L’Incontro di Pasqua nelle tradizioni popolari paesane. Raccontiamo cosa avviene a Misilmeri (Pa)
- Postato il 4 aprile 2026
- Attualità
- Di Paese Italia Press
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di Gian Piero Corso
MISILMERI, 4 aprile 2026 – (gpc) “L’intonazione del Gloria in excelsis Deo durante la Veglia Pasquale segna la fine di un tempo di mestizia connesso alla morte di Cristo per dare inizio a un nuovo tempo di festa e di giubilo”.
Le tradizioni popolari, ancora vive nei nostri paesi, fanno rinascere, nonostante i tempi bui e carichi di tensione, la gioia e la festa della Resurrezione.
Abbiamo chiesto a Giuseppe Giordano, professore associato di Etnomusicologia e Antropologia della Musica dell’Università di Roma Tor Vergata, come si vive ancora, nella genuinità delle nostre terre di Sicilia, ed in maniera particolare a Misilmeri, grosso centro della provincia palermitana, la festa di Pasqua.

“Prima della Riforma liturgica dettata dal Concilio Vaticano II, a Misilmeri come altrove – ci racconta il professore Giordano -, la Resurrezione era celebrata a mezzogiorno del Sabato Santo con la cosiddetta calata dâ tila: all’intonazione del Gloria veniva lasciata cadere con violenza una grande tela violacea che durante la Quaresima copriva per intero il presbiterio, svelando così l’Immagine del Cristo Risorto posta sull’altare maggiore, mentre dal cornicione interno della chiesa erano lanciate numerose immaginette sacre che i fedeli in seguito raccoglievano e conservavano per devozione (tale usanza, per molti anni andata persa, è stata poi ripresa durante l’Incontro di Pasqua, lanciando le immaginette dai campanili sulla folla dei fedeli)”.
Sappiamo che agli antichi riti della Pasqua venivano associati anche riti che allontanavano, nella credenza popolare, il demonio.
“Si. Nel mondo popolare alla Resurrezione di Cristo erano inoltre associati alcuni riti apotropaici, atti dunque ad allontanare il demonio nel nome di Cristo Risorto. Per esempio, al sentire lo scampanio che annunciava la Resurrezione, nelle campagne i contadini di Misilmeri usavano alzare in aria i loro attrezzi da lavoro (zappe, verghe) invocando il nome di Cristo, oppure i pastori usavano rimettere al collo degli animali i campanacci precedentemente tolti il Giovedì Santo in segno di lutto; e c’era anche chi, fra contadini e pastori, imbracciava il fucile sparando alcuni colpi in aria in segno di festa. Al contempo, nelle case le donne usavano invece impugnare un bastone e percuotere il pavimento nei punti simbolicamente più importanti delle abitazioni (di solito la parte in cui era collocato il letto nuziale) ripetendo di continuo questa esclamazione con una certa cadenza ritmica e melodia: «Nesci fora bruttu Bbau ca u Signuri risuscitàu».
Ma il momento più atteso da tutti i misilmeresi è stato però da sempre, come lo è ancora oggi, l’Incontro tra il Cristo Risorto e sua Madre nella mattina di Pasqua.
“È vero. Le prime notizie storiche su questa manifestazione le ritroviamo in una ricevuta di pagamento («àpoca») del 1742 compilata dal Superiore della Compagnia del SS. Sacramento in cui si fa cenno al restauro del braccio del Cristo Risuscitato e allo sparo di «maschi» (castagnole) nel giorno di Pasqua durante l’Incontro. Ciononostante è lecito supporre che la tradizione dell’Incontro a Misilmeri risalga ad anni ancora precedenti, anche sulla base degli stessi schemi rituali che ricalcano i canovacci delle manifestazioni religiose cinquecentesche presenti un po’ in tutta la Sicilia”.
Chi si occupava dell’organizzazione dell’evento?
“A organizzare l’Incontro di Pasqua è stata da sempre la Compagnia del SS. Sacramento, detta “dei babbuini” per via dell’abito confraternale indossato, costituito da una tunica bianca con cappuccio (nel 1950 la Compagnia venne fusa con l’omonima Confraternita). Tuttavia alcune notizie d’archivio ci informano che anche la Congregazione di Gesù e Maria nel passato collaborava con la Compagnia del Sacramento nell’organizzare la festa di Pasqua. In particolare, fino al 1924 i confrati di Gesù e Maria usavano fare il precetto Pasquale alla Madrice e in seguito accompagnare in processione la statua della Madonna dal Collegio verso la piazza, insieme a una parte del clero locale, mentre i confrati della Compagnia del Sacramento insieme all’arciprete accompagnavano il Cristo Risorto dalla Chiesa di San Paolino in piazza (come avviene tuttora)”.
Le statue della Madonna e del Cristo risorto, per la Pasqua misilmerese, sono conosciute dovunque per il loro caratteristico addobbo.
“Le due vare (fercoli), quella del Cristo e quella della Madonna, sono adornate ciascuna da quattro mazzuna: composizioni di fiori, frutta e ortaggi allestiti da mani esperte di alcune persone che si tramandano i saperi di padre in figlio. «Attaccari u mazzuni», ovvero confezionare questo elemento decorativo, non è cosa semplice in quanto è richiesta esperienza e una cospicua dose di pazienta e dedizione. È inoltre richiesta la collaborazione di diverse persone, spesso i membri stessi delle famiglie che detengono il privilegio di allestire un mazzuni. Nel passato, per i mazzuna venivano utilizzati soprattutto fiori dalla crescita spontanea, in particolare le margherite gialle o bianche (dette ciuri di màiu – fiori di maggio), ma anche fresie, barcu (violaciocca) e sudda (sulla), raccolti nelle campagne già dalle prime ore del sabato, mentre oggi si ricorre soprattutto a fiori in commercio, alcuni del tutto estranei alla flora locale. Con ogni tipo di fiore viene creata una fascia orizzontale nel mazzuni, mentre in basso si usa mettere la zagara di arance amare, perché più profumata rispetto alla zagara di arance dolci. Insieme ai fiori vengono posti diversi frutti e ortaggi locali, in particolare le primizie (pomodori, fichidindia, melograni, ciliegie, nespole, spighe, etc.). Nel passato alcuni frutti si conservavano per devozione avvolti nella paglia per mantenersi a lungo ed essere messi nel mazzuni il giorno di Pasqua. Nastri multicolore e bandierine completano il manufatto, talvolta insieme a uccellini collocati in graziose gabbiette”.
Quale significato dare a questi meravigliosi addobbi?
“Il mazzuni, secondo una visione puramente antropologica è per eccellenza simbolo della rinascita, della vita che si rinnova, è trionfo sulla morte. Non a caso alla sua estremità è posto u ciuri râ parma, l’inflorescenza maschile della palma, appena estratta dal suo involucro protettivo. Infatti, la stessa pianta che il Venerdì Santo, secca e guarnita di nastri neri, era posta sulla bara del Cristo morto (a parma rû Signuri mortu), la ritroviamo adesso rigenerata, fresca, quasi trionfante, su ognuno degli otto mazzuna”.
La mattina di Pasqua ogni mazzuni è portato in spalla fino alla vara, anche questo un rito dai molti significati.
“Certamente. Celebrare l’Incontro a Misilmeri significa in qualche maniera celebrare la vita, proprio attraverso i mazzuna, forse i veri protagonisti della festa. Infatti, non è un caso, come hai ricordato, se la mattina di Pasqua ogni mazzuni è portato in processione accompagnato dai tamburi, al pari di un simulacro, dalla casa in cui la famiglia lo allestisce fino alla chiesa dove si trova il Cristo Risorto o la Madonna, per essere collocato sul rispettivo fercolo. E poi, al termine della festa, come a chiudere il cerchio della vita, saranno gli stessi fiori dei mazzuna che andranno a omaggiare i familiari defunti al cimitero, spesso gli stessi familiari che quando erano in vita per diversi anni lo avevano allestito. Cosi come la frutta, soprattutto le primizie, sarà invece distribuita alle donne in gravidanza, in segno di augurio e prosperità, proprio come la “vite feconda” della Scrittura”.
U Ncontru, così come viene chiamato da tutti i misilmeresi, avviene per antica tradizione intorno a mezzogiorno nella piazza principale del paese, luogo carico di valenza simbolica a livello sociale e religioso.
“Al cenno del Superiore che alza e riabbassa il “bastone” (insegna confraternale) i due simulacri quasi nascosti dai mazzuna iniziano a muoversi di corsa l’uno verso l‘altro fino a “incontrarsi” in una magica giravolta (a furriata rî vari) che rappresenta l’abbraccio della Madre (alla quale cade il manto nero che la copriva in segno di lutto) con il Figlio risorto, ma simbolicamente rappresenta anche la riaffermazione di un ordine sociale, culturale e religioso. I contadini nel passato affidavano alla furriata rî vari gli esiti dell’annata agraria: se i fercoli compivano correttamente la giravolta si prevedeva un buon raccolto, viceversa quasi certamente sarebbe stata un’annata di crisi”.
Fede semplice ma sincera anche questa! Il suono delle campane “a mano” della Madrice, lo sparo dei mortaretti, il volo di palloncini e le acclamazioni e gli applausi dei fedeli coronano questo momento di gioia per tutti i misilmeresi, anche per quanti, emigrati per lavoro, ritornano in questa occasione quasi per riaffermare quel vincolo di unione con la propria terra, con il proprio paese e con le sue tradizioni.
“Fino agli anni Trenta circa del secolo scorso, la Compagnia del Sacramento e la Congregazione di Gesù e Maria usavano allestire quattro “bacchetti”, ovvero delle particolari composizioni floreali issate su delle aste e adornate con nastri, bandiere e spighe verdeggianti, che venivano portate in processione accanto alle due vare (due per ogni vara). Forse, affidandoci alla sensibilità e all’impegno lodevole dei confrati del Sacramento, questa usanza potrebbe essere ripresa senza particolari difficoltà, rendendo ancora più ricca e originale la festa di Pasqua”.
Festa di popolo, riti religiosi e antiche tradizioni che rimangono vive per le generazioni future.
“All’Incontro, così come alla processione del Venerdì Santo, partecipano ancora – seppure in numeri del tutto ridotti rispetto al passato – anche diversi bambini vestiti da santi: a Zammaritana (la samaritana, vestita di rosso, ingioiellata e con un secchiello in mano), San Giuvannuzzu (vestito con pelli di agnello e con in mano una bandierina sulla quale si legge “Ecce Agnus Dei”), San Francesco, l’Angelo, Santa Rita (questi sono i santi più frequentemente impersonati). Nel passato erano proprio i bambini che durante la processione di Pasqua gettavano petali di fiori lungo il tragitto e intonavano questa semplice canzoncina:
Alleluia! Alleluia!
Già Gesù Risuscitò.
Vedo la tomba splendida
splendida come un giglio
Maria ritrova il Figlio
presto se l’abbracciò”.
Grazie professore!
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