Le lacrimevoli balle di politica e giornali sul bosco di Rogoredo
- Postato il 26 febbraio 2026
- Di Il Foglio
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Le lacrimevoli balle di politica e giornali sul bosco di Rogoredo
A Rogoredo “avevamo due problemi e ne abbiamo risolto uno solo”, per usare la sintesi caustica di Filippo Facci. Un poliziotto accusato di omicidio è stato arrestato, a macchia d’olio si indaga sulle sue corruttele e violenze sugli stessi pusher e clienti della droga, forse le complicità di altri agenti (schema Serpico). Ma che si estirpino i comportamenti criminali di uno o più tutori deviati dell’ordine non risolve l’altro problema: Rogoredo rimane la zona di spaccio, violenza, degrado, abdicazione al controllo da parte dello stato della politica delle forze (sane) dell’ordine.
Il colpevole sarà punito, ma Rogoredo resta “la più grande piazza di spaccio d’Italia” che nessuno vuole vedere, al massimo si manda un cronista a piangerci sopra. E dopo il lampo delle Olimpiadi tornerà al suo buio. Per dirla con Facci: “Sino a prova contraria è stata Rogoredo a corrompere il poliziotto, non certo il contrario”. I media con il loro racconto non di rado distorsivo, e i politici afflitti da doppia demagogia – chi ora fa una penosa retromarcia e chi si lancia in goffi balzi in avanti – stanno invece contribuendo a nascondere la gravità del secondo problema. Annotare che l’osmosi quotidiana nella palude della droga, della possibilità di ricatto, del denaro nero sia una tentazione difficile da respingere è il minimo. Non giustifica nulla, sono i fatti. Stupisce il finto scandalo delle anime belle.
Intervistato, il capo della Polizia Vittorio Pisani è stato durissimo su Carmelo Cinturrino e gli eventuali complici. “Abbiamo indagato noi”. Sul controllo che come in ogni istituzione dovrebbe essere esercitato a monte, si vedrà. Ma resta l’altro problema, Rogoredo. E qui interviene la narrazione distorsiva. Sul Corriere di martedì Nando Dalla Chiesa discettava che il bosco della droga è un “non luogo che la città evita”, “Milano rinuncia al controllo del territorio”. Chi vi rinunci, però, non lo spiega. Nel 2016 erano arrivate le ruspe per la grande bonifica. Nel 2017 Italia Nostra si era intestata la riqualificazione green. Non è successo nulla, o molto poco. Agosto 2025: il boschetto della droga è tornato ufficialmente l’inferno che è sempre rimasto. In più, il ritorno dell’eroina. Nonostante i brillanti risultati annunciati a dicembre dal prefetto di Milano Claudio Sgaraglia: più 50 per cento di sequestri di droga, qualche dozzina di arresti. Ma continua a mancare un vero controllo del territorio la deterrenza, la bonifica di spacciatori e clienti. Dai giornali piovono lacrimevoli e a tratti surreali racconti del bosco di Rogoredo: lo scopo è raccontare il clima di violenza contro i pusher. Il metodo di Cinturrino “che era poi semplice: menare, e menare ancora”. La casa dove abitava? “Avevano tutti paura”. Paura della delinquenza? Ai giornali non risulta. E’ un gioco non innocente, picchiare contro la Polizia. Poi c’è il consueto “psicologo ed educatore” per il contributo buonista, astratto: “Non serve un approccio repressivo, è tutta gente che ha una storia, ha una sofferenza dentro”. “Non serve disboscare, il bosco ce l’hai dentro”. Elly Schlein vuole le scuse alla famiglia del pusher ucciso. In nome di quale legalità? Nessuno risolve Rogoredo.
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