Leone XIV e la musica: la passione per il canto agostiniano «Tardi t’amai» (che è diventato una hit)

  • Postato il 25 marzo 2026
  • Di Panorama
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Correva l’anno 1980. In una stanza dell’Istituto Patristico Augustinianum di Roma, le dita di un giovane sacerdote scivolavano sui tasti di un organo. Le note, sperimentali, suonavano senza uno spartito, ma in modo armonioso. Re minore, Do, La minore, Re minore, Si bemolle, Sol minore. Da quegli accordi improvvisati nacque qualcosa che nessuno, in quel momento, avrebbe immaginato potesse arrivare fin dentro le sale del Palazzo Apostolico.

Il protagonista di questa storia è Padre Antonio Baldoni, religioso agostiniano, che stava cercando una melodia per una delle preghiere più intense e poetiche di quel capolavoro spirituale che sono le Confessioni di Sant’Agostino: «Tardi t’amai, bellezza così antica e così nuova, tardi t’amai». Parole con cui il vescovo di Ippona riconosce di aver cercato Dio a lungo, e a lungo sbagliando strada, prima di trovarla. Dal quel testo antico, padre Antonio ricavò quattro strofe, e decise di metterle in musica. Nacque così il canto Tardi t’amai.

La diffusione a livello mondiale

Baldoni era arrivato all’Augustinianum nel 1979, ospite del Collegio internazionale Santa Monica. Qui, aveva messo insieme una piccola band, composta da frati di diverse nazionalità. Nel 1981, quando aveva lasciato Roma, tra i nuovi studenti del Collegio figurava un nuovo confratello giunto dagli Stati Uniti. Un nome oggi piuttosto noto: quello di Robert Francis Prevost. I due si incrociarono appena all’epoca, ma si sarebbero rincontrati a distanza di molti anni.

Negli decenni successivi, il canto continuò a crescere in popolarità. Divenne un vero e proprio inno per l’Ordine di Sant’Agostino, adottato da monache, suore di congregazioni aggregate e laici del mondo agostiniano. Venne tradotto in più lingue, eseguito in versioni diverse, diffuso in video su tutti e cinque i continenti.

Leone XIV e «Tardi t’amai»

Oggi, quando i gruppi in udienza al Vaticano intonano Tardi t’amai, anche Leone XIV ne canta le parole, con un trasporto che solo un profondo agostiniano come il Pontefice può provare. Poi, finalmente, l’incontro, il 5 novembre scorso, durante un’udienza generale.

Il lavoro di padre Baldoni non si esaurisce in un singolo canto, per quanto sia nettamente il più conosciuto. No, nel corso degli anni ha continuato a mettere in musica i testi del vescovo di Ippona, affiancando alla composizione la scrittura di quaderni di riflessioni spirituali. Uno di questi, I sentieri spirituali dell’uomo, ha scelto di portarlo in dono a Leone XIV proprio durante quell’incontro di novembre.

Autore
Panorama

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