Lasciati a casa con un messaggio Whatsapp per aver scioperato. Nuova protesta alla Brt di Pisa per i dipendenti interinali non confermati

  • Postato il 14 gennaio 2026
  • Lavoro
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Contratto non rinnovato”. Il messaggio Whatsapp è arrivato il 31 dicembre alla stragrande maggioranza dei lavoratori interinali del magazzino AFS-BRT di Madonna dell’Acqua, in provincia di Pisa. I dipendenti coinvolti, che avevano partecipato allo sciopero del 18 novembre, hanno ricevuto la comunicazione che quello sarebbe stato il loro ultimo giorno di contratto. Al loro posto, l’azienda ha inserito nuovi lavoratori interinali per svolgere le stesse identiche mansioni. Proprio per questo, la mattina dell’8 gennaio, è ripartita la mobilitazione con uno sciopero di un’ora e un presidio davanti ai cancelli della struttura.

“Nonostante gli impegni presi dall’azienda, i lavoratori interinali che hanno partecipato allo sciopero del 18 novembre non hanno ottenuto il rinnovo del contratto oltre il 31 dicembre. Al loro posto sono stati inseriti nuovi lavoratori interinali, utilizzati per svolgere le stesse identiche mansioni”, denuncia il sindacato Multi in una nota. A mobilitarsi, in solidarietà dei lavoratori esclusi, sono stati anche i loro colleghi. Per Diritti in Comune si tratta di una “decisione che colpisce volutamente chi, nelle scorse settimane, si era mobilitato per difendere i propri diritti e pretendere condizioni di lavoro dignitose”. Il gruppo politico definisce l’episodio “gravissimo” e parla apertamente di “vera e propria ritorsione nei confronti di chi ha denunciato una forma di sfruttamento e si è organizzato attraverso la lotta sindacale”.

La vicenda si inserisce nel quadro della lunga mobilitazione iniziata a novembre, quando otto giorni di sciopero avevano portato a un accordo con l’intermediazione del sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli. Ma la protesta non riguarda solo i contratti. Il sindacato Multi denuncia anche che “l’azienda continua a non rispettare gli accordi anche in relazione al premio di produzione e il premio natalizio, premi che devono essere riconosciuti a tutti i lavoratori, con calcolo basato sulle ore effettivamente lavorate, senza discriminazioni”. Questioni che erano già state al centro della vertenza di novembre e che, secondo i lavoratori, rimangono irrisolte. Il sistema che viene denunciato ha radici profonde: “Da oltre un anno l’agenzia di somministrazione Universo fornisce manodopera ad AFS, appaltatrice di BRT per il servizio di picking, attraverso contratti a termine della durata di un solo mese, rinnovati sistematicamente”, spiega Diritti in Comune.

Un meccanismo che produce “precarietà e ricattabilità, finalizzato a risparmiare sul costo del lavoro e a garantire stipendi bassissimi, tra i 450 e i 600 euro al mese”. Secondo la testata locale QuiNewsPisa.it l’azienda respingerebbe le accuse e non riconosce il sindacato Multi come rappresentativo. Ma per i lavoratori e i loro sostenitori, il problema va oltre il riconoscimento sindacale. C’è una questione di fondo che riguarda l’applicazione del Piano Galileo, il piano aziendale di rilancio che BRT aveva promesso dopo essere stata “per anni sotto amministrazione giudiziaria per caporalato e frode”.

Il piano prevedeva di “stabilizzare i dipendenti e risanare gli appalti”, ma non verrebbe applicato equamente in tutti gli stabilimenti. Le richieste formulate sono chiare: “Rinnovo e tutela dei contratti interinali; rispetto degli accordi su premi e indennità; applicazione del Piano Galileo anche a Madonna dell’Acqua; continuità occupazionale e dignità del lavoro”. Secondo Diritti in Comune. “L’attacco diretto contro i lavoratori interinali che hanno protestato lancia un messaggio gravissimo, che va respinto con forza: chi si organizza sindacalmente deve essere marginalizzato ed espulso dallo stabilimento”.

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