La Zes, un buon modello per curare la sindrome dello zero virgola
- Postato il 20 febbraio 2026
- Di Il Foglio
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La Zes, un buon modello per curare la sindrome dello zero virgola
Al direttore - Gentile direttore Cerasa, le racconto un breve e divertente aneddoto, un punto di vista esterno sulla riforma della giustizia e sull’enormità, nonché sulla normalizzazione dell’anomalia del sistema Italia. Quando ho iniziato a lavorare a Bruxelles grazie a uno stage presso il Parlamento europeo, il mio superiore era finlandese. Ci siamo incontrati il primo giorno per una rapida presentazione e per conoscerci prima di iniziare a lavorare. Siamo velocemente finiti al classico scenario della capitale europea, fatto di differenze e stereotipi tra vari paesi. Nel nostro caso, Italia e Finlandia. Invece di parlare di clima, cucina o abitudini, gli domandai a bruciapelo: mi sapresti nominare tre pm (public prosecutors) finlandesi che siano personaggi noti? Mi guardò come se fossi matto. Gli spiegai allora come funzionano le cose da noi e rimase incredulo. Sono passati anni e continuo a pensare che in Finlandia nessun pm abbia mai trascorso nemmeno un’ora in televisione.
Antonio Astolfi
Quando in un paese il presidente della Repubblica si ritrova costretto a ricordare che “giudici e pubblici ministeri hanno il dovere di essere e di apparire – apparire ed essere – irreprensibili e imparziali” (28 maggio 2025) significa una cosa semplice: che in quel paese i giudici e i pubblici ministeri giocando un po’ troppo con il processo mediatico non fanno di tutto per apparire ed essere irreprensibili e imparziali. E la ragione per cui non lo fanno è semplice: in un paese in cui spesso si fa carriera per appartenenza, e non solo per merito, fare notizia per quel che si dice a volte è più importante che fare notizia per quel che si fa.
Al direttore - “Se non vi aiutate voi, né la Provvidenza né il governo vi aiuteranno”. Così Antonio De Viti De Marco, grande economista pugliese, ammoniva il Mezzogiorno oltre un secolo fa. Oggi quella lezione è più attuale che mai. Perché i numeri dimostrano che quando il sud si organizza e investe su sé stesso, i risultati sono sorprendenti: tra il 2019 e il 2024 il Mezzogiorno ha registrato una crescita del pil del +7,7 per cento, superando la media nazionale. La Puglia ha fatto ancora meglio: +10,9 per cento tra il 2014 e il 2023. Non solo: con 3.702 startup innovative, il sud rappresenta oggi il 26 per cento del totale nazionale. Un dato che sarebbe stato impensabile soltanto qualche anno fa e che oggi testimonia una vitalità imprenditoriale ben lontana dagli stereotipi e dai falsi miti, che caratterizzano ancora la narrazione meridionalista. Visto da Bari e dal Mezzogiorno, il dibattito lanciato da Claudio Cerasa sulla necessità di mettere l’agenda del “Partito del pil” al centro dell’azione di governo è ancora più importante. Perché qui più che mai occorre supportare con provvedimenti concreti lo sforzo (a volte eroico) di centinaia di migliaia di imprenditori che negli ultimi anni hanno risvegliato l’economia meridionale da un lungo letargo. Senza dimenticare che, forse per la prima volta nella storia, una misura dedicata a chi fa impresa nel Mezzogiorno è diventata un modello nazionale: è la Zes, che ha attratto capitali e creato occupazione grazie a semplificazioni e incentivi automatici. La proclamazione di Bari e Bat come “Capitale della cultura d’impresa 2026” sigilla questo cambiamento profondo: la diffusione di una cultura imprenditoriale che vede nell’innovazione e nell’apertura ai mercati le chiavi per competere. Ora serve una scelta di campo netta a favore dello sviluppo, dell’innovazione e del rischio. Mettendo in campo l’agenda definita dal presidente Orsini e fondata su due pilastri: un piano pluriennale per l’industria, che vada oltre i vincoli delle singole leggi di Bilancio per agevolare gli investimenti e l’innovazione, e l’abbattimento dei costi record dell’energia che oggi rappresentano un macigno sulla competitività delle imprese italiane. Il sud ha dimostrato di saper correre. Ora ha bisogno di un sistema-paese che non si rassegni alla “sindrome dello zero virgola”.
Mario Aprile, presidente Confindustria Bari-Bat
La Zes ha funzionato bene, ha creato semplificazioni, ha eliminato un po’ di burocrazia, ha generato occasioni di crescita. E se il modello delle semplificazioni regionali diventasse un modello di semplificazione nazionale ci sarebbero ragioni ulteriori per essere ottimisti rispetto alla capacità di non rassegnarsi alla sindrome dello zero virgola. In bocca al lupo.
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