Liguria, sei persone hanno chiesto l’accesso al suicidio assistito. Cappato: “Subito una legge regionale”
- Postato il 2 aprile 2025
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- Di Il Vostro Giornale
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Liguria. Sono sei le persone che, in Liguria, hanno chiesto accesso al suicidio medicalmente assistito, anche se il quadro “è frammentario, opaco e fortemente dipendente dalle valutazioni delle singole Asl”.
A diffondere i dati è l’Associazione Luca Coscioni, che ha inviato a tutte le Regioni una richiesta di accesso agli atti per capire quante richieste di suicidio medicalmente assistito siano state presentate alle Asl e quante siano pendenti. Da quanto ricevuto a oggi dall’associazione le richieste totali in Italia sono 51, un dato parziale vista la scelta di alcuni enti di non rispondere alla richiesta. Le Regioni che hanno inviato i dati sono 11: oltre alla Liguria, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Piemonte, Marche, Abruzzo, Bolzano, Sicilia, Calabria e Campania. Il maggior numero di richieste si registra in Veneto (15) seguito da Lombardia (14) e Marche (7). Poi arriva la Liguria con sei.
Le richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito in Liguria
La metà delle richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito arrivano dalla Città Metropolitana di Genova: la prima risale al luglio 2022, e il paziente non possedeva il requisito del trattamento di sostegno vitale. La seconda, a ottobre 2024, riguarda un paziente affetto da Sclerosi laterale amiotrofica, valutato da una commissione di specialisti. Il Comitato Etico ha ritenuto che non sussistessero i presupposti richiesti dalla Corte Costituzionale (possibilità futura di accesso alle procedure), sia per la natura della richiesta sia per le condizioni cliniche attuali del paziente. La terza è stata inoltrata a febbraio 2025, e si è ancora in attesa della riunione della commissione dei sanitari.
Le altre tre richieste sono nella provincia di Imperia (un paziente con indicazione della patologia, della valutazione dei requisiti e dell’attivazione del servizio di cure palliative), nella provincia di Savona e in quella della Spezia (con richiesta di valutazione, senza ulteriori specifiche).
“A quasi un anno dal primo deposito della proposta di legge regionale nella precedente legislatura e a due mesi dal secondo deposito in questa legislatura, la sua discussione è ancora ferma – sottolineano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – Dall’1 al 13 aprile saremo mobilitati in tutta la regione per chiedere con urgenza che la nuova consiliatura garantisca continuità istituzionale, tempi certi per il dibattito e un percorso chiaro e rispettoso dei diritti, in linea con i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale”.
L’accesso al suicidio medicalmente assistito in Italia
In assenza di una legge nazionale che regolamenti l’aiuto alla morte volontaria, ovvero l’accesso al suicidio assistito, in Italia questa scelta di fine vita è normata dalla sentenza numero 242 del 2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato-Antoniani, che ha legalizzato l’accesso alla procedura ma solo a precise condizioni di salute delle persone.
La Consulta ha disposto, con una sentenza di incostituzionalità parziale dell’articolo 580 del codice penale, che la persona malata che vuole accedere all’aiuto alla morte volontaria (suicidio assistito) deve essere in possesso di determinati requisiti: la capacità di autodeterminarsi, soffrire di una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che la persona reputa intollerabili, ed essere dipendente da trattamenti di sostegno vitale.
Questi requisiti, insieme alle modalità per procedere, devono essere verificati dal Servizio Sanitario Nazionale con le modalità previste dalla legge sulle Dat agli articoli 1 e 2 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, 219/17), previo parere del comitato etico territorialmente competente. L’azienda sanitaria deve inoltre verificare le modalità di esecuzione le quali dovranno essere evidentemente tali da evitare abusi in danno di persone vulnerabili, da garantire la dignità del paziente e da evitare al medesimo sofferenze.
Ai sensi della recente sentenza costituzionale n.135 del 2024 la Consulta ha anche ampliato la portata del requisito del trattamento di sostegno vitale includendo tutte quelle procedure che, indipendentemente dal loro grado di complessità tecnica e di invasività, sono normalmente compiute da familiari o caregiver. Ha inoltre affermato che il requisito del “trattamento di sostegno vitale” può dirsi soddisfatto anche quando non sia in esecuzione perché, legittimamente, rifiutato dalla persona malata.
In Liguria depositata la legge, ma si è in attesa dell’inizio dell’iter
Il Servizio Sanitario però non garantisce tempi certi per effettuare le verifiche e rispondere alle persone malate che hanno diritto di porre fine alla propria vita. Per questo motivo, nel rispetto delle competenze regionali, l’Associazione Luca Coscioni ha promosso a livello nazionale la campagna “Liberi Subito” con raccolta firme per proposte di legge regionali che garantiscano il percorso di richiesta di suicidio medicalmente assistito e i controlli necessari in tempi certi, adeguati e definiti.
A oggi in Italia l’unica Regione che ha approvato la proposta di legge Liberi Subito sul fine vita è la Toscana. In Liguria la proposta è stata depositata a fine gennaio, dall’Associazione Luca Coscioni e da tutti i gruppi di opposizione, ed è in attesa di inizio iter. Nella scorsa legislatura erano arrivate significative aperture da parte dell’ex presidente Giovanni Toti e di diversi consiglieri di maggioranza, ma il presidente Marco Bucci non ha voluto ancora entrare nel merito: “Non ho letto nulla, non so di cosa parlano. La leggerò e poi la commenterò. C’è già una legge nazionale che segue il percorso, se è ben scritta è inutile fare una legge nostra”.