L’accordo sul grano in Ucraina è il modello per uscire dalla crisi dello Stretto di Hormuz: la proposta dell’Europa

  • Postato il 16 marzo 2026
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Oltre alle forniture energetiche, le tensioni nello stretto di Hormuz rischiano di colpire anche il mercato dei fertilizzanti e, a cascata, la produzione alimentare. Per questo l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha proposto il modello del corridoio del grano del Mar Nero sperimentato in Ucraina come chiave per trovare una via d’uscita dalla crisi e scongiurare l’aggravarsi dello choc energetico globale. L’ispirazione è il Black Sea Grain Initiative, l’accordo nato a Istanbul il 22 luglio 2022, per sbloccare l’esportazione di grano, alimenti e fertilizzanti dai porti ucraini di Odessa, Chornomorsk e Yuzhny durante la guerra. L’intesa ha permesso di esportare oltre 33 milioni di tonnellate di cibo, contribuendo a calmierare i prezzi globali e prevenire carestie, specialmente nei paesi a basso reddito, attraverso un corridoio umanitario marittimo sicuro nel Mar Nero. L’accordo è terminato nel luglio 2023 dopo la decisione della Russia di non rinnovarlo. Kallas ha riferito di avere parlato dell’applicazione del modello per lo Stretto con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, “per capire se sia possibile un’iniziativa a Hormuz simile a quella sul Mar Nero per il grano dell’Ucraina”.

Siglato da Ucraina, Russia, Turchia e Nazioni Unite per riaprire le esportazioni agricole ucraine dopo il blocco dei porti causato dall’invasione russa, il ‘patto del grano’ servì a sbloccare circa 20 milioni di tonnellate di cereali rimaste ferme nei silos ucraini dopo l’aggressione russa. L’intesa istituiva un corridoio marittimo sicuro nel Mar Nero per le navi in partenza dai porti Odessa, Chornomorsk e Yuzhny, con controlli coordinati a Istanbul da rappresentanti di Mosca, Kiev, Ankara e dell’Onu.

Rimasto in vigore per circa un anno, prima del ritiro della Russia, il meccanismo ha consentito l’export di oltre 33 milioni di tonnellate di cereali e prodotti agricoli, in gran parte ai Paesi in via di sviluppo, contribuendo a raffreddare i prezzi ed evitare una crisi più grave soprattutto in Africa e Medio Oriente. Il parallelismo con Hormuz si fonda sul compromesso tecnico raggiunto con la mediazione dell’Onu e senza un cessate il fuoco, che potrebbe offrire una via per sbloccare i flussi energetici nello Stretto, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.

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Il Fatto Quotidiano

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