La storia di Sissy Trovato Mazza, «Innamorata della vita e mai se la sarebbe tolta»
- Postato il 15 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
La storia di Sissy Trovato Mazza, «Innamorata della vita e mai se la sarebbe tolta»

Salvatore Trovato Mazza ripercorre una vicenda dai tanti punti oscuri, con una certezza: sua figlia Sissy aveva molti progetti per il futuro
«Sissy era la mia principessa. Fin da bambina fu naturale per tutti paragonarla all’imperatrice d’Austria resa famosa e popolare dai numerosi film trasmessi dalla televisione su di lei. Era solare, piena di vita e nulla la spaventava. Era una forza della natura». Ancora strazio e amore infinito nelle parole di Salvatore Trovato Mazza, il padre di Maria Teresa, agente di Polizia penitenziaria di Taurianova, morta il 12 gennaio del 2019, dopo essere stata in coma per due anni in seguito a un colpo di pistola che le ha trapassato la parete cranica, provocandole uno stato vegetativo irreversibile.
Tutto accade il primo novembre del 2016 all’interno dell’ospedale civile di Venezia dove Sissy si era recata per controllare una detenuta che aveva partorito da poco. La giovane poliziotta venne trovata all’interno di un ascensore in un lago di sangue e con ancora in mano la sua pistola.
La sua famiglia ha da sempre escluso l’ipotesi del suicidio e da anni si batte per ottenere verità e giustizia.
«Mia figlia era felice, piena di progetti per il futuro. Sissy era innamorata della vita e mai se la sarebbe tolta – spiega Salvatore –. La verità va cercata altrove, nelle numerose denunce che lei, nero su bianco, aveva portato all’attenzione delle autorità carcerarie competenti, ottenendo in cambio addirittura dei rimproveri perché si preferiva tacere su alcuni comportamenti piuttosto che rilevarli e denunciarli. Bisogna scavare e ricostruire rapporti lavorativi che mia figlia riteneva sbagliati e che voleva combattere a tutti i costi. Forse per questo andava fermata, privata della sua capacità di vedere e di sentire cosa accadeva all’interno di quel carcere».
https://www.quotidianodelsud.it/calabria/cronache/la-storia/2026/03/15/sissy-trovato-mazza-e-fausto-dardanelli-due-morti-ancora-avvolte-nel-misteroLA MORTE DI SISSY TROVATO MAZZA, UN MISTERO CHE RESTA SENZA RISPOSTE
Un mistero ciò che accadde quel giorno nel reparto di Pediatria. Le ultime immagini di Sissy, registrate dalla telecamera dell’ospedale veneziano, la mostrano tranquilla mentre va alla ricerca della detenuta che doveva controllare. Poi, dopo aver finito l’ispezione avrebbe dovuto imboccare l’uscita per ritornare in carcere e invece entrò di nuovo nell’ascensore che aveva preso pochi minuti prima, e qui viene trovata da alcune persone, gravemente ferita alla testa e priva di conoscenza.
«Me l’hanno distrutta. Sissy, purtroppo, è stata vittima delle persone che rappresentano lo Stato ed è per questo che io non smetterò mai di chiedere giustizia per lei – continua Salvatore –. Dall’inizio di questa vicenda abbiamo sempre sentito un atteggiamento di indifferenza verso il nostro dolore e di poca attenzione nella ricerca della verità. Di una cosa sono certo conoscendo profondamente mia figlia, lei non avrebbe mai rinunciato alla vita, era felice, gioiosa, aveva dei rapporti affettivi intensi».
«Era la nostra gioia e il nostro orgoglio da quando è venuta al mondo. Lei è la nostra prima figlia e l’abbiamo sempre amata con tutte le nostre forze. Aveva un carattere bellissimo, era affettuosa e sin da piccola si è sempre distinta per forza e talento. Era bravissima a scuola, aveva tante passioni, molti amici che le riconoscevano il ruolo di leader. Amava profondamente la natura, i cani e i cavalli che conobbe grazie a mio padre. Volle che gliene regalassi uno e ancora piccina lo cavalcava senza sella. Era uno spettacolo guardarla. Le trasmisi anche il mio amore per le moto. Io ho sempre seguito con grande attenzione tutti i miei figli. Anche Rocco, il maschio, ha potuto cimentarsi fin da ragazzino nelle gare di quad raggiungendo traguardi sportivi molto importanti».
AMAVA IL CALCIO E LA VITA
Sissi amava il calcio a cinque e anche in questo campo si fece notare.
Giocava nel ruolo di portiere della Pro Reggina che nel 2012 vinse il primo campionato di serie A femminile della storia. Poi, una volta trasferitasi per lavoro in Veneto, iniziò a giocare nella squadra della Rambla. Tutti ricordano il suo sorriso e la forza che era capace di trasmettere a tutta la squadra. Iniziò a giocare da piccolina. Prendeva il treno e andava a fare gli allenamenti.
«Poi un giorno si presentarono a casa nostra i dirigenti della squadra per dirmi che Sissy era molto portata per questo sport e che volevano investire su di lei – ricorda il padre –. La sua vita è sempre stata costellata da successi ottenuti con forza e grande volontà. Credo che lei sia stata la figlia che ogni genitore vorrebbe avere. Era allegra, simpatica, affettuosa. Ha sempre dimostrato con particolare enfasi l’amore che sentiva per me e tutto il resto della famiglia. Con sua madre Caterina aveva un rapporto bellissimo. A tratti sembravano due amiche, si confidavano e si completavano a vicenda».
IL RICORDO DI SISSY NELLE PAROLE DEL PAPÀ, SALVATORE TROVATO MAZZA
Salvatore parla di sua figlia con l’incanto che Sissy riesce a trasmettergli ancora. Gli è rimasto negli occhi il suo sorriso e nel cuore la consapevolezza di aver perduto una creatura unica e preziosa, capace di non fargli sentire le fatiche della vita. «Dopo aver preso la licenza liceale, Sissy mi comunicò che voleva entrare nell’esercito – continua Salvatore –. Cercai di farle cambiare idea ma con la tenacia che la contraddistingueva, fece di tutto per essere accompagnata da me a Palermo dove avrebbe dovuto sostenere una prima prova. Sperai in cuor mio che non la prendessero e invece la ritennero idonea. A partire da quel momento si impegnò per realizzare il suo progetto. Andò a Pisa e dopo due anni nell’esercito fece il concorso per poter entrare nella polizia penitenziaria. Lo vinse e fu mandata al carcere di Venezia».
LE UNICHE PREOCCUPAZIONI VENIVANO DAL LAVORO
A casa tornava spesso Sissy e portava il suo carico di amore e di allegria. Giocava a calcio e anche in ambito sportivo otteneva delle grandi soddisfazioni. «Le uniche preoccupazioni che mi aveva confidato mia figlia – riflette Salvatore – riguardavano il suo lavoro e in particolare mi parlò di alcuni episodi in cui si era accorta che alcune sue colleghe avevano comportamenti che le sembravano poco professionali con alcune detenute. Lei lavorava in amministrazione e poteva accorgersi di tutto quello che accadeva all’interno della struttura. Era molto turbata Sissy».
«Una volta mi confidò che all’interno del carcere entrava addirittura la droga e che lei lo aveva segnalato ai suoi superiori. Ma le sue denunce avevano sortito l’effetto contrario di quello sperato e addirittura fu lei ad essere richiamata. Non è un caso che quindici giorni prima che avvenisse la tragedia mi chiamò per dirmi con grande entusiasmo che si era iscritta all’università e lo aveva fatto per un motivo preciso. Papà – mi disse – mi sono iscritta all’Università perché voglio crescere nel mio lavoro e porre fine a tutti gli abusi che vedo ogni giorno qui dentro».
Salvatore da dieci anni lotta per la verità. Non vuole che ombre e sospetti adombrino l’immagine di quella figlia adorata. L’ultima volta che la vide aveva stampato in faccia il suo sorriso gioioso e impenitente che gli procurava felicità solo a guardarla e che il coma prima e la morte poi, non sono riusciti a cancellare dalla sua mente. Non vuole lasciare nulla di intentato per la sua Sissy, non potrebbe. Lasciare ad altri il compito di raccontare la sua storia sarebbe come tradirla.
Il Quotidiano del Sud.
La storia di Sissy Trovato Mazza, «Innamorata della vita e mai se la sarebbe tolta»