La vita da grandi: il primo film di Greta Scarano commuove (e diverte)
- Postato il 2 aprile 2025
- Cinema & Tv
- Di Artribune
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Per fare un film, per esordire alla regia di un lungometraggio, ci vuole prima di tutto una bella storia, una di quelle per cui vale la pena provare, mettersi in gioco e lasciarsi trasportare dalla grande “orchestra” che è il set cinematografico in tutte le sue fasi.
L’attrice Greta Scarano (Romanzo Criminale – La Serie, In Treatment e Suburra) – che già si era messa alla prova con il cortometraggio Feliz Navidad (2023) – debutta ora con la sua opera prima, La vita da grandi, al cinema dal 3 aprile 2025 con 01 Distribution.
La vita da grandi: storia di due fratelli tra paure e speranze
La vita da grandi, scritto con Sofia Assirelli e Tietia Madia, è un film dolce e doloroso, ironico e serioso, vitale e travolgente. Guardarlo senza ridere o commuoversi è impossibile.
È la storia di Irene (Matilda De Angelis) che vive la sua vita a Roma, quando sua madre le chiede di tornare per qualche giorno a Rimini, la città dove è nata e dalla quale è fuggita, per prendersi cura del fratello maggiore autistico, Omar (Yuri Tuci). Una volta insieme, Irene scopre che Omar ha le idee chiarissime sul suo futuro: non ha nessuna intenzione di vivere con lei quando i loro genitori non ci saranno più ed è pronto a tutto per realizzare i sogni della sua vita: vuole sposarsi, avere tre figli – perché 3 è il numero perfetto – e vuole diventare un cantante rap famoso.
Ma perché tutte queste cose accadano, Omar deve prima di tutto diventare autonomo. Con Irene inizia così un tenero e toccante corso intensivo per diventare “adulto”. Nella loro casa piena di ricordi, Irene e Omar affrontano insieme paure e speranze e scoprono che per crescere, a volte, bisogna essere in due.
Un film tratto dalla storia vera di Damiano e Margherita Tercon
“Quando ho intercettato la storia di Damiano e Margherita Tercon – il film è tratto dal loro primo libro – ne sono rimasta letteralmente folgorata: ho sentito che aveva un enorme potenziale emotivo e ho immediatamente pensato che l’avrei voluta raccontare come regista”, dichiara Greta Scarano. “Pur non avendo un fratello con disabilità, sono cresciuta in una famiglia disfunzionale (come moltissime persone), cosa che mi ha fatto empatizzare da subito con la famiglia protagonista del film e penso che chiunque, pur non vivendo la specifica condizione della disabilità, possa ritrovare un pezzetto di sé nelle dinamiche del film”.
La vita da grandi non è un film sull’autismo. Lo è anche certo, però è molto di più. È una storia che mette in scena le relazioni familiari, complesse, disfunzionali, perfette o imperfette a seconda dei punti di vista. Qui, in esse, lo spettro dell’autismo è una componente ingombrante, ma non è la sola a creare scombussoli. Ci sono anche le paure di una trentenne che sta costruendo la sua vita e che tra alti e bassi vuole e desidera essere felice.

Il messaggio: la disabilità non definisce la persona
La vita da grandi mostra l’invisibilità di chi sta accanto a persone con determinati disturbi. Un’invisibilità di cui si è involontariamente investiti e che ribalta il punto di vista. Questo film non giudica, non redarguisce, non critica nessuno. Offre a tutti un giusto peso e spazio nell’arco narrativo, restituisce a tutte le parti il proprio ruolo, momento e punto di vista. La speranza è che diventi in sala e al botteghino un vero caso cinematografico: le qualità le ha tutte.
“Vorrei che il pubblico comprendesse il punto di vista di Irene, una “sibling” destinata a fare la caregiver del fratello, che cresce con la missione di dover disturbare il meno possibile i genitori impegnati ad accudire il figlio con disabilità. Vorrei che emergesse forte e chiaro anche il punto di vista di Omar: il suo modo di vedere il mondo e le difficoltà di vivere con una disabilità e con il continuo confronto con una sorella ‘normale’”, dice Greta Scarano. “Nel film viene affrontata la questione della disabilità, ma per me era fondamentale che non fagocitasse tutto il racconto, esattamente come per il protagonista, la cui disabilità è solo una delle tante caratteristiche che lo definiscono come persona”.
Margherita Bordino
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