Le rovine di un’Operazione Militare Speciale. Il commento di D’Anna
- Postato il 22 febbraio 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Droni e trincee, missili e assalti frontali: l’inizio del quinto anno di guerra in Ucraina è sinonimo dell’escalation della tecnologia più avanzata e anticipatrice dei conflitti futuri che saranno combattuti da remoto mobilitando robot e cibernetica, satelliti e Sigint. Con meno vittime militari e ricorrenti massacri fra la popolazione civile.
Sun Tzu e von Clausewitz addio? Tutt’altro, solo che la guerra non è più strategicamente un’arte, ma una combinazione di algoritmi, risoluzioni alfanumeriche e dati, elaborati da supercomputer e megastrutture di intelligenza artificiale onnivore che muovono automi e sistemi d’arma tradizionali, laser e satellitari in grado di colpire con precisione trincee e bunker, oggetti volanti e mezzi in movimento, muovere attacchi a sorpresa, individuare i punti deboli degli avversari e scatenare morte e distruzione.
Carri armati e blindati obsoleti? Sì, fino a quando, come le grandi navi da battaglia, non disporranno di efficaci sistemi di difesa per neutralizzare attacchi di droni e missili.
Ancora funzionali, invece, soprattutto quelli stealth, i cacciabombardieri, anche se il loro ruolo è insidiato dai costi infinitamente minori e dalla crescente funzionalità ed efficacia dei droni. Analisi che riguarda per molti versi anche le portaerei, che rischiano di trasformarsi in portadroni.
Al contrario rimangono inalterate le potenzialità dell’artiglieria e la capacità di deterrenza dei sommergibili atomici stealth, progettati per operare in totale silenzio e sfuggire ai sonar.
Nonostante sia da più di un anno in stallo, con l’armata russa che quotidianamente manda allo sbaraglio un migliaio di soldati, l’evoluzione strategica bellica della guerra in Ucraina continua a determinare la continua sperimentazione di nuovi armamenti. Come i droni ucraini a lunga gittata, Fpv (First Person View, a vista diretta) e in special modo quelli in fibra ottica che rendono impossibile la loro intercettazione elettronica. Kyiv ha perfezionato anche droni integrati con l’intelligenza artificiale in grado di selezionare autonomamente l’obiettivo da colpire senza un pilota dedicato, mentre la Russia ha testato un nuovo missile ipersonico a raggio intermedio, Oreshnik, capace di colpire ad alta velocità e in grado di trasportare testate multiple.
Laboratorio di una guerra all’ultimo drone, iniziata con file chilometriche di carri armati diretti a Kyiv e con la flotta russa al largo di Odessa, il conflitto scatenato da Putin contro l’Ucraina rischia di concludersi con le immagini in dissolvenza della sedicente “operazione speciale” lanciata da Mosca il 24 febbraio 2022, immortalata sui libri di storia con le foto delle carcasse fumanti dei carri armati russi distrutti uno dopo l’altro, o con le riprese in stile Titanic dell’incrociatore missilistico Moskva che affonda dopo essere stato colpito dai droni ucraini.
La storia ci rivelerà in seguito chi e come ha sbaragliato, nelle prime convulse ore dell’invasione, i paracadutisti russi che avevano già conquistato l’aeroporto di Hostomel, a 10 chilometri dalla capitale, e stavano per far atterrare i reparti speciali che avevano il compito di occupare i centri nevralgici di Kyiv, catturare il Presidente Zelensky e installare un governo fantoccio.
Una battaglia cruciale conclusasi con l’azzeramento delle unità di paracadutisti di Mosca, il fallimento del blitz e l’inizio dell’eroica resistenza del popolo ucraino, con Zelensky che replica all’intelligence americana e inglese che insistevano per portarlo al sicuro: “Non mi muovo. La battaglia è qui, mi servono aiuti militari, non un passaggio!”.
All’inizio del quinto anno di guerra, il Center for Strategic and International Studies di Washington menziona una serie di dati che confermano come la Russia stia «pagando un prezzo straordinario per guadagni territoriali minimi»: un milione e mezzo di soldati uccisi, feriti o dispersi, ai quali vanno aggiunte le oltre 6.000 vittime e i 4.000 feriti fra i 14.000 militari nordcoreani inviati nella regione del Kursk invasa nei mesi scorsi dagli ucraini, ed il numero sconosciuto dei soldati provenienti da 36 Paesi africani, attualmente arruolati con contratti capestro nell’esercito russo.
Sarà difficile per Mosca spiegare ai genitori, alle vedove e ai figli dei soldati uccisi che in fondo non si è persa una guerra ma soltanto un’“operazione speciale”. Costata la vita, questa sì davvero speciale e insostituibile, di intere generazioni russe.
Vista da Mosca, dove a causa dell’inflazione alle stelle per sfamare una famiglia di tre persone non bastano duemila rubli al giorno, la vera anomalia dell’infinita ma fallita invasione dell’Ucraina è Vladimir Putin. Il presidente russo non ha alternative e non può porre fine al conflitto per la semplice ragione che lo stop alla guerra solleverebbe immediatamente una domanda fatale: perché tutto questo?
L’unica soluzione possibile è rappresentata dallo stesso Putin, che non può più salvare il salvabile, cioè lui, e tenterà di scaricare su altri la roulette russa che incombe sul suo destino. Per quanto ancora? Per un quinto anno di carneficina e disastro economico e sociale? Al Cremlino dopo ogni tramonto la certezza dell’alba non sembra più scontata.