La "pazza" proposta del direttore degli Australian Open: "Dal 2027 anche le partite femminili al meglio dei 5 set"
- Postato il 2 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
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C’è una cosa nella quale il mondo del tennis (ma non solo) riesce a essere sempre un passo avanti: fare esattamente il contrario di ciò che invocano i giocatori e le giocatrici del circuito, così da vedersi la vita complicata a più non posso. Perché l’ultima proposta arrivata da Tennis Australia (l’ente che organizza gli Australian Open) è di quelle che vanno decisamente nella direzione opposta a quella desiderata: a partire dall’edizione 2027 del primo slam stagionale, il direttore del torneo Craig Tiley ha fatto sapere di essere fortemente intenzionato a portare anche i match femminili al meglio dei 5 set.
- Tiley mette in mezzo i tifosi, ma forse le ragioni sono altre...
- Come la prenderanno le giocatrici (già sul piede di guerra)?
- Quanto 30 anni fa il tennis femminile abolì i 5 set
Tiley mette in mezzo i tifosi, ma forse le ragioni sono altre…
“Ce lo chiedono i tifosi”: questa è la motivazione che starebbe alla base della pazza idea di allungare considerevolmente anche i match femminili. Forse sull’enfasi del momento di quanto visto nella finale tra Sabalenka e Rybakina, conclusa al terzo set dopo quasi due ore e 20’ di partita, Tiley ha provato a forzare la mano e a lanciare quello che ha tutta l’aria di essere un vero e proprio guanto di sfida al mondo del tennis come il mondo lo ha imparato a conoscere.
“Credo che le donne dovrebbero giocare partite al meglio dei cinque set e stiamo pensando di introdurre le partite al quinto dai quarti di finale. Se, dopo averlo studiato a fondo, riterremo che sia la scelta giusta, proveremo a realizzare questo progetto a partire dal 2027”.
Le intenzioni del board australiano in realtà andrebbero poi “pesate” con quanto stabiliranno anche i vertici WTA e le associazioni delle giocatrici. Perché un conto è dire che i tifosi vogliono vedere giocare anche le donne al meglio dei 5 set, un conto è riuscire a mettere in pratica il proposito. Che per quelle che sono le abitudini (e anche le recenti rimostranze) delle atlete appare oggettivamente assai improbabile da mettere in pratica. Vedere per credere.
Come la prenderanno le giocatrici (già sul piede di guerra)?
Non è soltanto una questione di affollamento del calendario, che ha portato anche alcune tra le giocatrici più in vista del circuito (su tutte Aryna Sabalenka, numero uno del ranking WTA) a esternare il proprio malessere di fronte ai “paletti” che impongono un minimo obbligatorio di tornei all’anno alle migliori giocatrici del circuito.
In Australia nelle scorse due settimane il caldo l’ha fatto da padrone, sfiancando letteralmente gli atleti (donne e uomini, senza distinzione) e portandoli spesso anche a spingersi oltre i propri limiti pur di restare dentro il torneo. Aumentare gli sforzi, per giunta nella parte conclusiva di un torneo dello slam, appare oggettivamente una scelta senza alcun costrutto.
Quanto 30 anni fa il tennis femminile abolì i 5 set
Che poi il tennis femminile già 30 anni aveva capito che le partite al meglio dei 5 set non avevano motivo di esistere: la finale del WTA Championship del 1996 tra Steffi Graf e Martina Hingis, vinta dalla tedesca al quinto, fu l’ultima partita a protrarsi tanto a lungo, nonché quella che fece capire al mondo che non si poteva chiedere alle donne uno sforzo simile (la Graf vinse terzo e quinto set 6-0, con la Hingis che faticava anche a servire e lo spettacolo che andò desolatamente scemando, tra i fischi del pubblico presente).
Due anni dopo, quella del 1998 fu l’ultima edizione del torneo di fine stagione dove le finali veniva disputate al meglio dei 5 set, poiché dal 1999 la manifestazione si sarebbe allineata a tutti gli altri tornei del circuito (slam inclusi), quindi al meglio dei tre set. Qualcosa che in Australia vorrebbero modificare. Nella patria del caldo, in piena estate, confidando unicamente nell’aiuto del tetto retrattile della Rod Laver Arena. Davvero avremmo bisogno di tutto questo?