L’alleato iraniano brucia, ma la Russia potrebbe trarne vantaggio (anche facendo affari con la Cina)

  • Postato il 6 marzo 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Gli Stati Uniti e Israele stanno bombardando un alleato del Cremlino: domani sarà una settimana tonda dall’avvio della campagna militare. Adesso l’Iran brucia e lo fa anche una regione in cui gli interessi politici. ed equilibrio strategici della Federazione, passano attraverso il rapporto dei russi con gli ayatollah. L’escalation regionale non piace ai russi, ma, paradossalmente, potrebbe finire per rafforzarli mentre la guerra contro l’Ucraina va avanti.

Teheran continua a bruciare, ma dagli iraniani non è arrivata alcuna richiesta di sostegno militare alla Russia da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato a lanciare attacchi in tutto il Paese. “Non ci sono state richieste dall’Iran” ha dichiarato il portavoce Dmitri Peskov ieri, mentre esplosioni continuavano a intensificarsi sul territorio persiano. Il presidente Putin ha condannato il “cinico assassinio” della Guida Suprema Ali Khamenei, evitando di esprimersi sulla campagna di bombardamenti Usa in corso. Mosca, oltre alle sempre taglienti dichiarazioni di condanna e di rito (particolarmente accusatorie quelle dell’ex presidente Medvedev) si è limitata a esprimere il proprio dissenso presso le istituzioni internazionali, come al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il blocco dello Stretto di Hormuz, coinvolto nelle ostilità belliche, ha immediatamente fatto schizzare i prezzi del petrolio e gas naturale liquefatto fino ad ottanta dollari al barile ma la cifra è destinata a gonfiarsi ulteriormente. Per i bombardamenti, gli impianti delle monarchie del Golfo hanno sospeso o ridotto la loro capacità di produzione ed esportazione, trasferendo vantaggi a fornitori energetici di greggio alternativi. In questo elenco di Paesi c’è sicuramente la Russia, che si prevede amplierà le sue fette di mercato. Teheran sta cambiando gli equilibri globali: tra le conseguenze meno dirette c’è il consolidamento dell’asse Mosca-Pechino, sempre più lontano dall’Ovest. Le forniture tra Russia e Cina erano già in crescita, ma tra gennaio e febbraio 2026 sono cresciute del 5,8%.

Se i russi restano assorbiti dalla crisi ucraina mentre il loro alleato in Medio Oriente viene progressivamente neutralizzato, gli americani concentrano le loro energie sull’Iran. E sul fronte ucraino, i negoziati non registrano avanzamenti per il nuovo teatro di guerra mediorientale che ha drenato sia attenzione che risorse americane. L’incertezza repubblicana che ha dato priorità a una nuova urgenza strategica isola ancora di più Kiev a cui rimasto solo supporto europeo. “Continueremo il processo diplomatico quando i nostri partner americani saranno pronti a lavorare come concordato: formati bilaterali con loro, formati trilaterali con la Russia, così come il lavoro con gli europei”, ha detto Zelensky, ma “In questo momento praticamente tutta l’attenzione del mondo è concentrata sulla situazione intorno all’Iran e, indipendentemente da quanto dureranno lì le ostilità, dobbiamo essere pronti a riprendere la diplomazia in qualsiasi momento”.

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Il Fatto Quotidiano

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