L’allarme di Larry Fink: con i prezzi del petrolio a 150 dollari, c’è il rischio di una recessione globale

  • Postato il 25 marzo 2026
  • Investments
  • Di Forbes Italia
  • 3 Visualizzazioni

Il petrolio potrebbe schizzare fino a 150 dollari al barile, trascinando con sé il rischio concreto di una nuova recessione mondiale. A lanciare l’allarme è Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, che punta il dito contro un fattore chiave di instabilità: l’Iran e la sua influenza nello scacchiere energetico globale.

La notizia è stata riportata da Reuters. Anche in caso di fine del conflitto in corso, avverte, la sola percezione di Teheran come minaccia per lo Stretto di Hormuz e per la sicurezza commerciale potrebbe bastare a mantenere i prezzi del greggio su livelli estremi, con effetti a catena su inflazione, crescita e stabilità economica mondiale.

“Se ci sarà una cessazione della guerra, ma l’Iran rimarrà comunque una minaccia, una minaccia per il commercio, una minaccia per lo Stretto di Hormuz, una minaccia per la pacifica coesistenza della regione del GCC, allora sostengo che potremmo avere anni di prezzi del petrolio superiori ai 100 dollari, più vicini ai 150 dollari, il che avrebbe profonde implicazioni per l’economia”, ha dichiarato Fink in un podcast della BBC.

L’impennata di petrolio e gas

Uno degli effetti più immediati e visibili della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran è la forte instabilità dei prezzi energetici. Petrolio e gas hanno registrato un’impennata significativa, con scenari che variano in base alla durata del conflitto: se la guerra dovesse concludersi entro marzo, il rincaro complessivo nel 2026 sarebbe pari al 12% rispetto al 2025; con quattro mesi di guerra, fino a giugno, l’aumento salirebbe al 60%; mentre in caso di conflitto prolungato fino a fine anno, i prezzi potrebbero addirittura crescere del 133%. Le stime arrivano dal Centro Studi Confindustria, secondo cui ciò comporterebbe un impatto diretto sull’inflazione di oltre 13 punti nello scenario peggiore e di circa 6 punti in quello intermedio.

Nel frattempo, i prezzi del petrolio restano altamente volatili: dopo i forti rialzi seguiti allo scoppio del conflitto, si è registrato anche un calo di circa il 4% in seguito alle indiscrezioni su una possibile proposta statunitense in 15 punti per porre fine alla guerra. Il conflitto ha inoltre quasi paralizzato le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale da cui transita circa un quinto delle forniture globali di greggio e gas naturale liquefatto, causando – secondo la Agenzia Internazionale dell’Energia – la più grave interruzione dell’offerta petrolifera mai registrata.

L’articolo L’allarme di Larry Fink: con i prezzi del petrolio a 150 dollari, c’è il rischio di una recessione globale è tratto da Forbes Italia.

Autore
Forbes Italia

Potrebbero anche piacerti