“L’India vuole usare serpenti e coccodrilli per proteggere le frontiere”: scoppia la polemica sui “guardiani rettili”
- Postato il 8 aprile 2026
- Animal House
- Di Il Fatto Quotidiano
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Non sempre i confini si difendono con muri o filo spinato. A volte, almeno nelle intenzioni, possono avere denti, squame e occhi che affiorano dall’acqua. È l’idea sorprendente che prende forma in India, dove la sicurezza delle frontiere potrebbe passare anche attraverso l’impiego di serpenti e coccodrilli come deterrenti naturali. Uno scenario che, per molti, sembra uscito più da un cartone animato che da un piano operativo reale. Agli appassionati Disney, infatti, potrebbe tornare alla mente Le avventure di Bianca e Bernie, dove i temibili Bruto e Nerone, due coccodrilli feroci al servizio della villain Madame Medusa, sorvegliano una palude rendendola praticamente inaccessibile. Un’immagine che oggi, sorprendentemente, trova un’eco nella realtà.
La proposta, emersa da un documento interno riportato dal quotidiano The Hindu, invita le unità della Border Security Force a valutare la fattibilità operativa di questa soluzione. In quest’ultima, si afferma che è necessario “studiare e valutare, da un punto di vista operativo, la fattibilità del dispiegamento di rettili, come serpenti o coccodrilli, nei tratti fluviali vulnerabili della frontiera”. L’obiettivo è chiaro: rendere più difficile l’attraversamento illegale lungo i confini con Bangladesh e Pakistan, aree dove il territorio complesso, tra fiumi, colline e vallate, offre spesso varchi difficili da controllare con mezzi tradizionali.
Dietro l’idea ci sarebbe anche l’indirizzo politico del ministro dell’Interno Amit Shah, impegnato a rafforzare la sicurezza delle frontiere in un contesto segnato da migrazione irregolare e traffici illeciti. L’utilizzo di rettili, almeno sulla carta, si inserirebbe in una strategia più ampia che comprende nuove recinzioni e un controllo più serrato del territorio.
La strategia che divide
Ma tra teoria e pratica si apre una distanza notevole. Le perplessità non mancano: come reperire gli animali? Chi ne gestirebbe la presenza? E soprattutto, quali conseguenze ci sarebbero per le comunità locali che vivono a ridosso dei fiumi? Un funzionario citato in forma anonima ha già sollevato dubbi concreti, sottolineando che il piano non è ancora stato attuato e resta oggetto di valutazione. Il rischio, infatti, è che una misura pensata per aumentare la sicurezza finisca per generare nuove tensioni. In molte zone di confine, i villaggi sorgono a pochi metri dall’acqua e la convivenza con fauna potenzialmente pericolosa potrebbe trasformarsi in un problema quotidiano. A ciò si aggiungono questioni già aperte, come gli espropri e le proteste legate alla costruzione delle barriere fisiche.
L’idea dei “guardiani rettili” resta quindi sospesa tra suggestione e realtà operativa. Più che una soluzione immediata, appare come il segnale di una ricerca sempre più spinta di strumenti non convenzionali per controllare confini difficili — dove la geografia, prima ancora della politica, detta le regole del gioco.
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