L’ex pg della Cassazione Salvi rivendica una scelta di chiarezza nel caso Palamara

  • Postato il 21 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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L’ex pg della Cassazione Salvi rivendica una scelta di chiarezza nel caso Palamara

Al direttore - Il monito del presidente Mattarella non sembra molto seguito. Per il mio impegno da magistrato in pensione per il No al referendum mi ritrovo indicato come – addirittura – una delle cause della crisi della giustizia. Vecchie questioni già ampiamente discusse, che riguardano l’azione disciplinare, vengono riprese per delegittimare le mie posizioni. Le informazioni fornite sono incomplete e non corrette. La Procura generale si trovò improvvisamente a dover esaminare oltre 60 mila conversazioni delle chat di Palamara, trasmesse dalla Procura della Repubblica di Perugia senza alcun filtro, una massa di informazioni senza capo né coda. Sarebbero state irricevibili, secondo le previsioni che del Dpr 109/2006 che regolano la materia. La Procura generale ritenne però che fosse necessario esaminarle comunque. Fu quindi formato un gruppo di lavoro che iniziò a mettervi ordine. Il gruppo, con la supervisione dell’allora Avvocato generale, Luigi Salvato, elaborò i criteri con cui procedere alla decisione su esercizio dell’azione o archiviazione. Così nascono la circolare, frutto di un lavoro collettivo, e la mia decisione di renderla pubblica. Era la prima volta nella sua storia che la Procura generale scriveva come avrebbe esercitato i suoi poteri. Una scelta di chiarezza e trasparenza che ognuno dovrebbe apprezzare, al di là delle strumentali polemiche referendarie. Le azioni esercitate non furono poche. Alla fine di giugno 2022, quando lasciai l’incarico, erano state esercitate 32 azioni disciplinari nei confronti di 28 magistrati. Di questi, 20 erano già stati rinviati a giudizio e vi erano state 14 condanne e 6 assoluzioni. Le condanne, oltre alla rimozione del dr. Luca Palamara, sono state le più gravi per sette magistrati, cioè la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio o la perdita di anzianità. Per i restanti sei casi vi fu la censura; nessuna sanzione minore. Le assoluzioni sono state sei mentre per due casi vi è stato il proscioglimento per la scarsa rilevanza del fatto. Altri procedimenti erano sospesi per varie ragioni, tra cui la pregiudizialità penale. La procura generale ha impugnato una assoluzione. Nessuna impugnazione vi è stata da parte del ministro; nessuna azione autonoma fu esercitata dal ministro. Dovrebbe apprezzarsi da chi si dichiara garantista il rispetto assoluto dei principi di legalità e tipicità che hanno presieduto all’azione disciplinare. La circolare sulla causa di non punibilità per i fatti di scarsa rilevanza attuava le previsioni della Corte di cassazione che riteneva ammissibile l’applicazione di questa norma, anche quando fosse in astratto prevista la gravità del reato; essa, quindi, dava trasparenti indicazioni per evitare difformità di valutazioni nell’ufficio e giudizi inutili. Solo chi non conosce la giurisprudenza della Cassazione può stupirsi delle nostre determinazioni… Le decisioni in merito, due al tempo della mia reggenza, non sono state impugnate dal ministro. La segretezza degli atti del procedimento nella fase pre-disciplinare, prima dell’esercizio dell’azione, non è una scelta della Procura generale e tantomeno mia. Essa è prevista dalla legge a tutela della riservatezza, come ha ribadito anche il Consiglio di Stato condannando alle spese chi aveva insistito per l’accesso. Ho previsto, per i casi più significativi, che sul sito della Procura generale fossero pubblicati gli estratti delle ragioni della decisione. Anche questa fu una misura innovativa volta alla trasparenza, pur nel rispetto dei vincoli di legge. Le circolari e le massime possono essere lette sul sito procura generale cassazione. In ogni caso, tutte le decisioni della Procura generale in materia sono sottoposte al vaglio del ministro che, se dissente, può esercitare l’azione. Diversità di valutazioni non vi furono al tempo della mia direzione dell’ufficio e, per quanto mi risulta, non vi sono state nemmeno da parte dell’attuale ministro di Giustizia. 
Giovanni Salvi

 

Risponde Ermes Antonucci. Prendiamo atto della lettera, che nulla smentisce di quanto scritto. Le circolari citate portano la firma di Giovanni Salvi ed è innegabile che abbiano avuto come effetto quello di trasformare uno dei più gravi scandali della storia della magistratura italiana in una sorta di amnistia di fatto. Lo conferma l’esiguo numero di azioni disciplinari esercitate, 32, a fronte delle migliaia di chat rinvenute nel telefono di Palamara: un dato che paradossalmente per Salvi sarebbe ragguardevole. La distanza tra la portata enorme dello scandalo e le sue modestissime conseguenze sul piano disciplinare non ha certo contribuito ad avviare un’operazione di pulizia nella magistratura né “a promuovere quel rinnovamento del governo autonomo di cui vi è necessità da tutti avvertita”: a esprimere questo monito fu il presidente Mattarella, nel luglio 2020.

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Autore
Il Foglio

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