L’isola di Cabrera, la sorella selvaggia e dimenticata di Maiorca
- Postato il 24 marzo 2026
- Idee Di Viaggio
- Di SiViaggia.it
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Il Mediterraneo possiede tasche segrete che conservano la temperatura del mito, spazi sottratti al rumore dell’industria del divertimento. Cabrera è una di queste, un’isoletta che, guardando la mappa delle Baleari, appare come una minuscola costellazione di più o meno 19 isolotti situata pochi chilometri a sud di Maiorca.
Chi conosce, o avuto la fortuna di visitare, questo magnifico arcipelago della Spagna, infatti, pensa subito ai “soliti” quattro nomi, ma la verità è che c’è una quinta protagonista rimasta ai margini del turismo di massa per una combinazione rara di isolamento, vincoli militari e tutela ambientale: dal 1991 è diventa il primo parco nazionale marittimo-terrestre del Paese, una scelta che ha congelato il tempo più di quanto abbiano fatto secoli di storia.
Fenici, cartaginesi, romani, bizantini e arabi. Tutti hanno lasciato tracce. Secondo una leggenda insistente, proprio qui sarebbe nato Annibale. Più che un dato storico è un indizio della centralità che questo arcipelago ebbe nelle rotte antiche. Poi arrivano i secoli più oscuri, in cui Cabrera divenne una prigione senza mura, ai quali si aggiungono episodi più recenti con presenza militare, esercitazioni e controllo statale. Elementi che insieme hanno contribuito a un risultato paradossale: Cabrera è rimasta intatta proprio grazie ai suoi periodi più complessi.
Cosa vedere a Cabrera
Se cercate il mare cristallino siete nel posto giusto, ma quest’isola della Spagna custodisce anche tracce umane sparse che narrano una storia lunga e spesso brutale. Tale terra emersa, infatti, si vive meglio attraverso questi preziosi e antichi componenti.
Il castello medievale
Arroccata su un promontorio che domina l’imboccatura del porto c’è una fortezza che risale al XIV secolo che venne costruita per contrastare le incursioni dei pirati saraceni. Si può raggiungere tramite una salita breve ma intensa, che alla fine permette di posare lo sguardo che panorama che abbraccia isolotti come Sa Conillera e promontori rocciosi che delimitano il porto naturale.
All’interno, i segni lasciati dai prigionieri francesi incisi sulle pareti raccontano una storia più concreta di qualsiasi guida.
Gli scavi del monastero bizantino
A pochi passi dal porto emergono resti che riportano a un periodo meno noto: tra il IV e il VII secolo, gruppi monastici scelsero Cabrera per una vita ascetica.
Una lettera di Papa Gregorio Magno testimonia persino problemi disciplinari tra questi monaci. Gli scavi hanno restituito tombe, strutture e tracce di una comunità sorprendentemente organizzata per un luogo così remoto.
L’accampamento dei prigionieri francesi
Qui la storia si fa cruda, con vestigia che narrano di uomini che riutilizzarono materiali antichi per costruire rifugi di fortuna. Le condizioni erano talmente estreme da spingere a gesti disperati. Camminare tra questi resti richiede una certa lucidità, anche perché non c’è alcun tipo di spettacolarizzazione.
Il museo Es Celler
All’interno di un edificio rurale, il museo Es Celler raccoglie reperti archeologici, ricostruzioni e oggetti recuperati dai fondali come anfore, strumenti e resti di epoche diverse. Una sala riproduce le tombe dei monaci, mentre un’altra racconta i naufragi avvenuti nelle acque circostanti. Il tutto con una grande semplicità, ma che funziona al suo massimo.
Faro di n’Ensiola
Punta verso sud-est, a 121 metri sul livello del mare e segna l’estremità meridionale dell’isola. Completato nel 1870, mostra una torre bianca e rossa slanciata con lanterna ottagonale in ghisa. Raggiungerlo richiede un’escursione impegnativa di circa un’ora e mezza lungo il sentiero costiero: il cammino costeggia scogliere a strapiombo, passa accanto a nidi di gabbiani reali e regala scorci di grotte marine.

Le antiche strutture produttive
Resti di vasche per la salatura del pesce risalenti all’epoca cartaginese e tracce di lavorazione della porpora fenicia sono testimonianze di un‘isola attiva, inserita nei commerci mediterranei, anche in passato. Il dettaglio più curioso arriva dalle conchiglie di murex, utilizzate per ottenere il pigmento viola destinato alle élite.
Il piccolo cimitero e la leggenda di Bochler
Lungo il sentiero verso il castello compare un recinto discreto dove sarebbe stato sepolto Johannes Bochler, pilota tedesco caduto durante la Seconda Guerra Mondiale. Le storie locali parlano di una presenza chiamata “el lapa”, in grado di attaccarsi ai vivi provocando una sensazione fisica reale. Il trasferimento dei resti, avvenuto anni dopo, sembra aver complicato ulteriormente il racconto.
Si tratta di una leggenda, certo. Eppure il luogo conserva un’atmosfera difficile da ignorare.
Le spiagge più belle di Cabrera
La costa di questa perla delle Baleari si presenta frastagliata e ricca di insenature protette in cui l’acqua resta immobile. Tra le migliori spiagge segnaliamo:
- S’Espalmador: striscia di sabbia chiarissima con acqua che vira su tonalità irreali. La trasparenza è tale da rendere visibile il fondale anche a distanza.
- Sa Platgeta: più raccolta, con ciottoli e vegetazione fitta alle spalle. Il silenzio qui assume una consistenza quasi fisica.
- Platja d’es Pagès: meno frequentata rispetto alle due sopra, si caratterizza per essere circondata da un paesaggio più selvatico. È ideale per chi desidera una dimensione ancora più isolata.
Sotto la superficie di queste spiagge spagnole, tra le altre cose, si estende una delle praterie di posidonia meglio conservate del Mediterraneo. Si tratta di un ecosistema che sostiene una biodiversità notevole, dai pesci alle grandi specie marine.
Dove si trova e come arrivare
L’affascinante isoletta di Cabrera si raggiunge solo via mare. Le partenze principali avvengono da Colonia Sant Jordi o Porto Petro (Isola di Mairoca), con escursioni organizzate oppure imbarcazioni private autorizzate.
Chi arriva con una barca deve prenotare una boa con largo anticipo. L’ancoraggio libero è infatti vietato per proteggere i fondali. Anche gli accessi giornalieri sono limitati, quindi improvvisare significa restare fuori.
Il periodo migliore va da maggio a ottobre, anche se in estate il caldo può offuscare la vista dell’isola da Maiorca, creando una sorta di miraggio. Primavera e inizio autunno donano, in cambio, una luce più pulita e temperature più gestibili.
Una nota pratica: sull’isola i servizi sono ridotti al minimo. Ci sono un punto ristoro essenziale, sentieri segnati e poco altro. A disposizione dei visitatori, inoltre, è presente un solo rifugio per la notte, ma che al momento resta chiuso per manutenzione.
Cabrera richiede adattamento. In cambio restituisce qualcosa che nel Mediterraneo è sempre più raro: una sensazione di distanza reale dal mondo abituale.