Le relazioni pericolose tra Cina e Giappone: da Pechino arriva una stretta all’export dei prodotti a duplice uso, civile e militare
- Postato il 9 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Con la tradizionale prima visita al santuario shintōista preferito dove pregare i kami (le divinità, gli spiriti, animali, e in genere l’intera natura) perché assicurino fortuna e prosperità, è iniziato il 2026. Cosa porterà al Giappone l’Anno del Cavallo di Fuoco? Il Paese appare come un cavallo che galoppa verso un futuro caratterizzato da cambiamenti nel modo in cui le persone socializzano, lavorano, spendono i loro soldi, e su ciò a cui decidono di dedicare attenzione. Ma forse è più un timido puledro quello che muove passi cauti fuori dalla stalla, sul lato delle relazioni diplomatiche.
Nel nuovo anno appena iniziato e secondo alcuni analisti politici, il percorso dell’amministrazione Takaichi Sanae appare sì solida, ma con evidenti sfide all’orizzonte.
La capacità dell’attuale governo di durare nel tempo dipenderà dall’abilità della prima ministra di trasformare i positivi indici di gradimento in duraturi risultati legislativi, diplomatici ed economici. Per riuscirci dovrà badare meglio a ciò che fa e dice pubblicamente, nello specifico stare molto attenta all’acciaccata comunicazione con la vicinissima Cina. Proprio lunedì Takaichi ha affermato: “Il nostro Paese è aperto a varie opportunità di dialogo con la Cina e non ha mai chiuso le porte”. Alla colazione di governo però, serve una base più allargata e stabile, e così martedì 6 gennaio – primo giorno di lavoro del partito Liberal Democratico – il segretario generale Shunichi Suzuki ha suggerito che un tripartito che includa anche il DPP (Partito Democratico per il Popolo) al momento all’opposizione, sarebbe preferibile all’attuale coalizione di governo tra LDP e il Nippon Ishin (Partito dell’Innovazione Giapponese). Per ora tuttavia, la richiesta non ha ancora ricevuto una risposta.
Le relazioni con la Cina continuano a essere molto tese e alle precedenti richieste di Pechino ai propri cittadini di evitare viaggi in Giappone e la sospensione delle importazioni di prodotti ittici giapponesi, si sono aggiunti in settimana ulteriori divieti. Questa volta le restrizioni, conseguenti ai giudizi “errati” rilasciati a novembre dalla premier sulla questione Taiwan, riguardano le esportazioni in Giappone di prodotti a duplice uso, che possono essere utilizzati sia in ambito militare che civile, tra cui chimici, minerali, elettronica, sensori, sistemi di navigazione, software e tecnologie aerospaziali, divieto potenzialmente più dannoso rispetto alle precedenti misure di ritorsione. Il segretario capo gabinetto Kihara Minoru ha reagito con un: “Assolutamente inaccettabile”, mentre la camera di commercio giapponese a Pechino ha dichiarato che presenterà una petizione al governo cinese se le attività delle aziende giapponesi saranno ostacolate.
Chiaramente uno dei punti chiave dell’elenco è quello delle terre rare, di cui la Cina detiene quasi il monopolio sia per quanto riguarda l’estrazione che la raffinazione. Ci si chiede tuttavia se il divieto di esportazione dei prodotti a duplice uso entrerà davvero in vigore, anche perché negli ultimi tempi il Giappone ha ridotto la sua dipendenza dalle terre rare cinesi, dal 90% al 60%, mentre la Cina rischia di essere soggetta a misure di ritorsione da parte del Giappone e di vedersi negato l’accesso a materiali e tecnologie di cui necessita.
E il rapporto 2026 con gli Stati Uniti, anche in seguito agli ultimi eventi in Venezuela e alle mire trumpiane sulla Groenlandia? Si vedrà, per il momento Takaichi Sanae ha evitato di rispondere alla domanda se ritiene che il sequestro del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti abbia violato il diritto internazionale, ma intende recarsi a Washington all’inizio della primavera per dare seguito alla visita di Trump in Giappone dello scorso ottobre.
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