La vera storia di Eugenio Monti, "Rosso volante" oro alle Olimpiadi Invernali di Grenoble
- Postato il 24 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
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Nella pur necessaria narrazione della fiction, rimane il personaggio protagonista di una impresa carica di ambizione, determinazione e anche coraggio sportivo contro ogni previsione: Eugenio Monti, bobbista e campione olimpico, è al centro di “Rosso volante”, una storia che chiude idealmente anche Milano Cortina.
Le Olimpiadi Invernali erano la sua magnifica ossessione, come l’oro. Un obiettivo inseguito fino ai 40 anni e che gli valsero il soprannome, coniato da Gianni Brera, giornalista inventore di neologismi, di Rosso Volante, appunto.
- "Rosso Volante" con Giorgio Pasotti
- Lo sci prima del bob
- Il bullone che decide la medaglia
- La malattia e il suicidio
“Rosso Volante” con Giorgio Pasotti
Giorgio Pasotti, a sua volta ex sportivo e di ottimo livello, ha saputo rielaborare quella tensione competitiva che appartiene solo a chi capisce la gara, l’ha vissuta e appartiene a quello stato delle cose. ha saputo attualizzare un personaggio tipico del secolo scorso, quando lo sci e il bob incominciavano a strutturarsi.
Piste naturali, battute con gli sci, canaloni da percorrere con lunghissimi sci di legno, contesti incantati ma anche ardui per chi ha la passione della velocità.
Lo sci prima del bob
Monti ha 23 anni quando cade in allenamento a Sestriere e si rompe i legamenti di un ginocchio, in un’epoca in cui quel genere di lesione significa chiudere la carriera sportiva, per uno sciatore. Eppure recupera, si allena e torna: la sintesi perfetta dello spirito agonistico e olimpico. Ma su un bob.
La migliore spiegazione appartiene proprio a un suo scritto che finisce per diventare un manifesto, dettaglio centrale nella svolta ma che non trova spazio in modo approfondito nella fiction che si incentra su una serie di fatti legati al bob.
Il rosso torna a Cortina 1956: guida bob a due e bob a quattro (gli unici olimpici allora) ma si ferma all’argento con entrambi gli equipaggi. Si trova a casa sua, ma sarà l’anno dopo, il 1957, quello della consacrazione internazionale in cui Monti conquisterà il primo dei suoi nove titoli mondiali in coppia con Alverà. Allora la prospettiva è Innsbruck.

Giorgio Pasotti
Il bullone che decide la medaglia
Il campione ha 36 anni, nel film tv, è un personaggio di successo ma gli manca l’oro olimpico ed è deciso a conquistarlo ai Giochi Olimpici invernali di Innsbruck. Monti realizza un tempo eccezionale, è in testa eppure di slancio dona un bullone al rivale Tony Nash consegnando anche la medaglia al rivale.
Il Comitato Olimpico Internazionale premia Monti con il trofeo Pierre De Coubertin, considerato la più alta onorificenza per un atleta. L’episodio del bullone è l’avvio della storia di Rosso Volante e di come a 40 anni ha realizzato il sogno della medaglia.
Nulla, favola rimandata. Con l’annuncio del ritiro, nel mentre. Nel ‘66 si prende ancora un Mondiale, a Cortina. E nel 1967 va a provare la pista dell’Alpe d’Huez, destinata a ospitare i Giochi di Grenoble, Nash si ribalta, Monti va fuori pista e rimedia delle cicatrici, ancora altre.
Sergio Siorpaes ne esce male, un braccio rotto, brutta roba per un frenatore, ma poca cosa rispetto al momento in cui si sparge la voce che sia morto, raccontato nella fiction, anche se non è vero. Andrà a costruire bob brevettando un modello che porta il suo nome. A quarant’anni suonati in pochi credono nell’impresa di Monti a Grenoble 1968.
E poi con De Paolis, figlio di un macellaio romano, con il nomignolo Romoletto. Gli riesce l’impresa, a 40 anni quando nessuno poteva sperarci: oro olimpico. Un cerchio che si chiude per l’uomo e il campione. Libri, usciti a posteriori, testimoniano l’eccezionalità di quei giorni, assolutamente irripetibili.
La malattia e il suicidio
L’epilogo della sua esistenza stata, però, triste, tragica per un campione come Eugenio Monti, all’apparenza invincibile: stremato dalla malattia e dal lutto per la perdita di un figlio, si uccide il primo dicembre del 2003.
Sofferente da tempo per il morbo di Parkinson e profondamente segnato dalla tragica perdita del figlio Alec, avvenuta nel 1996, Monti si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola nella sua casa.