L’assassino di Aurora Livoli era stato espulso due volte dall’Italia. Parla l’altra ragazza aggredita quella sera: “Mi diceva ‘sei morta’”

  • Postato il 4 gennaio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Una sfilza di precedenti penali, irregolare dal 2019, espulso due volte, eppure libero di uccidere. Emilio Gabriel Valdez Velazco, il peruviano di 57 anni indagato per l’omicidio di Aurora Livoli, non doveva essere a Milano, non doveva essere in Italia. La sua fedina penale parla da sola: rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina. I precedenti per le violenze sono relativi al 2019, al 2024 e al 2025, ma il 57enne ha scontato il carcere a Pavia solo per la violenza sessuale commessa nel 2019. Valdez Velazco, entrato in Italia dalla frontiera di Linate nel 2017, si è trattenuto oltre i termini consentiti, diventando quindi irregolare dal 4 agosto del 2019. Nei suoi confronti il prefetto di Milano ha emesso il primo provvedimento di espulsione, eseguito dal questore di Milano con decreto di accompagnamento coattivo alla frontiera il 6 agosto dello stesso anno.

Il 16 giugno del 2023, Valdez Velazco ha richiesto con kit postale il rilascio del permesso di soggiorno, in qualità di fratello di una cittadina italiana, permesso che gli è stato negato dal questore di Milano per motivi di pericolosità sociale, l’11 gennaio del 2024. Il 25 marzo del 2024, è stato arrestato perché rientrato in Italia prima che fossero decorsi 5 anni dall’esecuzione dell’espulsione. Nei suoi confronti è stato nuovamente adottato un provvedimento di espulsione, per motivi di pericolosità sociale, emesso il 26 marzo del 2024 dal prefetto di Milano, ed eseguito con ordine a lasciare il territorio dal questore di Milano. In occasione della seconda espulsione, non è stato possibile procedere al rimpatrio immediato di Valdez Velazco perché il passaporto risultava scaduto il 2 maggio del 2022 e quindi non idoneo a consentire l’imbarco immediato. Per questo motivo, è stata, quindi, richiesta l’assegnazione di un posto al Cpr affinché durante il trattenimento fosse possibile ottenere il relativo lasciapassare da parte dell’autorità consolare. Il posto, assegnato dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere nel locale Centro di Milano Corelli, è stato successivamente rifiutato a causa “dell’inidoneità alla vita in comunità, decretata dal medico, per un’asserita patologia delle vie urinarie e nei suoi confronti è stato emesso un ordine a lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni”. Così non è stato. E la sua carriera criminale ora si è arricchita del delitto più orrendo.

Inimmaginabile, a questo punto, la paura che avrà provato la prima donna aggredita da Valdez Velazco nella sera conclusasi con l’assassinio di Aurora Livoli. L’uomo, infatti, aveva già colpito poche ore prima di aggredire la 19enne. “Mi diceva solo ‘tu oggi muori, morirai’ mentre cercava di trascinarmi in un luogo buio e isolato”. Lo ha detto, in un’intervista a Repubblica, Camila, la ragazza vittima dell’aggressione da parte del 57enne peruviano. ”Stavo guardando il telefono, all’improvviso quell’uomo mi ha presa da dietro per il collo stringendomi fortissimo. Così forte che non riuscivo a respirare né a parlare – ha raccontato – Mi chiedeva di dargli il telefono e i soldi e mi diceva di stare zitta. Avevo paura, quindi ho fatto quello che mi diceva e gli ho dato il cellulare, perché non avevo soldi con me. Poi mi ha detto di alzarmi. Io sentivo che mi stava portando verso i binari, così ho fatto forza con i piedi perché ho capito che mi voleva buttare sui binari. Appena mi sono opposta – ha detto ancora – lui ha cambiato idea: mi ha detto di scendere le scale mentre mi stringeva più forte il collo e mi continuava a dire di stare zitta, che mi avrebbe uccisa. E intanto stringeva sempre di più”.

“Mentre mi portava giù ho sentito che il metrò stava arrivando – ha raccontato la giovane – Si è accorto anche lui, infatti si è spaventato e mi ha messo l’altra mano sulla bocca per non farmi urlare. Io mi sono girata un po’ con la testa per riuscire a sentire il suono di quando si aprono le porte del metrò e ho pensato ‘se le persone escono e mi sentono urlare, vengono di sicuro’”. La ricostruzione continua: “Non so da dove mi siano venute le forze, ma ho tolto la sua mano dalla mia bocca e ho iniziato a urlare ‘aiuto aiuto’ e la gente è venuta – ha spiegato – Lui è rimasto sorpreso dalla reazione, è rimasto fermo con le mani alzate. Così l’ho spinto, gli ho tolto il mio telefono e poi lui è salito sulle scale e io ho iniziato a urlare ‘prendetelo prendetelo‘. Ma lui ha cominciato a dire ‘è mia moglie’ ed è scappato”.

“Il giorno dopo la denuncia mi hanno chiamata e mi hanno fatto vedere delle foto – dice ancora Camila – Mentre mi stringeva io ho inclinato un po’ la testa e l’ho visto di profilo. Mi era rimasto impresso che aveva delle rughe in faccia e i capelli corti. Poi mentre mi teneva il braccio sul collo ho visto che la maglia o il giubbotto erano neri. Appena me l’hanno fatto vedere, l’ho riconosciuto subito. Era lui”. ”Mi dispiace tantissimo per Aurora”, ha affermato. “Posso immaginare quello che ha provato, forse le ha fatto la stessa cosa – ha aggiunto – Ho letto che aveva segni sul collo. Anche io li avevo dopo che mi ha aggredito, e infatti sono andata al Pronto soccorso. Mi sono messa nei suoi panni perché aveva la mia età e perché era successa la stessa cosa a me pochi minuti prima. Potevo essere io al suo posto”.

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