La tristezza per Gino Paoli e l’incertezza senza fine per Silvia Salis
- Postato il 29 marzo 2026
- Politica
- Di Blitz
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È un’incertezza senza fine quella che attanaglia una città, Genova, in parte esaltata dal successo macroscopico del “no” che ha travolto il quadro politico anche genovese. In città i voti al campo largo, che votava e faceva votare “no”, sono stati una valanga. Mentre alle regionali di 15 mesi fa il candidato di centro sinistra aveva preso 121 mila voti e mentre nel giugno scorso Silvia Salis ne aveva incassati 125 mila, oggi il “no” ha preso 175 mila voti, oltre cinquantamila in più di quel risultato, che aveva segnato un successo atteso da otto anni nel Municipio genovese per la formazione del campo largo di centro sinistra, dentro tutti.
Eppure, è proprio questo voto inatteso e travolgente a aumentare quell’incertezza, che i giorni del lutto per la morte di Gino Paoli stanno contrassegnando, tra rievocazioni, note che escono un po’ da tutte le parti, insieme al rimpianto della fine di un’epoca, quella “d’oro” dei cantautori, da Lauzi, a Tenco a De Andrè. a Reverberi, fino a Paoli, spentosi a 91 anni, con le sue ceneri sparse nel mare di Boccadasse, luogo iconico della sua prima canzone “La gatta”.
Mentre le ceneri del grande cantautore volano nel cielo grigio, spazzato da un vento mai visto, la sindaca Silvia Salis sembra al centro di una grande incertezza politica. La alimenta anche il suo colloquio a pranzo con Dario Franceschini. leader pd, fautore di una soluzione “civica” per la candidatura del centro sinistra alle prossime elezioni politiche. Chi meglio della giovane sindaca genovese, non iscritta ad alcun partito, ma da quando è stata eletta, protagonista di ogni dibattito, di ogni tema extragenovese? Lei continua a rivendicare il proprio diritto a dibattere i temi nazionali della politica, ma specifica sempre che “è la sindaca di Genova”. Come dire: “Resto a lavorare qua e non corro per nessuna leadership”.
Ma poi il suo atteggiamento e quello di molti leader nazionali, a partire da Matteo Renzi, spingono avanti la sua soluzione. Che in qualche modo spiazza Genova, oramai governata da dieci mesi da questa ex atleta olimpica, ex vice presidente del Coni, sbucata improvvisamente dal nulla, dopo otto anni di centro destra e di Marco Bucci. Nessuno oramai nel suo entourage punterebbe su un suo completamente del mandato da sindaca, che scadrebbe nel 2032 e l’aspettativa è, comunque, per una sua partenza. Ma verso dove?
L’esito macroscopico del referendum spinge per quella partenza a prescindere dalle scelte del centro sinistra per la candidatura a premier contro il centro destra. Essendo partita la nuova campagna elettorale, l’obbligo a scegliere un candidato incomincia a diventare pressante. Attraverso le primarie, che sono in qualche modo già state lanciate, mettendo in concorrenza Elly Schlein e Giuseppe Conte, un eventuale candidato civico, che potrebbe essere Ruffini, l’ex presidente dell’Agenzia delle Entrate, ma Salis ha sempre obiettato che è contro le primarie da lei segnalate come un errore perché mettono in contrapposizione candidati della stessa maggioranza. Che inevitabilmente trascinerebbero, dopo la vittoria dell’uno o dell’altro, scorie nella campagna “vera”, quella contro il centro destra e eventuali altri candidati.
E allora? C’è chi sostiene un po’ penosamente che poi alla fine Salis cambierebbe idea. Chi invece è dell’idea che la strada delle Primarie non è obbligatoria. Prima bisogna preparare un bel programma e magari una squadra intera da schierare in una battaglia decisiva per le elezioni, che dopo il referendum assumono una rilevanza enorme. E in questo caso la decisione sul leader sarebbe in qualche modo più libera e più ragionata. Genova segue questo ragionamento, avvoltolandosi nei suoi problemi, che sono molti e che coinvolgono il nuovo corso amministrativo, capeggiato dalla sindaca Salis. Ogni giorno scatta un’emergenza sulle cose da fare o su decisioni da prendere, che la città aspetta da decenni.
Un giorno viene varata la decisione dai tribunali amministrativi di non trasferire i pericolosissimi depositi chimici a Ponte Somalia, vicino alle banchine del porto, cancellando la decisione auspicata dal centro destra di “liberare” la zona di Multedo da questa pesante servitù. Ma allora quei depositi restano dove sono e minacciano ancora quegli abitanti o se no dove?
Un altro giorno il vice ministro delle Infrastrutture, il genovese leghista, Edoardo Rixi, annuncia che la Gronda, la mitica tangenziale, attesa da decenni e già mezza pagata, deve cambiare percorso, se bisogna finalmente realizzarla e aspetta una necessaria decisione della sindaca in materia. La quale sindaca obietta che prima il centro destra deve chiedere scusa per l’errore. Poi se ne parla.
Un altro giorno ancora viene annunciata la decisione che il famoso tunnel subportuale avrà un’altra uscita dal suo percorso sotto il porto e che il destino della Sopraelevata, iconica strada rialzata, che negli anni Sessanta liberò Genova-centro dal traffico, sarà deciso dopo la realizzazione di questo tunnel subportuale, che finora esiste solo sulla carta. Intanto i cantieri che crivellano Genova da anni sono tutti in fieri e bloccano la città ovunque. Quelli del nodo ferroviario, datati 12 anni, non finiscono mai. Quelli per le nuove stazioni della metropolitana in centro e nelle periferie della Valpolcevera, languono con il loro disagio.
L’altro, decisivo del Water Front nella zona dell’ex Fiera del Mare, intorno e dentro al nuovo Palasport, sta facendo il conto alla rovescia per l’apertura delle nuove zone commerciali, mentre le zone da alberare e dei nuovi maxi-posteggi vengono ritmicamente rimandate.
La questione del deficit o presunto tale dell’Am, società partecipata del trasporto pubblico, è un rebus sul quale ogni giorno qualcuno interviene in confronti tra il Comune, la Regione di Bucci, aspettando anche che la Procura della Repubblica, che ha aperto un’inchiesta, faccia qualche mossa. La decisione sulla costruzione di un inceneritore, che risolverebbe finalmente il ciclo dei rifiuti dai quali Genova è afflitta da tempo infinito, non viene mai presa.
Insomma, la necessità della città è di essere governata anche con una certa urgenza, perché vengano varate decisioni e riportate a galla soluzioni definitive per problemi oramai atavici. Ma il vento soffia in altre direzioni e l’attesa sembra, per restare con il grande Gino Paoli, senza fine.
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