L’attentato di Violet Gibson a Benito Mussolini
- Postato il 12 aprile 2026
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Il Quotidiano del Sud
L’attentato di Violet Gibson a Benito Mussolini
Il libro dello scrittore calabrese Michele Caccamo sul fallito attentato a Benito Mussolini da parte dell’irlandese Violet Gibson.
COSENZA – Un colpo di pistola rischiò di cambiare la storia d’Italia e forse dell’intera umanità. Quando il 7 aprile di un secolo fa Violet Gibson premette il grilletto mirando alla testa di Benito Mussolini davanti al Campidoglio il corso degli eventi fu sul punto di mutare. Il Duce venne ferito di striscio al naso. Se la cavò con un vistoso cerotto che fiaccava la sua ricercata e ostentata posa marziale. Provvidenziale, a quanto pare, fu il saluto romano che modificò la postura di Mussolini ed evitò che la pallottola lo colpisse in testa. Una frazione di secondo e pochi centimetri fecero la differenza.
IL LIBRO DI MICHELE CACCAMO
Ma chi era Violet Gibson? E perché ha compiuto un gesto tanto eclatante quanto estremo? Sono gli interrogativi che si è posto il poeta, scrittore e drammaturgo Michele Caccamo, originario di Taurianova in provincia di Reggio Calabria, che ha dedicato alla vicenda il suo ultimo sforzo letterario. Il libro “Ho sparato a Mussolini. La san(ta) follia di Violet Gibson” non è una mera biografia o un’ asettica ricostruzione storica. L’autore, con uno stile narrativo originale e impattante, immagina che cosa abbia spinto cento anni fa Violet Gibson a mettere nel mirino Mussolini.
LE PAROLE DELL’AUTORE
«Sono sempre mosso da una motivazione spirituale, è così in tutto ciò che scrivo. L’attentato a Mussolini mi è subito parso interessante perché in una dichiarazione della Gibson lei disse “Mi è stato ordinato da Dio”. Allora, mi sono immaginato, siccome lei era profondamente cattolica, una storia diversa da quella che è poi la realtà. Faccio così in genere un po’ in tutte le mie opere, cerco sempre di trovare una morale diversa».
«E la morale in questa storia l’ho trovata proprio nella spinta religiosa che non era in realtà una follia, ma era qualcosa di mistico e di ispirato», aggiunge Caccamo. «Perché lei da quello che ho immaginato, che chiaramente non c’entra nulla con la vita reale di Gibson, sin da bambina iniziava ad avere delle preveggenze, vedeva quello che lei avrebbe fatto», sottolinea l’autore.
«Nonostante una serie di ricoveri manicomiali ha mostrato tuttavia una lucidità particolare con la volontà di sparare a Mussolini per salvare l’umanità perché Dio gliel’aveva imposto», spiega.
«Ma l’attentato fallì, la donna che avrebbe potuto salvarci dal fascismo non riuscì nel suo intento. La storia però forse non poteva essere cambiata, volendo essere fatalisti. Il secondo colpo, infatti, non fu esploso perché la pistola si inceppò», sottolinea Caccamo.
IL PROFILO DI VIOLET GIBSON
Aveva 50 anni Violet Gibson quando attentò alla vita di Mussolini. Figlia di Edward Gibson, politico irlandese, e di Frances Colles. Soffrì di gravi problemi di salute per tutta la sua vita, tentò il suicidio e venne internata più volte. Poi su consiglio dei medici il suo arrivo in Italia. Il clima del Belpaese avrebbe giovato alla donna, dissero. Occhi fissi e penetranti, zigomi pronunciati e viso pallido e scarno. Una signora britannica di mezza età che non faceva paura a nessuno ma che fu ad un passo dal riscrivere la storia. Caccamo si sofferma sugli aspetti “mistici” che hanno guidato la mano di Violet Gibson. All’indomani dell’attentato fu etichettata sbrigativamente come «una squilibrata» e «la mentecatta irlandese».
LA PREPARAZIONE DELL’ATTENTATO A MUSSOLINI
Il libro di Caccamo vuole per certi versi ridarle dignità, non in quanto eroina o terrorista ma, molto più semplicemente, come essere umano. Venne rimpatriata in Gran Bretagna e si spense nel 1956 nel manicomio di Northampton. In trent’anni scrisse svariate lettere, mai recapitate ai destinatari, in cui rivendicava il gesto. Una lucidità che è emersa anche nella preparazione dell’attentato. Comprò l’arma in periferia, lontano da occhi indiscreti, e si esercitò al tiro per quaranta giorni (lasso di tempo non casuale e ispirato al ritirò nel deserto di Gesù).
Nelle fasi successive al suo arresto fu decisiva la grande influenza della potente famiglia. I rapporti diplomatici tra la Gran Bretagna e l’Italia fascista erano buoni. Ai sudditi di re Giorgio V un baluardo antibolscevico nel cuore del Mediterraneo era a dir poco gradito. Violet Gibson finì invece mestamente nell’oblio della storia. La stessa storia che sfiorò di riscrivere.
Il Quotidiano del Sud.
L’attentato di Violet Gibson a Benito Mussolini