Alcune scaglie marroni trovate in una fiala di vetro romana rappresentano la prima prova chimica diretta dell'uso di feci umane come medicina nell'antichità. La scoperta è avvenuta quasi per caso tra i reperti del Museo di Bergama, in Turchia. Cenker Atila, archeologo dell'Università Sivas Cumhuriyet, ha notato residui insoliti in alcuni contenitori di vetro ignorati per anni.
Le analisi si sono concentrate su un unguentarium, una piccola bottiglia usata dai Romani per oli, profumi o medicinali. La fiala era stata trovata in una tomba dell'antica città di Pergamo ed era sigillata con argilla fin dall'antichità. Al momento dell'apertura, il reperto non emanava alcun cattivo odore, facilitando le operazioni di studio pubblicate sul Journal of Archaeological Science: Reports.. L'analisi scientifica: stanoli e timo
Il team di ricerca ha utilizzato la gascromatografia accoppiata alla spettrometria di massa (GC-MS) per identificare i composti organici del materiale. Gli scienziati hanno isolato il coprostanolo e il 24-etilcoprostanolo. Questi sono biomarcatori fecali tipici degli animali che metabolizzano il colesterolo. Il rapporto tra questi due composti indica, con altissima probabilità, una provenienza umana.
Un altro dato fondamentale è stata la presenza di carvacrolo, un composto aromatico tipico del timo. Atila ha precisato che le feci erano state mescolate deliberatamente con questa erba. Grazie ai testi antichi, i ricercatori hanno riconosciuto immediatamente la firma di un preparato medicinale. La formula è riconducibile alle pratiche di Galeno, il più celebre medico dell'epoca romana.. La medicina di Galeno e il "trucco" dell'aroma
Tra il II e il III secolo d.C., Pergamo era un centro d'eccellenza per la medicina antica. Galeno, nato proprio in questa città, descriveva nei suoi testi numerosi rimedi a base di escrementi per curare infezioni, infiammazioni e problemi riproduttivi. In un caso celebre, il medico citava le proprietà terapeutiche delle feci di un bambino nutrito con pane, legumi e vino.
I medici antichi erano però consapevoli del disgusto dei pazienti. Per questo motivo, raccomandavano di mascherare l'odore sgradevole con piante aromatiche, vino o aceto. Dunque lo studio conferma che queste ricette non erano solo teorie scritte nei libri, ma venivano realmente preparate e somministrate!.