La ricetta di Legambiente per Genova: “Pedaggio in centro e più bici per raggiungere gli obiettivi 2030”

  • Postato il 4 marzo 2026
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  • Di Genova24
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Genova. Più zone 30 e interventi strutturali sulle strade per favorire gli utenti vulnerabili, pedaggio per le auto in centro e parcheggi più cari per finanziare il trasporto pubblico, nuove corsie riservate per i mezzi pubblici, vere piste ciclabili senza interruzioni. Sono le principali ricette individuate da Legambiente per raggiungere gli obiettivi ambientali fissati dalle normative europee e nazionali per il 2030. A fare il punto è il nuovo report Genova e il divario 2030 – Dove siamo e cosa manca presentato oggi al Genova Blue District.

Inquinamento, sul biossido di azoto c’è ancora da lavorare

“Su alcuni aspetti non siamo messi malissimo, su altri siamo tra i peggiori in Italia”, sintetizza Stefano Bigliazzi, presidente di Legambiente Liguria. “I dati dell’inquinamento a Genova dicono che, se con il particolato PM10 e PM2,5 siamo nei limiti di legge (e ringraziamo il nostro vento), per il biossido di azoto siamo ancora lontani dai valori che si dovranno raggiungere entro il 2030″. In particolare, partendo dall’attuale media annuale di 27 μg/m3, bisognerà ridurre ancora del 26% per rientrare nei limiti.

Secondo Legambiente l’elettrificazione delle banchine portuali sarà di aiuto ma non basterà, visto che tra le cause principali dell’inquinamento da biossido di azoto c’è il traffico veicolare. “La risposta, a nostro avviso, è la stessa che serve per ridurre gli incidenti stradali ed i relativi morti e feriti: la riduzione della velocità – continua Bigliazzi -. Tutte le capitali dell’Europa Occidentale e molte altre città medio-grandi sono diventate città a 30 km/h e hanno ottenuto ottimi risultati sia nel campo della sicurezza che in quello ambientale. Con la riduzione della velocità le condizioni di vita migliorano, le persone sono soddisfatte (lo dicono i sondaggi) e la miglior dimostrazione è data dal fatto che non esiste città che voglia tornare indietro dopo aver fatto quella scelta. Per questo auspichiamo che anche la città di Genova intraprenda questo percorso”.

Per quanto riguarda le zone 30, Tursi ha già dichiarato l’intenzione di crearne almeno una nuova in ogni municipio. Nel frattempo è entrata in vigore la nuova ordinanza antismog che colpisce i diesel Euro 4, e quest’anno a ottobre sarà il turno degli Euro 5. Ma i divieti si scontrano con le difficoltà nei controlli, e nemmeno le nuove telecamere del sistema Ium saranno di per sé risolutive: “C’è una serie di ostacoli tecnici per l’interrogazione delle banche dati – spiega l’assessore alla Mobilità Emilio Robotti -. Il sistema non è stato offerto al Comune chiavi in mano”. D’altro canto la Regione Liguria ha imposto l’obbligo di dotarsi dell’app Move-In per consentire ai veicoli inquinanti di circolare con limitazioni, ma il Comune di Genova non si è ancora adeguato: “Bisogna vedere come fare, perché ha dei costi e non è chiaro chi li andrà a pagare“, risponde l’assessore.

“Troppe auto e troppi morti, puntare sul trasporto pubblico”

A Genova ci sono 47 auto ogni 100 abitanti, tra i più bassi d’Italia (ma con 14,3 moto ogni 100 abitanti, il doppio della media nazionale) a fronte di un obiettivo 2030 inferiore a 35. E soprattutto 8,7 morti e feriti all’anno in incidenti stradali ogni mille abitanti (dovrebbero essere meno di 2).

La domanda di trasporto pubblico è buona (300 viaggi per abitante all’anno) ma distante dall’obiettivo (400 viaggi). Il 17% dei mezzi pubblici è elettrificato (obiettivo 100%), ci sono solo 0,32 bici in sharing ogni mille abitanti (obiettivo 30) mentre il 100% delle auto in sharing sono già elettriche.

“Siamo consapevoli delle difficoltà economiche e strutturali in cui versa il trasporto pubblico genovese – si legge nel dossier di Legambiente -. Proprio per questo riteniamo necessarie politiche coraggiose, che intervengano anche sul lato della domanda di mobilità privata, introducendo forme di tariffazione dell’accesso in auto al centro urbano, i cui proventi dovrebbero essere vincolati al miglioramento e al potenziamento del servizio di trasporto pubblico, contribuendo a rafforzarne qualità, affidabilità e capacità attrattiva”. E infine: “Senza un rafforzamento strutturale del Tpl e senza un deciso riequilibrio delle politiche di accesso alla città, il divario rispetto agli obiettivi al 2030 rischia di rimanere sostanziale“.

Il nodo delle piste ciclabili

Lontani i traguardi su sicurezza stradale e accessibilità dello spazio pubblico a pedoni e bici. A Genova ci sono 8,3 metri quadrati di superficie pedonalizzata ogni 100 abitanti (la media delle migliori città italiane è 223), 270,6 metri quadrati di Ztl ogni 100 abitanti (il riferimento è 1.120), appena 1,11 metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti (obiettivo 31,5) e 21,9 metri lineari di piste ciclabili comunali ogni 100 abitanti (si punta a 115).

Da Legambiente e Fiab era già scoppiata nei giorni scorsi la polemica sulle piste ciclabili cancellate in Valpolcevera e in altre zone. “Da un lato siamo pieni di cantieri aperti o da aprire, dall’altra abbiamo trovato molte problematiche sulla ciclabile Superlavalle che nel progetto originario non erano presenti, come l’apertura di centri commerciali e l’inserimento di rotonde”, si giustifica l’assessore Robotti. Il presidente genovese della Fiab, Romolo Solari, liquida come “bufale” lo stralcio delle bike lane di Albaro e Sestri Ponente a causa dei cantieri e invoca un cambio di passo: “Ci chiediamo a cosa servano le conferenze dei servizi, ora in Valpolcevera abbiamo un’opera totalmente inutilizzabile e negativa. Chiediamo una serie di piccoli accorgimenti per renderla almeno utilizzabile“.

La proposta sui mezzi pesanti: “Sensori obbligatori”

Durante l’incontro è stato presentato anche un dossier sui mezzi pesanti in città che analizza le criticità della loro circolazione sulla rete urbana e sull’interazione con pedoni e ciclisti. Il documento richiama anche alcuni gravi episodi avvenuti negli ultimi anni in diversi quartieri cittadini, evidenziando come il rischio maggiore si concentri nelle manovre a bassa velocità e nelle svolte con angoli ciechi. La richiesta è introdurre nei capitolati comunali e negli ambiti prioritari l’obbligo di sistemi di rilevamento e segnalazione per pedoni e ciclisti sui mezzi pesanti (sensori anti-angolo cieco, radar, telecamere), prevedendo anche una fase pilota con monitoraggio.

Robotti: “Un indicatore importante delle politiche da mettere in campo”

“Il report di Legambiente è per la nostra amministrazione un indicatore importante delle politiche da mettere in campo nei prossimi anni per traguardare l’obiettivo di una Genova 2030 con una mobilità urbana più sostenibile, sicura e inclusiva – conclude l’assessore Robotti – Potenziare e incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico, creare zone 30, strade scolastiche e spazi riservati ai pedoni e alla mobilità dolce, ridurre il traffico e lavorare per l’affermazione di una cultura della sicurezza stradale, rientrano in una strategia complessiva per migliorare concretamente la vita quotidiana delle cittadine e dei cittadini genovesi, grazie agli enormi benefici attesi in termini sanitari e sociali, ecologici ed economici. Un obiettivo che porteremo avanti in maniera trasparente e condivisa con associazioni e comunità territoriali, mettendo sempre al primo posto l’interesse pubblico: solo così, unendo le forze, riusciremo a costruire una città migliore, più sana, attiva, rispettosa dell’ambiente e capace di rispondere in modo efficace alle grandi sfide che già oggi siamo chiamati ad affrontare, a partire da quella, fondamentale, del contrasto ai cambiamenti climatici».

 

Autore
Genova24

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