolinea della vicenda, per poi conoscere un risvolto inaspettato. Quanto c’è della tua storia personale nei tuoi libri?

Per quello che riguarda la mia esperienza di scrittore, mi sarebbe impossibile raccontare emotivamente qualcosa, senza che io queste emozioni le abbia mai provate. Sicuramente la mia esperienza di vita mi ha messo diverse volte nelle condizioni di confrontarmi con il mondo e con me stesso, provando la paura, la gioia, il dolore, chiudendomi in me stesso per nascondere le mie fragilità, oppure esponendomi al mondo con la presunzione di avere delle qualità. Sulla base delle mie esperienze nascono i caratteri dei miei protagonisti, e a questo si unisce il pensiero sociale del tempo in cui li proietto. Capita molte volte che alcuni scrittori idealizzino i loro personaggi, facendoli diventare parte di se stessi e il termine di un romanzo diventa una sorta di triste saluto.
Per me non è cosi, io creo i protagonisti cercando di mantenere un distacco, e poi alla fine li lascio liberi di entrare nella vita di ogni lettore.

A partire dalla scuola i professori riconoscono in te il dono della scrittura ma il tuo successo come scrittore arriva negli ultimi dieci o quindici anni dopo aver scritto 6 romanzi, tutti pluripremiati, a partire dal tuo libro di esordio. Ogni tuo romanzo richiede una ricerca approfondita della storia, quali sono, se ci sono, le fatiche che il pubblico non vede.

La scuola è sempre stata per me una fatica doppia e un problema, ma non perché non mi piacesse, anzi. All’età di quasi nove anni dovetti iniziare a lavorare tutti i pomeriggi e la domenica mattina, quindi il tempo di studiare era tra il mio rientro a casa e la cena, perché poi mi addormentavo. Terminata la scuola dell’obbligo mi è stato impedito di proseguire e quindi il lavoro mi occupava le giornate intere, ma questo non mi impedì di continuare a ricercare conoscenza. Leggevo moltissimo nei miei ritagli di tempo. A 17 anni mi arruolai e a 19 iniziai a vivere da solo. Avrei voluto riprendere gli studi, ma non avevo ancora un’autonomia economica, ma continuavo a leggere. Il tempo di racimolare un po’ di denaro e mi iscrissi in una scuola privata, che mi permetteva di seguire lezioni di sera, ovviamente il tutto all’oscuro della mia famiglia. Lo stesso vale per il percorso di laurea, quindi lavoro, studio e lo sport (vitale per il mio equilibrio psicofisico) occupavano non solo le mie giornate, ma spesso anche le nottate. Solo quando sono riuscito ad avere una vita più serena, ho trovato gli spazi e i tempi per iniziare a scrivere. Scrivere un romanzo storico prevede una ricerca minuziosa degli avvenimenti che ruotano intorno ad un personaggio, quindi leggo prima parecchi libri sul periodo di cui prendo interesse, cercando raccogliere più informazioni possibili, perché nella stesura del romanzo non ci devono essere errori storici.

Possiamo dire che la chiave del successo dei tuoi romanzi sia proprio la costruzione di personaggi complessi che lungo la strada trovano il modo di risolvere i loro nodi, insomma storie contemporanee dentro la storia. Cosa guida maggiormente la fase creativa: la tua formazione storica o prevale la parte emotiva?

La storia, mi serve per far vivere i miei personaggi in quel periodo, e gli ingredienti per crearli sono le mie esperienze. Per fare un esempio, nel romanzo Non ci resta che vivere, le dieci storie che vengono raccontate, sono vere, e sono frutto di persone che ho conosciuto, e di cui ho ascoltato le loro storie. Ho subito il fascino di quei racconti, e ho carpito le loro emozioni che unendole a le mie, hanno dato vita al romanzo. La conoscenza storica è importante, come ho già detto, ma per me è solo la cornice, la scenografia.

Nel 2010 hai scritto un saggio Tra una parola e un viaggio, che ha riscosso commenti molto positivi, una raccolta di pensieri e considerazioni sulle sfide che la vita impone lungo il cammino, dovessi scrivere un opera simile adesso, a 16 anni di distanza come sarebbe evoluto il tuo sguardo rispetto alla complessità del presente?

Il saggio scritto in quel periodo, è frutto di uno dei peggiori momenti della mia esistenza. La morte dei miei genitori e alcune verità che non conoscevo ma che hanno creato una forte delusione, si sono appoggiate sulle mie spalle con un peso che il mio corpo non poteva sopportare. Sono caduto ed ero solo e ho rischiato la psichiatria, ma la poca consapevolezza di ciò che ero, che mi era rimasta, mi ha permesso di risollevarmi. Ho abbandonato tutto, lavoro, compagna, amici e ho iniziato a vagare per l Europa per circa un anno e Tra una parola e un viaggio è stato il libro che mi ha aiutato a mettere nero su bianco le mie ansie, e le mie paure. Oggi sono un’altra persona, grazie anche a quel periodo, è ho capito che la vita è più leggera e semplice di quanto io stesso potessi immaginare un tempo. Ogni epoca ha i suoi drammi e le sue complessità, dipende da noi se essere vittime o padroni del nostro tempo.

A proposito, non lasci passare molto senza pubblicare un nuovo romanzo, la tua ultima opera Era una donna era mia madre risale al 2024, puoi anticipare su cosa stai lavorando in questo nuovo anno?

La storia come ci viene insegnata a scuola, è essenziale, cioè quello che serve per capire da dove arriviamo come società. La storia però è molto più complessa, e la ricerca ti fa trovare cose, fatti e avvenimenti che sono stati messi ai margini, perché non utili all’immagine della patria. Il mio prossimo lavoro vedrà dei giovani ragazzi italiani che vivranno l’esperienza della guerra in Etiopia, vivendo situazioni in cui la famosa frase ( titolo di un film ) Italiani brava gente, viene messo in discussione… per ora sono solo in fase di ricerca.

Tra i moltissimi premi ricevuti nel corso di questi anni, ricordo alcuni di questi riconoscimenti che si distinguono per valore e prestigio: Torino, premio Federico Garcia Lorca 2010; Roma Campidoglio, 1° posto Premio Internazionale di letteratura italiana 2025; Milano, premio speciale della giuria al Milano International; Lecce, premio Tersicore ospite dell’università del Salento; uno dei più antichi concorsi della Liguria, premio speciale Donna; Pontremoli, premio di alto merito nel concorso La Via dei libri; Milano, secondo posto Concorso l’agenda dei Poeti (uno dei più importanti tra salotti letterari milanesi).

Pietro Buccinnà ha anche una pagina web personale che è possibile consultare liberamente per conoscere nel dettaglio la sua attività di scrittore ma anche per scoprire il suo straordinario percorso di vita, un’avventura umana e profonda.

Autore
Il Vostro Giornale

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