La rinascita di Kokkinakis: il tendine donato da una persona morta gli ha salvato la carriera

  • Postato il 6 gennaio 2026
  • Tennis
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Un colpo dopo l’altro, il pubblico di Brisbane tratteneva il fiato. Non era solo il match di doppio a tenere tutti sulle punte: era la storia di Thanasi Kokkinakis che si stava scrivendo davanti agli occhi di chi ama il tennis. Dopo dodici mesi di assenza dal circuito, il tennista australiano è tornato in campo al fianco di Nick Kyrgios, battendo il duo EbdenRam nei sedicesimi del Brisbane International. Ma il punteggio sembrava quasi secondario di fronte al percorso che lo ha portato fin lì. Alla fine, le lacrime di gioia sul viso e un sospiro di sollievo dal sapore liberatorio.

Un momento intensissimo. “Quello che ho vissuto negli ultimi dodici mesi è stato assolutamente folle”, ha confessato Kokkinakis a fine partita con la voce spezzata dalla fatica di un anno di calvario. Non è stato un ritorno qualunque: è stato il culmine di una battaglia contro infortuni che hanno minacciato la sua carriera più volte negli ultimi anni. Un percorso segnato da interventi chirurgici estremi, dolori quotidiani e un’incertezza costante che avrebbe scoraggiato chiunque.

L’operazione a cui si è sottoposto nel febbraio 2025 è stata senza precedenti nel mondo del tennis: un tendine d’Achille di una persona deceduta utilizzato per riattaccare il muscolo pettorale alla spalla. “Mi sono letteralmente tagliato metà del muscolo pettorale, – ha raccontato Kokkinakis – convivevo da cinque anni con una cicatrice fibrosa. Ho parlato con moltissimi chirurghi e dottori, persino con il medico di Nadal, e non ero davvero sicuro di cosa stessi affrontando. Nessuno sapeva dirmi con certezza cosa sarebbe successo”.

Negli anni precedenti la sua carriera era stata segnata da un dolore costante alla spalla e al braccio, che limitava soprattutto i colpi di potenza e il servizio, pilastri del suo gioco. “Potevo vincere una partita e il giorno dopo il braccio era distrutto”, ha ammesso il tennista. La frustrazione di sentirsi incapace di esprimere il proprio talento lo ha portato a fare una scelta radicale: rischiare l’ignoto pur di avere una possibilità di tornare competitivo.

Il percorso di riabilitazione è stato lungo e incerto, scandito da giorni in cui anche il semplice movimento del braccio diventava una prova di pazienza. “È stato un anno durissimo, lo affrontavo giorno per giorno. Non so cosa mi riservi il futuro, ma ho fatto tutto il possibile per concedermi almeno una possibilità”, ha spiegato mentre la soddisfazione del ritorno in campo si mescolava al ricordo del dolore.

Kyrgios, compagno di doppio e amico di lunga data con cui aveva trionfato all’Australian Open nel 2022, ha assistito alla rinascita di Kokkinakis con stupore e ammirazione: “La gente sottovaluta la quantità di lavoro che c’è dietro, solo perché non giochiamo un calendario completo. Per infortuni del genere non c’è nessuno a cui chiedere consigli. Thanasi ha dovuto convivere con tutto questo praticamente per tutta la carriera. Vederlo giocare oggi è stato sorprendente. Non sembrava affatto che fossimo stati lontani dai campi per così tanto tempo”.

La vittoria di Brisbane non è solo un risultato sportivo. Ogni scambio, ogni ace e ogni rovescio hanno contribuito a raccontare la storia di un atleta che ha scelto di confrontarsi con il dolore e l’incertezza più estrema, trasformando la paura in motivazione. Per Kokkinakis, il 2026 potrebbe segnare la definitiva rinascita: non solo come tennista, ma come simbolo di resilienza, coraggio e determinazione.

L’ex numero 65 al mondo si augura che in questa stagione la sua forza di volontà si unisca al talento naturale, trasformando i fantasmi degli infortuni in pura energia in grado di ispirare non solo gli appassionati di tennis, ma chiunque creda nel potere della determinazione. A fronte di un destino che sembrava segnato, Kokkinakis ha reso ciò che pareva impossibile realtà. Nessuna magia, nessun trucco: a fare la differenza è stata l’invidiabile voglia di ribellarsi agli eventi per riprendere in mano quella racchetta tanto amata, continuando a vivere il proprio sogno.

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Il Fatto Quotidiano

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