La magia degli erbari conquista l’arte contemporanea. Una mostra al Castello di Miradolo

  • Postato il 2 aprile 2025
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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Natura, erbari d’autore, arte al femminile, sono alcune delle proposte primaverili della Fondazione Cosso al Castello di Miradolo (San Secondo di Pinerolo, in provincia di Torino). Il castello, che risale al XVII secolo, dominato da torri e da rustici agricoli, viene acquisito nel 2008 dalla Fondazione Cosso e sottoposto a importanti restauri. Il bene più prezioso del Castello è il parco paesaggistico, con la sua corona di alberi rari e monumentali. Lungo il percorso vegetale si possono ammirare bossi secolari, gallerie di carpini, querce e sequoie, liriodendri (albero del tulipano), maestosi faggi rossi. Nel mese di marzo il parco offre la splendida fioritura della collezione di camelie antiche. L’originale disegno del giardino, gli assi prospettici, le corti e i rondò, sono rinati grazie agli interventi studiati dal noto paesaggista Paolo Pejrone, che ha completato l’opera dedicata al giardino inserendo vegetazione edibile, con orti e frutteti.

La mostra sugli erbari d’autore al Castello di Miradolo

Le stanze del Castello ospitano mostre internazionali di alto livello. Per la primavera ha da poco inaugurato l’esposizione Di erbe e di fiori. Erbari d’autore da Bessler a Penone, da De Pisis a Cage, a cura della Fondazione, insieme a Roberto Galimberti ed Enrica Melossi. Si tratta di una riflessione sul tempo e sulla conoscenza della natura, nella necessità di immaginare il futuro partendo da nuove visioni sul paesaggio. Il tema degli erbari ha sempre affascinato artisti, poeti e scrittori, da Paul Klee, a Rosa Luxembourg, a Emily Dickinson. Un erbario non è solo una collezione di erbe essiccate, è il racconto di territori familiari e di luoghi, una finestra sul mondo. Un erbario invita a soffermarci sulle infinite forme vegetali, sulle strutture delle foglie, sulle architetture dei fiori.

Arte contemporanea ed erbari in mostra al Castello di Miradolo

La mostra intende raccontare un possibile dialogo tra le pagine di erbari antichi con le opere di artisti contemporanei. Dagli erbari del Quattrocento ad oggi, si crea un ponte narrativo sui concetti di classificazione, studio, memoria, immaginazione e utopia. Dagli studi di Carlo Linneo alle opere di Chiara Camoni; dalle Photo-Graffiedi Vincenzo Agnetti, ai disegni preparatori di Piero Gilardi ei frottage vegetali di Giuseppe Penone; dalle raccolte del naturalista Alfonso Sella, al film in Super 8 di Adelaide Cioni; dalla collezione di oltre mille erbe di Filippo De Pisis, all’album di immagini e foglie di Alessandra Spranzi. Siamo davanti a una selezione di ‘erbari sentimentali’, in cui la natura non è una forma di imitazione, bensì di insegnamento. In cui la vegetazione è riassunta in segni e disegni, come sintesi concettuale di tutte le forme primordiali, nel tentativo di superare gerarchie e specismo. 

Non solo musica: John Cage e la passione per la botanica

Il percorso della mostra si apre con un’installazione sonora dedicata al brano In a Landscape di John Cage, autore appassionato di botanica e di micologia. Pochi sanno che nel 1962 Cage tiene un corso di Mushroom identification alla New School di NYC. E nel 1972 pubblica The Mushroom Book, un libro d’artista in cui rielabora la tecnica del collage distribuendo parole e immagini come la struttura delle spore dei funghi.

Claudia Zanfi

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Autore
Artribune

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