L'incredibile storia del primo oro azzurro

  • Postato il 11 febbraio 2026
  • Di Focus.it
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Nella storia dello sport esistono imprese che sembrano scritte per il cinema. Una di queste risale al 1948, quando l'Italia, ancora ferita dalle macerie della guerra, cercava un riscatto simbolico ai Giochi Olimpici Invernali di St. Moritz. Quel riscatto arrivò da un uomo che nessuno si aspettava: non un atleta di professione, ma un commerciante di frutta e verdura originario di Sondrio, capace di firmare la prima medaglia d'oro della storia azzurra alle Olimpiadi Invernali. Nino Bibbia trionfò nella disciplina più audace di tutte: lo skeleton. Cos'è lo Skeleton? È una sfida estrema alla gravità: l'atleta sfreccia su una piccola slitta d'acciaio a pancia in giù e a testa in avanti, con il mento a pochissimi centimetri dal ghiaccio. Senza freni e oltre i 100 km/h, si sterza solo con impercettibili spostamenti del corpo e dei piedi. Uno "straniero" in patria tra i signori del ghiaccio Nino Bibbia non era arrivato ai Giochi con una preparazione atletica, come dire, convenzionale. Trasferitosi da giovane in Svizzera, gestiva con la famiglia un negozio di ortofrutta proprio a St. Moritz. E la sua vera palestra erano state le strade ghiacciate e le piste locali, che percorreva ogni giorno per lavoro e passione con una confidenza... naturale.. Secondo un aneddoto leggendario, Bibbia avrebbe iniziato a praticare lo skeleton quasi per caso, entrando in possesso della sua prima slitta tramite un curioso scambio con un cliente del negozio, che gli avrebbe regalato una vecchia slitta in cambio, pare, di una ricca fornitura di frutta e verdura. A St. Moritz 1948, si iscrisse a più discipline (bob e skeleton), ma fu in quest'ultima — la più pericolosa, corsa a testa in avanti a pochi centimetri dal suolo — che accadde l'imprevisto. Nessuno sospettava che un venditore di mele potesse battere i "padroni di casa" del ghiaccio, i lord inglesi e i campioni americani dell'esclusivo Cresta Run, il "tempio" mondiale dello skeleton e una delle istituzioni sportive più esclusive e pericolose al mondo, situata a St. Moritz, in Svizzera. Il miracolo di St. Moritz: il primo oro azzurro Il 3 e 4 febbraio 1948, sulla leggendaria pista, Bibbia forse sfuttò anche una qualità sulla quale gli altri non potevano contare: una straordinaria familiarità con il tracciato, maturata, si diceva, negli anni di frequentazione quotidiana. In altre parole Nino scivolava su un ghiaccio che conosceva palmo a palmo. Dopo sei manche estenuanti, Bibbia precedette l'americano John "Jack" Heaton. Fu il delirio: l'Italia conquistava la sua prima, storica medaglia d'oro in un'Olimpiade Invernale. La notizia fece il giro del mondo: un fruttivendolo valtellinese aveva sconfitto l'élite mondiale sfidando la forza di gravità a quasi 100 km/h su un semplice vassoio di ferro.. L'eredità di un campione: un primato durato decenni Nonostante il successo, Bibbia rimase un uomo di straordinaria umiltà. Continuò a gestire il suo negozio, pur diventando una leggenda vivente dello skeleton e vincendo, nel corso della carriera, oltre 200 competizioni internazionali. Il suo trionfo è un po' il simbolo dello spirito olimpico puro: la vittoria del talento e del coraggio su mezzi limitati e scarsa specializzazione. Quel primo oro rimase l'unico dell'Italia nello skeleton per oltre mezzo secolo..
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Focus.it

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