La straordinarietà dell’ordinario. Gli scatti di Saul Leiter in mostra a Padova

  • Postato il 7 gennaio 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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Sono riuscito a non essere nessuno”. Con questa lapidaria sentenza Saul Leiter (Pittsburgh, 1923 – New York, 2013) suggella il riconoscimento, tardivo ma ormai irreversibile, che gli è stato tributato negli ultimi anni della sua vita. In realtà, Leiter non ha mai inseguito il successo: non è mai sceso a compromessi né si è conformato alle mode del suo tempo. È stato un fotografo e un artista controcorrente, come testimonia Una finestra punteggiata di gocce di pioggia, l’interessante mostra che Padova gli dedica, con ben 166 fotografie (tra stampe vintage e moderne), di cui 40 a colori, oltre a numerosi dipinti, ad alcune riviste dell’epoca — come Elle e Harper’s Bazaar, con cui collaborò — e a un documento filmico in cui rivela con sincerità la natura spontanea del suo credo fotografico. 

Chi era Saul Leiter 

Rispetto ai suoi coetanei della New York School degli Anni Quaranta e Cinquanta – fotografi che celebravano la vitalità della Grande Mela, la sua modernità verticale, la sua energia multietnica – Leiter rimase un outsider. Eppure, nonostante la sua riservatezza, il suo talento non passò inosservato: nel 1953 Edward Steichen lo volle al MoMA, nella mostra Always the Young Strangers. Un debutto che pare aver suscitato qualche gelosia nell’ambiente fotografico del tempo. Leiter si considerava un flâneur della fotografia, uno che raccoglie frammenti della vita quotidiana, o meglio: uno che si lasciava cogliere da essi. Erano momenti “straordinariamente ordinari”, benché “fotograficamente imperfetti”. 

La fotografia di Saul Leiter al Centro Culturale San Gaetano

I suoi soggetti, infatti, sono spesso fuori fuoco o mal inquadrati; riflessi, sovrapposizioni e trasparenze che sembrano suggerire più che mostrare. Artista singolare e profondamente onesto, Leiter non avrebbe mai immaginato che un giorno i suoi snapshot sarebbero stati paragonati, come ha fatto la curatrice della mostra, Anne Morin, a veri e propri haiku visivi. 

La mostra di Saul Leiter a Padova  

Le fotografie in bianco e nero ci appaiono come appunti sospesi di una narrazione intima e affascinante – come i nudi realizzati tra gli Anni Quaranta e Sessanta, che ci colpiscono per l’immediatezza e la spontaneità delle pose. Le immagini a colori, invece, di cui l’autore fu un pioniere, dialogano apertamente con la palette cromatica dei suoi gouaches e acquerelli, che scandiscono in modo significativo il percorso espositivo della mostra. 

L’allestimento della mostra 

Notiamo, infine, come il progetto allestitivo si distingue per la cura nella disposizione degli spazi e delle luci e per alcune sezioni interattive che permettono al visitatore di sperimentare, in prima persona, inquadrature e giochi di riflessi secondo lo sguardo poetico di Leiter. 

Adriana Scalise 

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Autore
Artribune

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