Lo scenario da incubo per l’economia italiana se la guerra di Trump: per Bankitalia rischio crescita zero nel 2026
- Postato il 3 aprile 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il periodo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – per usare un eufemismo – non è dei migliori. Come se non fosse abbastanza su Palazzo Chigi arriva un’altra cascata ghiacciata. E’ la Banca d’Italia a prevedere il rischio di una “crescita zero” quest’anno se il pezzo del petrolio, per effetto della guerra in Iran scatenata dagli Stati Uniti guuidati da Donald Trump e da Israele, dovesse schizzare sopra ai 150 dollari al barile quest’anno e sopra ai 120 nel 2027 e se il gas restasse sopra l’asticella dei 120 euro a megawattora. Con questo quadro sull’energia, dice l’istituto di statistica, il Pil avrebbe una contrazione dello 0,6 per cento nel 2027. “Rispetto allo scenario di base” (che stima un pil a +0,5% quest’anno e nel 2027) si avrebbe “un aumento dell’incertezza, un deterioramento della fiducia e tensioni sui mercati finanziari, con un irrigidimento delle condizioni di finanziamento”, aggiunge l’Istat. Si tratta naturalmente di uno scenario da incubo che descrive un conflitto prolungato nel tempo.
Il quadro ipotetico di una stagnazione e poi contrazione dell’economia è inserita nell’aggiornamento delle previsioni di dicembre. Quattro dense pagine di numeri e grafici dove si ipotizzano due scenari: in quello base lo shock delle quotazioni sul greggio e gas viene gradualmente riassorbito nei prossimi mesi. Il Pil 2026 si ferma così a +0,5% rispetto al +0,6% delle stime di dicembre e quello 2027 passa dallo 0,8 allo 0,5%. L’inflazione subisce un’impennata al 2,6% quest’anno, sopra l’obiettivo della Bce, per poi tornare sotto la soglia l’anno successivo. La dinamica dei prezzi erode il reddito disponibile provocando una “crescita debole dei consumi” delle famiglie. Colpiti anche gli investimenti delle imprese, che avevano trainato la ripresa dei prestiti bancari negli ultimi mesi nei vitali settori per l’industria italiana: macchinari e attrezzature. Solo le costruzioni beneficierebbero dell’onda lunga delle risorse Pnrr.
C’è poi lo scenario peggiore, quello definito dagli economisti di Palazzo Koch con il termine “avverso“. Una situazione dove i prezzi del greggio restano sopra i 120 dollari al barile per il 2026 e il 2027 e il gas sopra i 120 euro a megawattora. Livelli che portererebbero l’inflazione a schizzare al 4,5% mentre il conflitto porterebbe effetti a cascata sulla fiducia di consumatori e imprese, turbolenze delle Borse e “un irrigidimento delle condizioni di finanziamento” da parte delle banche. E anche lo stesso governatore Fabio Panetta aveva nei giorni scorsi ammonito come un prolungarsi del conflitto e del caro prezzi potrebbe portare problemi “alla stabilità finanziaria” e che appunto era necessario preservare la fiducia nei mercati, specie dei paesi ad alto debito come il nostro, per evitare balzi degli spread. Cruciale quindi, scrivono ora gli esperti dell’istituto centrale, sarà la “durata del conflitto” che rende altamente incerta ogni previsione. E va ricordato peraltro che il governatore aveva sottolineato come, anche in caso di fine rapida del conflitto la normalizzazione del mercato dell’energia, richiederà tempi lunghi. E anche il motore dell’export, una delle nostre ancore di salvezza, subirebbe contraccolpi: nel breve le esportazioni subiscono la debolezza del commercio internazionale con conseguenze ancora più gravi se dovessero prolungarsi i blocchi alla navigazione nell’area del golfo. Da lì, va ricordato, oltre a petrolio e gas, arrivano anche diverse materie prime critiche e una larga quota della produzione mondiale di fertilizzanti.
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