La Meloni ha perso la pazienza, la sinistra spera e comincia a parlare di primarie. Intanto la guerra va avanti come se nulla fosse
- Postato il 25 marzo 2026
- Politica
- Di Blitz
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Giorgia Meloni ha detto basta. Dopo la batosta subìta al referendum, la premier ha perso la pazienza e ha fatto cadere le prime teste: quelle di Andrea Del Mastro e di Giusi Bartolozzi. Aspetta quella di Daniela Santanchè che dovrebbe arrivarle presto su un piatto d’argento. C’è chi le definisce le pulizie di Pasqua, chi un sano repulisti, chi un rimpasto come si faceva un tempo quando imperava la Democrazia Cristiana.
Insomma, il mattino dopo la sconfitta, a Palazzo Chigi è suonata la sveglia ed è iniziato il cambio di passo. Quale? Quello che dovrebbe portare alle elezioni del 2027 che la sinistra è sicura di vincere. L’ottimismo non fa mai male a meno che non sia sfrenato e parlare oggi di “una sbrigativa rivoluzione” vuol dire non conoscere la politica che spesso e volentieri fa una conversione a “u” quando meno te lo aspetti.
Il disegno della destra, meglio della sua leader, è apparso chiaro fin da subito. Superato a fatica il colpo, la maggioranza ha mutato immediatamente il volto, perchè, al contrario, si potrebbe già oggi alzare bandiera bianca e tornare sui banchi dell’opposizione.C’è bisogno di una strategia diversa. Innanzitutto, il governo si è liberato di quelle scorie che potrebbero essere state determinanti per il No.
Chiamiamolo come più ci aggrada: terremoto, scossone, movimento tellurico, sisma, necessario per far intendere alla sinistra che la vita non sarà facile come sembra adesso. Si venderà cara la pelle: ad una condizione però. Non si faranno più sconti a nessuno. Chi sbaglia pagherà e andrà fuori. Forse, anzi probabilmente, l’errore più grossolano della premier è stato quello di essere troppo benevola con il suo gruppo di fedelissimi. Ora la musica dovrà cambiare se si vuole salvare il salvabile. Soltanto con un ritornello nuovo, la situazione potrebbe riportare tranquillità tra i perdenti.
In primo luogo, si dovrà dare un aspetto diverso al programma: le tasse al ceto medio, la sicurezza, la sanità, il carrello della spesa, il salario minimo, la scuola, gli immigrati clandestini, la povertà sono temi su cui la sinistra ha potuto innalzare le barricate e vincere nel momento in cui il referendum è diventato un si o un no per il governo che ne è uscito sconfitto.
Qualcuno degli esponenti di spicco dell’opposizione è andato ancora più in là sostenendo che la premier sarebbe dovuta andare dal presidente della repubblica e presentare le dimissioni. A parte il fatto che di lancio della spugna Palazzo Chigi non ha mai parlato (anzi ha sempre detto che pure con la vittoria del no l’esecutivo non si sarebbe mai dimesso) c’è da aggiungere che nemmeno alla sinistra sarebbe convenuta questa fretta. Per la semplice ragione che il campo largo è alla ricerca del leader che dovrebbe sostituire la Meloni. Elly Schlein non ha dubbi ed è convinta che dovrebbe essere lei la capofila in quanto leader del partito più votato a sinistra. Ma, ecco il problema, Giuseppe Conte non ci sta perchè il suo sogno (nemmeno più tanto segreto) è quello di poter tornare a sedersi su quella poltrona su cui si è accomodato con due schieramenti diversi.
Il numero uno dei 5Stelle non ne fa mistero, anzi lo ha detto apertamente a spoglio ultimato. Se campo largo ci deve essere sia stilato per iscritto un programma su cui tutti debbono convergere. Poi, si parlerà (attenzione) di primarie, cioè di chi il popolo dell’opposizione sceglierà come candidato a succedere alla Meloni. La guerra avrà due protagonisti favoritissimi, Elly e Giuseppe, ma non è detto che fra i due litiganti ce ne possa essere in terzo che godrà con il sostegno di quei riformisti che sono stati messi a tacere dal voto. Si avanza un nome, quello di Ernesto Ruffini, ex direttore dell’agenzia delle entrate che avrebbe dalla sua parte tutti quegli esponenti che lo sosterrebbero pur di fare uno sgarbo alla segretaria di via del Nazareno.
Se nella destra è cominciata l’operazione “piazza pulita”, nella sinistra, superata la festa a base di spumante, fuochi d’artificio e canti di “Bella Ciao”, si guarda ad un futuro che non è affatto semplice perché ad un tratto il campo largo potrebbe stringersi di nuovo per la mania di protagonismo a cui vuole partecipare (non dimentichiamolo) pure Maurizio Landini, il quale è convinto che la batosta del referendum è stata soprattutto opera della sua Cgil. Ora il segretario del sindacato più forte chiede di essere ripagato, ma come se tutti i posti più importanti sono già occupati?
Il cambio di passo della Meloni, la corsa a sinistra della successione: sono questi gli scenari che la politica dovrebbe offrirci in questo ultimo anno di legislatura. La speranza è che il linguaggio del dibattito non sia quello a cui abbiamo assistito durante la recente campagna elettorale. Delle beghe nei Palazzi, l’opinione pubblica non ne può più, vorrebbe assistere ad uno spettacolo diverso privo di sgambetti e alla ricerca solo di un colpo da KO. Lo sappiano i nostri parlamentari a meno che non si voglia tifare per l’assenteismo.
Il Si e il No ci hanno fatto dimenticare la guerra? Niente affatto. Come potremmo fare a meno degli alti e bassi di Trump? Come non sbalordire dinanzi alle sue trovate? Ora, pare, si sia aperto un fronte che porterà alla tregua. Vero o falso? Il tycoon non ha dubbi che siamo alla vigilia di una tregua, ma oggi siamo diventati tutti come San Tommaso.
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