L’esame è urgente, ma prima data utile è nel febbraio 2027. La denuncia di un paziente di Ragusa
- Postato il 12 aprile 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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Un paziente di Ragusa denuncia i tempi d'attesa estenuanti del sistema sanitario pubblico siciliano. Dopo aver partecipato allo screening gratuito per il tumore al colon retto, gli è stata assegnata una colonscopia a febbraio 2027, con quasi un anno di ritardo dalla diagnosi iniziale. Una situazione critica che evidenzia le criticità organizzative dei servizi ospedalieri e compromette l'efficacia della prevenzione oncologica, trasformando un percorso diagnostico cruciale in un'odissea burocratica.
Dalla diagnosi alla cura, ma con un’attesa che rischia di compromettere tutto il percorso di prevenzione. È il caso denunciato a Ragusa, dove un paziente, dopo aver aderito allo screening pubblico per il tumore al colon retto, si è visto fissare una colonscopia con un ritardo di quasi un anno. La vicenda prende avvio con tre prelievi effettuati nell’ambito del programma di prevenzione. Il referto, consegnato il 17 marzo scorso, evidenzia la presenza di sangue occulto, un segnale che richiede ulteriori accertamenti tempestivi. Il medico curante, infatti, firma immediatamente la richiesta per una colonscopia da eseguire entro dieci giorni.
Il giorno successivo il paziente si reca al Cup dell’Asp di Ragusa per prenotare l’esame. È qui che emerge la criticità: la prima data disponibile è il 12 febbraio 2027, a undici mesi di distanza dalla richiesta. A rendere pubblico il caso è Rosario Gugliotta, presidente della Rete civica articolo 32 di Ragusa, che punta il dito contro le falle del sistema sanitario locale. “A questo punto è lecito chiedersi a cosa servono le sbandierate, e ben retribuite, campagne di prevenzione se gli utenti a rischio vengono abbandonati a se stessi”, afferma.
La denuncia non si ferma al singolo episodio ma si inserisce in un quadro più ampio. La stessa Rete civica sottolinea come i ritardi negli accertamenti diagnostici rappresentino un problema già segnalato più volte. “Il ritardo negli accertamenti strumentali compromette i percorsi di prevenzione e cura”, evidenzia l’associazione, che critica anche la gestione delle priorità da parte dei vertici aziendali.
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