“Le invettive antisemite, le dichiarazioni pro Hitler e l’adozione della svastica? Non sono un nazista. Amo gli ebrei. Ho un disturbo bipolare”: le scuse di Kanye West
- Postato il 27 gennaio 2026
- Musica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Le invettive antisemite, le dichiarazioni pro Hitler e l’adozione della svastica sono solo il frutto di un disturbo bipolare. Lo giura Kanye West che ha tenuto a specificare, con un messaggio condiviso sul Wall Street Journal, ieri lunedì 27 gennaio, di aver “perso il contatto con la realtà. Mi pento e sono profondamente mortificato per le mie azioni in quei momenti e mi impegno a rendermi responsabile, a ricevere cure e a cambiare in modo significativo. Questo, però, non giustifica ciò che ho fatto. Non sono un nazista o un antisemita. Amo il popolo ebraico”.
Il rapper e produttore statunitense riconosce le proprie responsabilità e racconta di aver intrapreso un percorso di cura per il disturbo bipolare. Nel testo, l’artista attribuisce le sue azioni a un “episodio maniacale di quattro mesi”, avvenuto all’inizio del 2025, caratterizzato da comportamenti “psicotici, paranoici e impulsivi” che avrebbero “distrutto la sua vita”. “Ci sono stati momenti in cui non volevo più essere qui”, ammette l’artista, parlando di un crollo personale culminato in quello che definisce il “punto più basso” della sua esistenza.
Kanye West affronta esplicitamente il tema delle sue esternazioni antisemite, delle dichiarazioni filonaziste e dell’uso della svastica, episodi che avevano portato alla rottura con sponsor, partner commerciali e larga parte dell’opinione pubblica. “Ho perso il contatto con la realtà”, scrive, aggiungendo di essere “profondamente mortificato” per quanto accaduto. “Non sono un nazista né un antisemita. Amo il popolo ebraico”, afferma, sottolineando che la malattia non giustifica le sue azioni, ma spiega il contesto in cui sono maturate.
West aveva pubblicato la canzone “Heil Hitler” lo scorso 8 maggio, in occasione dell’80esimo anniversario della sconfitta della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. Bandito dalle principali piattaforme di streaming – ma facilmente reperibile su internet – il brano è costato al suo autore anche l’annullamento di un visto per l’Australia.
Le scuse arrivano alla vigilia dell’uscita del nuovo album “Bully” in uscita il 30 gennaio e rappresentano il tentativo più articolato finora di prendere le distanze dalle provocazioni che avevano segnato la sua recente produzione artistica e mediatica, inclusi brani e merchandising a sfondo nazista.
“Non chiedo compassione né scorciatoie”, conclude Ye. “Chiedo solo pazienza e comprensione mentre cerco di ritrovare la strada di casa”.
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