L’attivista iraniana per i diritti umani Nasrin Sotoudeh è stata (di nuovo) arrestata: il post della figlia sui social
- Postato il 2 aprile 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Non c’è pace per l’avvocata e attivista per i diritti umani iraniana Nasrin Sotoudeh: la donna è stata arrestata dalle forze di sicurezza di Teheran mercoledì sera nella sua abitazione. Sequestrati anche i suoi computer portatili e telefoni cellulari. A dare la notizia dell’arresto è stata la figlia Mehraveh Khandan con un post sui social pubblicato qualche ora fa: “Abbiamo appena saputo che la mamma è stata arrestata ieri sera mentre era a casa da sola”. La ragazza ha poi aggiunto che non è stato possibile contattare la madre e che la sua famiglia non ha notizie del carcere in cui l’avvocata è attualmente detenuta.
Sotoudeh – attivista che ha dedicato la sua vita alla lotta per la libertà e per i diritti umani di prigionieri, dissidenti politici, donne e bambini – a causa del suo lavoro è stata continuamente presa di mira e perseguitata dalle autorità di Teheran. Il primo arresto risale al settembre del 2010 con l’accusa di “diffusione di propaganda contro lo Stato”. La donna fu successivamente condannata dalla magistratura iraniana a 11 anni di carcere con il divieto di esercitare la sua professione per 20 anni. Dopo una prigionia fatta di lunghi periodi di isolamento – dove le fu negato di vedere il marito e i figli piccoli – Nasrin fu liberata nel 2013 grazie alle proteste nazionali e internazionali.
Dopo aver difeso Shaparak Shajarizadeh e altre donne che protestavano contro l’obbligo di indossare l’hijab, il 13 giugno 2018 l’avvocata fu nuovamente arrestata e condannata a 33 anni di carcere subendo anche 149 frustate. Anche dal carcere Nasrin proseguì con le sue battaglie: nel 2020 portò avanti uno sciopero della fame durato sei mesi per protestare contro le condizioni disumane dei detenuti politici in Iran.
Grazie a un permesso medico dovuto al deterioramento delle sue condizioni fisiche, Sotoudeh partecipò nell’ottobre 2023 al funerale della 16enne Armita Geravand, uccisa da una guardia metropolitana perché non indossava il velo. Qui l’avvocata venne scovata delle forze di sicurezza e brutalmente picchiata in pubblico perché anche lei, come altre donne presenti, aveva scelto di non indossare l’hijab durante la sepoltura. La detenzione durò due settimane fino al rilascio del 16 novembre.
Una libertà provvisoria, durata fino a mercoledì sera con l’ennesimo arresto. L’ultimo commento di Sotoudeh sulla guerra in corso tra Iran e Usa era stato duro: “Un governo che per mezzo secolo ha gridato slogan di morte contro questo o quel paese, ora ci ha messi a rischio di morte”.
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