La storia della Torcia Olimpica e la tradizione come passato immaginario
- Postato il 2 febbraio 2026
- Attualità
- Di Artribune
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La gente se ne sta in questa sera di gennaio un po’ perplessa, in attesa, sui marciapiedi. Dopo un po’ iniziano a passare moto della polizia, volanti a sirene spiegate, volontari che tengono sgombra la strada, automobili di servizio, van con i lampeggianti, addirittura un truck della Coca Cola, tutto luci e musica techno che sembra carnevale. Invece non siamo in anticipo sui tempi: sta per passare la torcia olimpica e, quando la si vede, tutti, anche i più scettici, iniziano ad applaudire, a incitare, insomma si crea subito una bella atmosfera, tutti insieme appassionatamente.
Lo sport e la memoria, la torcia olimpica tra passato e presente
Lo sport unisce si sa. Lo sport è bello, è gioventù, raccoglie atleti olimpici e paralimpici, sponsor e volontariato, politicanti e disinteressati, piace proprio a tutti. E soprattutto segna un filo di continuità tra passato e presente, tra storia e contemporaneo, tra memoria e attuale.
Ma davvero è così? Credo che tra i tanti che guardavano sfilare questi ragazzi con la torcia in mano dev’essere passata una ventata di nostalgia. Anche fra chi è troppo giovane per ricordarsene, ma è venuto su con le immagini delle teche RAI, serpeggia l’immagine sia pour sbiadita di tedofori affaticati da decine di chilometri con la torcia in mano, nel deserto del Peloponneso o su strade bianche, senza nessuno a incitarli. Già, perché alla fine ognuno in cuor suo si figura che la fiamma venga davvero portata da Olimpia in cui arde sempre (ma dove?) fino al luogo dove si svolgono le olimpiadi, senza mai spegnersi.
Vedersi davanti questi ragazzi in tuta bianca con in mano una canna di acciaio e una fiamma sintetica fa pensare. Il protocollo ha prevalso sul mito, l’etanolo sulla pece greca, il bazar multicolore degli sponsor sulla composta solennità del mondo ellenico.

I tedofori contemporanei
Per non parlare delle polemiche sui tedofori: pare che gli organizzatori si siano “dimenticati” di glorie sportive come Pietro Gros o Silvio Fauner (plurimedagliati olimpici) a favore di personaggi che con lo sport non c’entrano un bel nulla, come Achille Lauro. La fiamma eterna fa ormai parte di quei simboli che abbiamo definitivamente snaturato? Forse sì.
Forse, era uno dei pochissimi simboli che ancora ci sapevano suggerire che il nostro legame col passato non era poi così fragile, che ancora avevamo qualcosa a che spartire con i nostri antenati, davanti al cui cenotafio cui oggi, in effetti, brilla sì un lume… ma elettrico anche quello. La torcia della libertà, che la statua omonima, realizzata in Francia e poi spedita a New York, eleva verso il cielo, come monito agli umani e preghiera ai celesti, in queste sue rivisitazioni tardive, sembra davvero completamente estinta. La celebre frase di George Santayana, che fa mostra di sé sul muro interno di Auschwitz, “chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo” sembra qui più appropriata che mai.
L’antico come trappola
Tuttavia, occorre qui essere molto prudenti circa le possibili interpretazioni dell’idea di “passato”. Magari il contemporaneo ci fa storcere la bocca, sa di cibo ultraprocessato e di ideologia algoritmica, ma, attenzione, anche l’antico, quando lo si prende troppo sul serio, può rivelarsi una trappola micidiale se non ci si ricorda sempre che la tradizione, (come il kilt scozzese, notoriamente un’invenzione moderna), è spesso figlia di un passato immaginario, invece che reale. E la fiaccola olimpica allora? Lungi dall’essere un nobile retaggio dell’antichità, essa divenne parte integrante della kermesse solo nel 1936, in occasione delle Olimpiadi di Berlino. Sostanzialmente, fu una creazione propagandistica di Joseph Goebbels, ministro della cultura di Hitler, finalizzata alla glorificazione nazi-estetica dell’evento, immortalato dal film Olympia di Leni Riefenstahl. Un rito artatamente inventato per celebrare la concordia e la pace tra i popoli, mentre si preparava il terreno per la più grande tragedia bellica del Novecento.
Tragedia nella tragedia, oggi non abbiamo più nemmeno un velo immaginario a coprire le nostre vergogne iperconsumiste, mentre le possibilità di una guerra si fanno ogni giorno più concrete che mai… O forse proprio questo è il momento giusto per accendere una torcia e illuminare la scena?
Marco Senaldi
L’articolo "La storia della Torcia Olimpica e la tradizione come passato immaginario " è apparso per la prima volta su Artribune®.